Lucca, la moda conquista il centro storico

Lucca si è rimessa addosso il vestito delle occasioni speciali e, per tre giorni, ha trasformato le sue piazze, i cortili nascosti e i palazzi storici in qualcosa di più di una semplice vetrina della moda. Il Lucca Fashion Weekend 2026 si è chiuso con numeri e partecipazione che confermano una crescita ormai evidente: non più soltanto una manifestazione dedicata agli addetti ai lavori, ma un evento capace di coinvolgere residenti, turisti, artigiani, commercianti e curiosi arrivati in città per respirare un’atmosfera diversa dal solito. Dal 29 al 31 maggio il centro storico ha cambiato ritmo. Passeggiando tra le mura e le vie del cuore cittadino si passava da un’esposizione a un laboratorio, da una conversazione sulla sostenibilità a una performance artistica, con la sensazione costante che la moda fosse soltanto il punto di partenza di un racconto molto più ampio. Un racconto che parla di manifattura, creatività, identità territoriale e capacità di innovarsi senza cancellare ciò che si è stati. Tra gli appuntamenti che hanno attirato maggiore attenzione c’è stata l’esposizione dei bozzetti provenienti dall’Archivio Fondazione Armani al Teatro del Giglio, uno dei luoghi simbolo della città. Molto visitata anche la mostra “La Tavola Imperiale” di Renata Frediani a Palazzo Bernardini, dove l’eleganza degli allestimenti e il gusto per il dettaglio hanno costruito un percorso capace di unire design, memoria e collezionismo. Uno dei temi più presenti in questa edizione è stato quello della sostenibilità. A Villa Bottini si è concentrata gran parte della riflessione sulla moda circolare grazie al progetto Qhlype, promosso da Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser, che ha portato al centro del dibattito una domanda ormai inevitabile: come può il lusso convivere con un modello produttivo più responsabile? Non una risposta definitiva, ma un confronto aperto tra professionisti, aziende e pubblico. Nel frattempo il resto della città si muoveva come un organismo unico. Palazzo Tucci è diventato un salotto dedicato alle eccellenze commerciali del territorio. In Piazzetta dell’Arancio si sono alternati workshop e dimostrazioni artigianali, mentre il Loggiato Pretorio ha ospitato incontri, talk e iniziative dedicate al mondo beauty. Qui la moda ha smesso di essere soltanto passerella ed è tornata a mostrare le mani che la costruiscono: quelle di chi ricama, cuce, progetta, disegna e lavora dietro le quinte. Non sono mancati gli ospiti conosciuti dal grande pubblico. Da Tommaso Zorzi, che ha presentato la sua linea di porcellane Pina 1930, fino a Jo Squillo, protagonista del dj set che ha animato il main event alla Casa del Boia. Presenze che hanno acceso i riflettori senza però oscurare il vero protagonista della manifestazione: il territorio. Ed è probabilmente questo il punto che distingue Lucca Fashion Weekend da tanti altri eventi simili. Qui la moda non arriva dall’alto come uno spettacolo confezionato e calato sulla città. Nasce piuttosto da un dialogo continuo tra brand, botteghe, istituzioni e attività locali. Le grandi firme convivono con le realtà artigiane, i progetti internazionali trovano spazio accanto alle tradizioni cittadine e il risultato è un equilibrio che appare sempre più riconoscibile. L’assessore al commercio e alle attività produttive Paola Granucci ha parlato di un’edizione particolarmente riuscita, sottolineando il lavoro condiviso tra enti pubblici, associazioni di categoria, imprese e professionisti. Un aspetto che emerge chiaramente anche osservando la varietà del programma, costruito per valorizzare sia i nomi più noti sia il tessuto produttivo locale. Alla fine resta l’immagine di una città che per un weekend ha scelto di raccontarsi attraverso il linguaggio dello stile. Non soltanto abiti, sfilate o glamour. Piuttosto un modo per mostrare ciò che Lucca sa fare meglio: mescolare storia e contemporaneità senza forzature. E mentre si smontano gli allestimenti e si spengono le luci degli eventi, rimane la sensazione che questa manifestazione abbia ormai trovato una sua identità precisa. Una formula che funziona perché non prova a imitare nessuno e che, anno dopo anno, sembra diventare sempre più parte del volto della città.
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