Nel mese di gennaio la Fondazione
Mario Tobino vuole ricordare lo scrittore e psichiatra viareggino Mario Tobino
in occasione del 116° anniversario della nascita con lo spettacolo
“Le libere
donne di Magliano”, tratto dal libro scritto nel 1953, in scena venerdì
16 gennaio alle 21 al Teatro Jenco di Viareggio e domenica 18 gennaio
alle 17 all’Auditorium
della Fondazione Banca del Monte di Lucca.
Un omaggio che la
Fondazione dedica ai cittadini delle due città care allo psichiatra scrittore
ed entrambe protagoniste di alcuni suoi romanzi: Viareggio la terra natale e
Lucca, precisamente l’Ospedale Psichiatrico di Maggiano, dove dal 1942 ha
iniziato ad abitare esercitando la professione di psichiatra.
Lo spettacolo,
realizzato in collaborazione col Comune di Viareggio e la Fondazione BML, è
portato in scena con la regia di Andrea Buscemi, l’interpretazione di Livia
Castellana e le musiche di Niccolò Buscemi.
Le storie e
gli intrecci di vita delle figure femminili narrate in uno dei romanzi
più noti di Tobino “Le libere donne di Magliano” – riconosciuto come uno dei
maggiori capolavori della letteratura italiana del Novecento - rivivono
raccontando le vicissitudini della loro vita, nel periodo trascorso all’Ospedale
Psichiatrico di Maggiano dove Tobino le ha potute incontrare, osservare e curare
come medico della sezione femminile.
L’opera, esprime
il punto di vista di Tobino sui malati di mente: creature degne
d’amore. E’ un testo che ha aperto la strada ad una nuova considerazione del
disagio mentale e di chi ne porta i segni. Un omaggio non convenzionale
a M.T e all’universo femminile, tra forza e fragilità, determinazione e follia.
Accompagnato dalle musiche
originali di Niccolò Buscemi, lo spettatore inizia un viaggio che parte
dalle comode poltrone e si addentra sempre di più nei meandri delle paure e
delle sofferenze che le donne, interpretate da Livia Castellana esprimono. A volte con la voce, a
volte con i gesti, ma sempre con una grandissima spinta emotiva, un tumulto
soffocato di lacrime, sogni, desideri d’amore per far rivivere le tante piccole
storie di queste donne, fragili e forti ma allo stesso tempo dimenticate,
perché chiuse nella prigione delle loro nevrosi, talvolta “colpevoli” quasi
sempre innocenti. Dimenticate, perché è più facile girare lo sguardo e
soffocare il lamento dietro all’intonaco screpolato di un solido muro.
In controtendenza
rispetto ai coevi luminari di psichiatria, Mario Tobino sosteneva che la follia
fosse solo un modo di esprimersi non equilibrato, che “i normali” non erano in
grado di capire “i matti” perché troppo estranei e disinteressati alle loro
“regole”.
Lo spettacolo “Le
libere donne di Magliano” è stato portato in scena per la prima volta al Teatro
del Giglio di Lucca nel gennaio 2011 a cui sono seguite numerose repliche tra
cui quella al teatro Jenco di Viareggio nel marzo 2022, al teatro Le Laudi di
Firenze nel marzo 2023 e nell’ex Ospedale Psichiatrico di Maggiano (Lu) nel luglio
2024.
“L’urgenza di
riproporre a teatro le pagine di Mario Tobino ci pare assai significativa, in
un periodo storico dove la Parola poetica è così quotidianamente mortificata
dal linguaggio televisivo.
L’imbarbarimento
dei comportamenti e la volgarizzazione degli intenti di questa nostra ambigua e
miseranda epoca da basso impero fa a pugni con gli alti ideali che mossero
dapprima il suo approccio scientifico (intriso di così grande spessore umano),
poi l’intero suo percorso letterario: dove la Poesia permea direi interamente
ogni sua pagina.
Ne Le libere
Donne di Magliano Tobino è maestro nel tradurre i fremiti della sofferenza
fisica e psicologica, e il suo messaggio si imprime nel ricordo, turbando il
sonno a distanza di anni. Forse l’arte è simpliciter questo: sapienza nella
descrizione del dolore.
Tobino si spinge
in avanguardia ancora più in là, quasi scommettendo nientemeno che sulla
cognizione del medesimo. Non è semplice, il tema è anzi il più
arduo. E drammatico, perché in Tobino l’arte non imita la vita, ma è la vita
stessa: per dirla con Artaud, guarda caso qui un emblema perfetto, esatta
quintessenza di Teatro e Follia.
Le sue pagine
sono di una bellezza pittorica, e accumulano al contempo una massa enorme di
materiale formale, atmosferico, umorale. Gioco di contrasto e contrappunto, per
dare voce ai più umili. Già di per sé una drammaturgia perfetta: non restava
che prenderci il lusso di dargli pienamente voce su un palcoscenico.” (Andrea Buscemi)