Il GIFF porta l’“inquietudine” del cinema indipendente in Alta Garfagnana: grande successo per la rassegna nel bosco

Il GIFF porta l’“inquietudine” del cinema indipendente in Alta Garfagnana: grande successo per la rassegna nel bosco
Dall’8 al 13 agosto, il Parco Graal dei Carpinelli è diventato un luogo insolito e suggestivo per vivere il cinema: proiezioni, incontri, masterclass e un pubblico arrivato da diverse parti d’Italia



MINUCCIANO –
Sei giorni di cinema, incontri, registi, attori, critici e giovani autori. Ma soprattutto persone arrivate da luoghi diversi per incontrarsi in una terra che ha fatto del paesaggio, della memoria e dell’identità il proprio grande palcoscenico.

È questo il primo, importante risultato del
GIFF – Garfagnana Indie Film Festival “Il Gergo Inquieto”, nato dall’idea di portare il cinema indipendente nel cuore dell’Alta Garfagnana. Dall’8 al 13 agosto, il Parco Graal dei Carpinelli è diventato un luogo insolito e suggestivo per vivere il cinema: non una sala cinematografica tradizionale, ma il bosco, le montagne, le stelle e un pubblico arrivato da diverse parti d’Italia per assistere a proiezioni, incontri e masterclass.

Un festival alla sua prima edizione, ma già capace di costruire una propria identità. Il GIFF è inserito nel più ampio Graal Cult Fest, manifestazione giunta quest’anno alla sesta edizione, ideata e diretta da Consuelo Barilari - attrice, regista, produttrice e instancabile organizzatrice culturale, fondatrice e direttrice artistica del Festival dell’Eccellenza al Femminile di Genova; una figura che, da anni, attraversa teatro, cinema, letteratura e arti performative costruendo eventi capaci di mettere in relazione persone, linguaggi e territori. E proprio questa capacità di creare relazioni sembra essere uno degli elementi più interessanti del progetto.


Un festival nato per il territorio


L'idea alla base del GIFF è semplice, ma tutt'altro che scontata: portare il cinema dove quest’ultimo, normalmente, non arriva, e, contemporaneamente, portare persone in un territorio che merita di essere scoperto.


La
Garfagnana diventa così non soltanto lo scenario della manifestazione, ma una vera protagonista. Il cinema indipendente, con la sua libertà, la sua curiosità e spesso anche la sua capacità di raccontare ciò che rimane ai margini dei grandi circuiti, sembra trovare nel paesaggio dell'Alta Garfagnana una collocazione naturale.


La direzione artistica ha, infatti, costruito un
programma nel quale convivono giovani autori, professionisti affermati, documentari, cortometraggi, cinema di genere, memoria storica, letteratura e racconto del territorio. Un'operazione che la consulente artistica Paola Settimini ha legato esplicitamente al tema del cine-turismo: il cinema può diventare uno strumento concreto per far conoscere i luoghi e generare nuove occasioni di incontro e sviluppo. E il pubblico che, in questi giorni, ha raggiunto il Parco Graal da tutta Italia, sembra essere la prima conferma di questa intuizione.

Sul
Red Carpet nel bosco sono arrivati, tra gli altri, Fabrizio Lopresti, attore e regista legato a importanti produzioni televisive, che ha lavorato a programmi come Melaverde, Bella Italia e Annozero, e Paola Settimini. Con loro, e con Consuelo Barilari, si è parlato di cinema e turismo, affrontando il rapporto sempre più stretto tra immagini, territori e capacità di attrarre visitatori. A seguire è stato proiettato Per Horror Intendo…, documentario di Paola Settimini con Pupi Avati, Dario Argento e Lamberto Bava: un viaggio nella memoria dell'horror italiano. Una scelta significativa: il GIFF non ha voluto presentarsi come una rassegna rigidamente codificata, ma come uno spazio nel quale generi, generazioni e linguaggi differenti potessero incontrarsi.


Francesco Tassara e il cinema del mistero


Una delle presenze più interessanti è stata quella del regista spezzino Francesco Tassara, autore di un cinema indipendente fortemente personale. Il festival gli ha dedicato una serata nella quale sono stati presentati "0187 UFO" e "Cose nere", due opere che attraversano il mistero e il cinema di genere. Tassara è stato, inoltre, protagonista di un incontro dedicato al cinema giallo insieme a Paolo Fizzarotti, critico, scrittore e direttore artistico del festival Santa in Giallo.


Ma il rapporto di Tassara con il GIFF è ancora più profondo: è, infatti, il regista che ha collaborato con Paola Settimini alla realizzazione di "
Qui Dimitris Makris", documentario dedicato al regista greco Dimitris Makris, presentato nella serata dedicata ai luoghi del cinema. Un'opera che ha già ottenuto importanti riconoscimenti internazionali e che racconta una figura affascinante del cinema greco, amico di Theo Angelopoulos e autore di un cinema fortemente legato all'impegno civile e politico.


Paola Settimini e il cinema come viaggio


La presenza di Paola Settimini al GIFF ha rappresentato uno dei fili conduttori della manifestazione. Regista, produttrice e autrice, Settimini è stata coinvolta nella costruzione artistica della rassegna e ha portato in Garfagnana anche la propria esperienza di documentarista. Oltre a Per Horror Intendo…, il pubblico ha potuto incontrarla in occasione della proiezione di Qui Dimitris Makris, realizzato insieme a Francesco Tassara. Il documentario è stato così inserito all'interno di una serata dedicata ai luoghi del cinema, tema particolarmente coerente con la filosofia del festival e con i suoi libri dedicati alla Spagna e alla Grecia cinematografica. Il cinema, dunque, non soltanto come opera da guardare, ma come possibile punto di partenza per mettersi in viaggio.


Le storie del territorio


Uno degli aspetti più riusciti del GIFF è stato proprio quello di non limitarsi a portare in Garfagnana nomi e opere provenienti dall'esterno. Il festival ha scelto di dare spazio anche alle eccellenze artistiche del territorio. È il caso di Ines Cattabriga ed Elisabetta Dini, che hanno presentato "Domani è un altro giorno" e "Ci salvarono gli alberi", produzione Officine Tok. Sono opere nelle quali il cinema diventa anche strumento per parlare di ambiente, memoria e comunità. Una scelta che conferma la volontà di mettere in relazione il cinema indipendente con le questioni concrete dei territori.


Maria Dolores Pesce e la memoria di Fosco Maraini

Un altro momento particolarmente significativo è stato quello dedicato a Fosco Maraini, figura profondamente legata alla Garfagnana. A introdurre l'incontro è stata Maria Dolores Pesce, critica teatrale e cinematografica, studiosa del teatro e vicedirettrice della rivista Dramma.it, autrice di Fosco Maraini.

La presenza di Maraini nella manifestazione ha assunto un valore particolare perché non si è trattato semplicemente di ricordare un grande intellettuale italiano. Maraini è parte della storia stessa di questi luoghi. E la Garfagnana che emerge dal festival è proprio quella terra nella quale il paesaggio non è un semplice sfondo, ma conserva storie, persone, memorie e stratificazioni culturali. Apprezzato dal pubblico il documentario "Dacia, vita mia - dialoghi giapponesi" della regista italo-giapponese Izumi Chiaraluce.


I giovani autori e una montagna che guarda avanti


Forse è proprio questo uno degli elementi più interessanti del GIFF: non è un festival nostalgico ma un format che, pur guardando alla memoria, alla storia e ai grandi protagonisti della cultura italiana, sceglie di dare spazio soprattutto a chi sta cercando nuovi linguaggi.

Tra questi, il giovane regista
Diego Bonuccelli, autore di "XII844", pluripremiato documentario dedicato alla strage di Sant'Anna di Stazzema, e di Liguri Apuani. Anche in questo caso il cinema diventa uno strumento per interrogare la memoria e il territorio. Ed è significativo che a raccontare la Garfagnana e le Apuane siano anche autori appartenenti a una generazione giovane. È forse questo il senso più profondo di un festival indipendente: non soltanto conservare la memoria, ma permettere alle nuove generazioni di reinterpretarla.


Consuelo Barilari, una direttrice vulcanica


Al centro di tutto c'è lei: Consuelo Barilari. Vulcanica è probabilmente l'aggettivo che meglio descrive il suo modo di lavorare. Attrice, regista, produttrice, organizzatrice e direttrice artistica, Barilari, da anni, costruisce manifestazioni nelle quali teatro, cinema, letteratura e arti si incontrano. È la fondatrice del Festival dell'Eccellenza al Femminile, una manifestazione arrivata nel 2025 alla sua XXI edizione, e ha sviluppato nel tempo numerosi progetti culturali di respiro nazionale e internazionale.


In Garfagnana ha portato la sua
particolare idea di festival: non un evento chiuso in una sala, ma una comunità temporanea, fatta di artisti, spettatori, studiosi, abitanti, curiosi e persone arrivate da lontano. Il suo merito è anche quello di avere intuito una cosa fondamentale: un territorio come questo non ha bisogno soltanto di essere raccontato, ma ha bisogno di essere vissuto. E allora il cinema può diventare una porta attraverso la quale entrare nella Garfagnana, conoscerne le storie, assaggiarne i prodotti, incontrare i suoi abitanti, camminare nei suoi boschi e magari tornare.


Un primo passo destinato a lasciare il segno


La prima edizione del Garfagnana Indie Film Festival si conclude così con un risultato che va oltre il numero delle proiezioni o degli ospiti. Ha dimostrato che è possibile costruire un appuntamento cinematografico significativo anche lontano dai grandi centri urbani. Anzi, forse proprio qui il cinema acquista una forza diversa, perché quando scende la sera, lo schermo si accende nel bosco e sopra le montagne cominciano a comparire le stelle, la distanza tra il film e la realtà si fa più sottile. Gli spettatori non sono più semplicemente seduti davanti a uno schermo, sono dentro un paesaggio.


Il GIFF nasce dunque con un'ambizione precisa: fare della Garfagnana non soltanto il luogo che ospita un festival, ma uno dei protagonisti del
racconto cinematografico contemporaneo. La prima edizione ha dimostrato che la scommessa è possibile. E, soprattutto, che c'era un numeroso pubblico pronto a raccoglierla.

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