Arturo Pacini, il sindaco che seppe guidare Lucca con misura e concretezza
Lucca ha avuto molti amministratori, ma pochi sono rimasti nella memoria collettiva come Arturo Pacini. Non per gli slogan o per i toni roboanti, che non gli appartenevano, ma per uno stile fatto di ascolto, equilibrio e presenza costante. Pacini era uno di quelli che preferiva il lavoro silenzioso alle dichiarazioni ad effetto, e forse è anche per questo che ancora oggi viene ricordato con rispetto trasversale.
Nato a Lucca nel 1925, cresce in una città che esce ferita dalla guerra e che ha bisogno di ricostruzione non solo materiale ma anche morale. È in questo contesto che matura il suo impegno sindacale, a partire dal secondo dopoguerra, quando entra nella CISL e diventa una delle voci più autorevoli del mondo del lavoro lucchese. Per molti operai e impiegati era semplicemente “Pacini”, quello che ti riceveva, ti ascoltava e cercava soluzioni senza promettere miracoli.
Il passaggio alla politica nazionale avviene negli anni Settanta con l’elezione al Senato della Repubblica. Rimarrà a Palazzo Madama per quindici anni, attraversando stagioni complesse della vita italiana, occupandosi in particolare di lavoro e previdenza sociale. Anche a Roma mantiene lo stesso tratto che lo aveva contraddistinto a Lucca: poche parole, dossier studiati, attenzione concreta ai problemi reali.
Il ritorno in città come sindaco, nel 1990, rappresenta per molti lucchesi una sorta di “chiusura del cerchio”. Pacini diventa il primo cittadino in una fase delicata, a cavallo tra due epoche politiche. Governa fino al 1993, senza scossoni ma con una guida salda, cercando di tenere insieme tradizione e cambiamento, amministrazione e dialogo. Non era il sindaco delle grandi opere simboliche, ma quello che faceva funzionare la macchina comunale, spesso lontano dai riflettori.
Chi lo ha conosciuto ricorda un uomo sobrio, con un forte senso delle istituzioni e una profonda educazione civile. Dopo l’uscita dalla politica attiva, non si defila: continua a partecipare alla vita culturale e sociale della città, con un’attenzione particolare al volontariato e ai luoghi di aggregazione.
Quando si è spento nel 2011, Lucca non ha salutato solo un ex sindaco o un ex senatore, ma una figura che aveva incarnato un modo di fare politica oggi raro: concreto, misurato, profondamente umano. E in tempi di amministratori urlati, il ricordo di Arturo Pacini suona quasi come una lezione di stile.
Personaggi e Storia Lucchese
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