Serchio delle Muse”, il pianoforte suona ad oltre 1.600 metri

Serchio delle Muse”, impresa da record: il pianoforte suona ad oltre 1.600 metri di quota
Il festival lirico ha scritto ieri pomeriggio un’altra pagina di storia raggiungendo la Pania della Croce per il tradizionale concerto e portando un pianoforte a coda in elicottero


13 agosto 2026

MOLAZZANA – Un pianoforte a coda trasportato in elicottero fino al Rifugio Rossi, nel cuore delle Alpi Apuane, per trasformare la montagna in un palcoscenico naturale.

È stata un’impresa da record quella realizzata ieri (mercoledì 12 agosto), sulla Pania della Croce, in occasione del nuovo appuntamento del festival lirico “Serchio delle Muse” che ha portato musica, cultura e letteratura ad oltre 1.600 metri di quota.

Una giornata suggestiva, vissuta davanti allo spettacolo delle montagne e capace di resistere perfino a un improvviso temporale con grandine e pioggia battente. Una ventina di minuti difficili, affrontati da tanti spettatori che hanno scelto di rimanere sul posto e attendere che il cielo si riaprisse. E così è stato: il concerto è potuto iniziare regalando uno degli appuntamenti più particolari dell’edizione 2026.

Ad aprire il singolare concerto sono stati i saluti istituzionali. Il Sindaco del Comune di Molazzana Andrea Talani ha ricordato il valore ambientale di queste alture, sottolineando come il territorio comunale permetta di godere pienamente del paesaggio. “Questo per me è il concerto più bello - ha affermato - e non solo perché sono il primo cittadino del Comune che lo ospita. La cultura e la storia che abbiamo lungo questi sentieri possono aiutarci anche a contrastare lo spopolamento”. Poi ha aggiunto: “Portare quassù un pianoforte è stato un record e siamo riusciti a compiere questa impresa”.

Un tema, quello della montagna, affrontato anche dal Presidente del C.A.I. provinciale di Lucca Bruno Barsuglia, che ha rivolto un appello alla prudenza: “Bisogna andare su queste vette con i mezzi e l’attrezzatura idonei. Anche quest’anno ci sono stati numerosi incidenti. Come C.A.I. promuoviamo una vera cultura della sicurezza e della consapevolezza”. Sulla stessa linea Gabriele Turri, Presidente del C.A.I. di Castelnuovo di Garfagnana: “Il nostro compito è anche promuovere il rispetto dell’ambiente e iniziative come questa ci permettono di portare questo messaggio fuori dalle nostre sedi, raggiungendo un pubblico più ampio”.

Particolarmente emozionato Fosco Bertoli, Presidente dell’Associazione Musicale “Il Serchio delle Muse”, che ha ricordato come il desiderio di portare un pianoforte fino al Rifugio Rossi appartenesse già al Maestro Luigi Roni: “È una cosa che Luigi avrebbe voluto fare e che non riuscì mai a realizzare. Oggi siamo fieri di esserci riusciti e lo ricordiamo con grande affetto”.

Il concerto lirico-strumentale ha visto protagonisti Valeria Barsanti al violino, Roberto Presepi al violoncello, Noemi Umani soprano e il M° Massimo Salotti, Direttore Artistico del festival “Serchio delle Muse”, al pianoforte, accompagnati dalla voce narrante di Feliciano Ravera.

Il programma musicale ha costruito un ponte tra Italia e Argentina. Dopo “Sole e amore” di Giacomo Puccini e “La Vergine degli Angeli” da “La Forza del Destino” di Giuseppe Verdi, il cuore del pomeriggio è stato dedicato ad Astor Piazzolla, con l’esecuzione de “Le Quattro Stagioni Porteñe” – Primavera, Verano, Otoño e Invierno Porteño – capaci di fondere la forza ritmica del tango con suggestioni classiche e jazzistiche. A completare il percorso, “Yo soy María” di Piazzolla e due pagine di Carlos Guastavino, El Sampedrino e Hermano.

Proprio Piazzolla è stato uno dei protagonisti del racconto di Feliciano Ravera, che ne ha ripercorso la vita e le origini garfagnine. Figlio di emigrati, con la madre Assunta Manetti legata alla Toscana e alla zona di Massa Sassorosso, Astor Piazzolla nacque a Mar del Plata nel 1921. La sua musica, inizialmente contestata dai tradizionalisti che lo definirono perfino “assassino del tango”, avrebbe rivoluzionato il genere attraverso una straordinaria commistione con jazz e musica colta.

Ravera ha ricordato anche il rapporto con Carlos Gardel, che lo incoraggiò a studiare musica e tango, e soprattutto l’incontro decisivo a Parigi con la compositrice e didatta Nadia Boulanger, la quale lo spinse a non rinnegare le proprie radici popolari. Da lì sarebbe nato quel “tango nuevo” capace di rompere gli schemi tradizionali e conquistare il mondo.

La seconda parte del racconto ha, invece, portato il pubblico dentro la figura di Fosco Maraini, particolarmente legato proprio a questi luoghi. Il Rifugio Rossi si trova, infatti, nel cuore del Parco Culturale “La Apuane di Fosco Maraini” che vede una serie di sentieri didattico-emozionali a lui dedicati e al centro la sua casa alla Pasquigliora, acquisita dal Comune di Molazzana, e divenuta un museo.

Ravera ha ricordato come l’amore di Maraini per queste montagne fosse nato quasi per folgorazione. Da ragazzo, al “Paradisino” di Vallombrosa, dopo un violento temporale, vide apparire all’orizzonte montagne aguzze illuminate da un sole rosso: erano le Alpi Apuane. Nel 1928, appena sedicenne, partì insieme all’amico Bernardo per esplorarle. Da Seravezza raggiunsero Campanice e Fociomboli, dormirono in un mucchio di fieno nei pressi della “Maestà Mattaina”, proseguirono verso Col di Favilla e affrontarono Corchia, Freddone e Pizzo delle Saette con un equipaggiamento che oggi appare quasi impensabile: due chiodi, un martello e trenta metri di corda di canapa. Da queste esperienze nacque anche il racconto “Incontrammo il Linchetto?”, scritto nel 1988 e poi raccolto nel volume “Farfalle e ghiacciai”, nel quale Maraini unisce il ricordo delle sue prime escursioni giovanili al folclore apuano. Durante lo spettacolo ne sono stati letti alcuni passaggi, insieme a uno scritto dedicato proprio alle Apuane.

Non poteva mancare, infine, un riferimento alla produzione metasemantica di Maraini, raccolta ne “La gnosi delle fanfole” del 1966: il pubblico ha potuto ascoltare anche il celebre “Il Lonfo”, uno dei testi più conosciuti e curiosi dello scrittore.

A chiudere il concerto, tra gli applausi, è arrivato anche un bis con “Yo soy María”, suggellando una giornata nella quale la musica ha dialogato con la montagna, la letteratura e la memoria. E forse proprio questa è stata la forza dell’appuntamento: dimostrare che la cultura può arrivare ovunque, anche in cima a un sentiero. Un pianoforte a coda sollevato da un elicottero, un rifugio trasformato in teatro e decine di persone disposte a sfidare perfino grandine e pioggia pur di andare ad ascoltare. In un luogo dove il paesaggio sembra già musica, il “Serchio delle Muse” ha aggiunto delle splendide note.

Il festival “Il Serchio delle Muse” è sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e dalla Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana, dalle aziende e dai media partner e dalle Istituzioni: i 14 Comuni della Valle coinvolti, l’Unione dei Comuni della Garfagnana, l’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio, l’Unione dei Comuni del Frignano, il Comune di Pievepelago, il Comune di Glasgow, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Modena, e la Regione Toscana e la Provincia di Lucca.

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