Lucca ed Il mistero di Farneta
C’è qualcosa che inquieta profondamente nelle immagini arrivate in questi giorni da Farneta, sulle colline lucchesi. Escavatori che scavano vicino a case coloniche, cani molecolari, uomini del nucleo Saf dei vigili del fuoco che perlustrano cavità sotterranee e grotte naturali. E soprattutto il silenzio. Quello degli investigatori, che parlano pochissimo, e quello di una vicenda rimasta sepolta per oltre quattordici anni.
La Procura di Lucca sta cercando il corpo di una donna scomparsa nel nulla nel 2012. Alcune testimonianze recenti avrebbero riacceso una pista rimasta ferma per anni, spingendo la Squadra Mobile a tornare in una zona già scandagliata in passato. Stavolta però il dispiegamento di mezzi è diverso, più pesante, quasi urgente. Si scava nella terra, ma si cercano anche possibili anfratti sotterranei, cunicoli e cavità naturali nelle campagne attorno alla Certosa di Farneta.
Ed è qui che il caso ha iniziato a trasformarsi in qualcosa di più di una semplice riapertura investigativa. Perché appena le immagini degli scavi hanno iniziato a circolare, molti hanno pensato subito a uno dei grandi fantasmi della cronaca italiana: Roberta Ragusa. Il suo corpo non è mai stato trovato e il mistero attorno alla sua sparizione continua ancora oggi a colpire l’immaginario collettivo. Gli investigatori, almeno ufficialmente, smentiscono collegamenti diretti. Ma il fatto stesso che quel nome sia tornato immediatamente sulle bocche di tutti dice molto del clima che si respira attorno a Farneta.
Secondo le indiscrezioni più insistenti, la donna cercata sarebbe una cittadina sudamericana sparita proprio nel 2012. Una scomparsa quasi evaporata nel tempo, senza clamore nazionale, senza trasmissioni televisive, senza grandi dibattiti pubblici. Una di quelle storie che lentamente scivolano fuori dalle cronache fino a quando qualcuno, anni dopo, rompe il silenzio.
E qui nasce la parte più oscura della vicenda. Perché quando una Procura torna a scavare dopo quattordici anni significa che qualcuno ha parlato. Oppure che un dettaglio dimenticato è riemerso. In casi simili la storia italiana insegna che spesso la verità resta nascosta per anni sotto strati di paura, omertà o semplicemente indifferenza.
Per ora non ci sono resti trovati, né conferme ufficiali definitive. Ma le ricerche non si fermano. Gli investigatori stanno estendendo i controlli anche ad altre aree della provincia lucchese e il coinvolgimento del nucleo speleo-alpino-fluviale lascia intuire che si stiano battendo piste molto precise.
Nel frattempo, attorno a Farneta cresce quella sensazione tipica dei grandi casi irrisolti italiani: il sospetto che sotto quella terra non ci sia soltanto un corpo, ma una verità rimasta nascosta troppo a lungo.
D. S.
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