Marco Travaglio ha passato il Rubicone. Ora difende Putin come un Vannacci qualunque. Scrive che il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina solo per ottenere “l’autonomia speciale per il Donbas, prevista dagli accordi di Minsk, la rinuncia di Kiev alla NATO e la neutralità prevista dalla Costituzione del 1996”. Ma io ricordo di aver sentito Putin il 21 febbraio 2022 dire che l’Ucraina non sarebbe mai stata Nazione né Stato, essendo in realtà una invenzione “bolscevica”, di Lenin, Kruscev e Gorbaciov. E mi era apparsa evidente l’intenzione di annichilire quel paese. Ricordo poi il Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994, cofirmatari Stati Uniti e Regno Unito, con cui l’Ucraina cedette alla Russia 1900 testate nucleari in cambio dell’impegno a rispettarne autonomia e i confini fissati nel 1991. La Russia ha violato quell’intesa annettendo la Crimea nel 2014 e poi invadendola.
Scrive Travaglio che quella di Putin non fu nemmeno “guerra”. La chiamò “operazione speciale” perché “non preceduta da bombardamenti”, e con l’impiego di appena (!) “175mila uomini per denazificare e smilitarizzare l’Ucraina”. Prosegue scrivendo che “la colonna di 60 km dei carri armati alle porte di Kiev pare una follia, perché li espone al tiro al bersaglio”. E ciò si spiega perché Mosca voleva trattare; e forse anche Kiev. Per questo la Russia si sarebbe ritirata, volontariamente, dai dintorni della capitale. Purtroppo, insufflata da qualcuno, l’Ucraina lasciò il tavolo della trattativa di Istanbul. “Lancia la controffensiva, recupera territori, fa saltare il Nord Stream”. I miei ricordi sono diversi. E testimoniano non di una ritirata volontaria ma del disastro della logistica russa, con il fallimento del tentativo di prendere Kiev per piazzare al potere un collaborazionista alla Lukashenko, poi la fuga disordinata del grande esercito che si lasciò dietro, a Bucha, una scia di civili torturati e uccisi”. Circostanza asseverata da ONU e Corte Penale Internazionale. A quel punto -incalza Travaglio- Putin “vede che non c’è più margine per trattare, annette 4 regioni ucraine e triplica le truppe”. La controffensiva di Zelensky “si schianta sulla linea di Survikin, perdendo più territori di quanti ne recupera”. Poi lancia l’offensiva su Kursk, respinta dai russi. Anche se “gli ucraini colpiscono in profondità (in Russia) con i missili NATO.”
Devo ancora obiettare. Ho visto l’esercito di Putin impantanarsi in Donbas, la milizia privata Wagner, cane da guardia del Cremlino in Africa, ribellarsi e marciare per un monento su Mosca, grandi navi russe , ponti in Crimea, impianti petroliferi e basi militari non lontane da Mosca e Pietroburgo, colpiti da droni che chissà come quel paese senza Nazione né Stato era riuscito a costruire. Ma Travaglio prosegue e registra la mediazione di Trump. Certo ve ne ricorderete. Tappeto rosso per Putin, trappola nello Studio Ovale per Zelensky. Putin -spiega il direttore del Fatto- voleva solo “il 15% del Donetsk in cambio di altri territori occupati. Ma i guerrafondai, Kiev ed Unione Europea, respingono l’accordo”. Così alla Russia non resta che conquistare “le ultime roccaforti ucraine -per Travaglio è cosa fatta- e puntare su “Odessa (Putin parla di Novorussia)”. Ma non temete. È “un bluff” per accorciare la guerra. Questo scrive il giornalista “a schiena dritta”. Se non vi fidate della mia ricostruzione, leggete -ve ne prego- il fondo a sua firma dalla prima pagina dal Fatto Quotidiano del 7 agosto.
A me pare che Putin, come gli Zar e Stalin ma non i bolscevichi, consideri ucraini e bielorussi, e temo anche georgiani, armeni, moldavi, tutta gente destinata a servire il grande popolo russo. Ma soprattutto a me pare che Trump e Putin vogliano entrambi dividere l’Europa in aree di influenza. Come fecero Roosevelt e Stalin alla fine della seconda guerra mondiale. Ma allora l’Europa nazi fascista o collaborazionista era stata sconfitta. E Russia e Stati Uniti promettevano di esportare le loro diverse forme di democrazia. Oggi, democrazia e libertà mi paiono in grave pericolo negli Stati Uniti e asserviti in Russia da quella che chiamerei una “autocrazia mafiosa”. Di conseguenza ritengo utile dialogare con governi di centro destra come il francese e il polacco, di sinistra (qualunque cosa significhi) in Spagna e nel Regno Unito, e persino col governo federale tedesco di cui, per primo, temo il riarmo. Perché solo una rifondazione dell’Europa, partendo dai grandi Stati, potrebbe opporsi al disegno egemonico russo e americano. E, definendo una politica estera, sociale e di difesa europee, dialogare da pari con i paesi nel mondo che combattono “l’egemonismo”. Cina, Brasile, Sud Africa, Canada. Travaglio la pensa all’opposto ed è dunque un mio avversario. Né credo che potrò sostenere il ritorno di Conte a Palazzo Chigi se egli non prenderà prima, in modo aperto e chiaro, le distanze dal quel giornalista che coltiva il mito di Montanelli e indirizza i 5Stelle contro la sinistra “corrotta”.
Voglio notare, infine, come ogni indignazione (simile alla mia) per il genocidio israeliano dei palestinesi non sia credibile se sostiene l’intesa Trump - Putin. Il primo si è spinto nel sostegno al criminale Netanyahu ben oltre fatti e intenzioni dei Presidenti che l’hanno preceduto. Il secondo è pronto a barattare l’agibilità delle basi in Siria e nel Mediterraneo e l’influenza di Wagner in Africa, con il silenzio complice sul genocidio a Gaza e in Cisgiordania
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