Ricordare senza dividere: il no di Capannori spiegato con calma
Da capannorese o "capannorotto" come mi chiamano , la scelta di Capannori di non intitolare una strada a Norma Cossetto mi sembra meno scandalosa di come è stata raccontata e, soprattutto, più ragionata di quanto qualcuno voglia far credere. Qui non si è negata una tragedia, né si è offesa la memoria di una giovane donna uccisa in un contesto storico drammatico. Si è fatta, nel bene o nel male, una scelta amministrativa e politica che riguarda il modo in cui una comunità decide di ricordare.
La memoria storica non è una clava da usare contro l’avversario politico né un automatismo da applicare ogni volta che qualcuno alza la voce. Intitolare una strada non è un atto simbolico neutro: è un gesto che resta nel tempo, che entra nella quotidianità dei cittadini e che dovrebbe nascere da un percorso condiviso, non da una spinta emotiva o da una pressione esterna. Quando una proposta rischia di dividere profondamente una comunità, fermarsi non è vigliaccheria, ma prudenza.
Capannori ha una storia amministrativa fatta di scelte spesso discusse, ma anche di una certa attenzione a non trasformare la toponomastica in un campo di battaglia ideologico. Ricordare le vittime delle foibe è doveroso, come è doveroso ricordare tutte le ferite del Novecento, ma farlo non significa necessariamente mettere una targa su un palo stradale. La memoria può essere coltivata in molti modi: nelle scuole, nei momenti pubblici di riflessione, nel lavoro culturale serio e continuativo.
Le reazioni scomposte di Fratelli d'Italia sembrano più interessate allo scontro che al ricordo. Quando la memoria diventa bandiera, perde forza e diventa strumento. E a quel punto non unisce più, ma divide, irrigidisce, semplifica una storia complessa che meriterebbe rispetto e silenzio, non slogan.
Capannori non ha detto “non ricordiamo”, ha detto “non così”. Può piacere o no, ma è una posizione legittima. In tempi in cui tutto viene urlato, forse spiegare con calma che non ogni commemorazione deve passare da una strada o da una piazza è già, di per sé, un atto di maturità civile.
B.G. 44
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