La cosiddetta "moderazione" politica, umana e sociale
ed il cosiddetto "garbo", troppe volte rappresentano il frutto
dell'ipocrisia farisaica di "chi vuol andare d'accordo con tutti".
Come?
Rifiutando la discussione ed aderendo a forme d'opportunismo e di trasformismo etico, politico e social culturale.
Accade
spesso così che quella, che viene descritta come un' intelligente e
positiva virtù caratteriale, appaia in realtà solo un servile ed
"antieroico" gesto. Un
modo di vivere la vita con "malcelata compostezza" e con quella
"cosiddetta diplomazia" che invero celebra forme d'interessata e furba
neutralità.
Mai esporsi, viene detto, in una specie di rassicurante mantra catto-seriale.
La
moderazione a tutti i costi rischia così di diventare il rifiuto di un
conflitto sano e, quando "il dissenso" viene interessatamente
interpretato quale "forma di "maleducazione", ecco che l'aperta
discussione viene subito soffocata nella propria malata idealità. Favorendo cosi il conformismo o il tradizionale isolamento sociale di chi non "fa squadra" con i più.
Per
"andare d'accordo con tutti" e non compromettere relazioni sociali,
politiche o commerciali in comunità "storicamente mercantili" (quali ad
esempio la cheta mia città che fece financo scrivere al Maestro Puccini
un irriverente sonetto denominato "Cacca di Lucca") s'impara cosi a
"cambiare pelle", aderendo alle correnti dominanti del momento, senza
mai esporsi o uscire in "prima linea".
Come?
Attraverso
l'ipocrisia e la cura maniacale di una "facciata pulita" o di un
nauseabondo perbenismo "che non spiega mai le cose scomode", si diventa
cosi strumenti atti a nascondere ciò che è veritiero.
Con
gli "opportunismi" di chi, evitando di prendere posizioni morali nette
su questioni cruciali, esercita di fatto non quella che platealmente
viene definita "educazione" ma, invero, una raffinata strategia di
autoconservazione e di mimetismo esistenziale.
Il
Maestro Herbert Handt, celebre tenore, direttore d'orchestra e
musicologo americano (che si stabilì a Lucca nel 1960 e vi fondò
l'Associazione Musicale Lucchese), non a caso lamentava come le logiche
politiche e di spartizione cittadina prevalessero troppo sul merito
artistico, rilasciando in propositi un caustico commento: "A
Lucca, città che rifiutò il Festival dei due Mondi"( sua la proposta)
ma, in genere in Italia, si considera di più la presunta appartenenza
politica degli operatori culturali piuttosto che la loro competenza,
fantasia, impegno e bravura: solo dopo, si decide sulle esecuzioni e
produzioni, quasi sempre condizionate dai cambiamenti o trasformismi
politicamente atto ed altrettanto affidate agli stessi, inossidabili
uomini di sempre"
Salvo poi essere da morto acclamato e festeggiato dalla "sua stessa città" in occasione del centenario.
Ergo:
in genere, quando la pace sociale si fonda sull'omertà intellettuale e
sul compromesso ad un ribassato merito, "la moderazione" cessa così di
essere una virtù, diventando una maschera farisaica.
Viva
gli immoderati, i trasversali, i veri liberi pensatori e la radicale
coscienza "di chi ama chiamare le cose come si chiamano"
Senza preventivi steccati, in maniera franca e vivaddio almeno un po' anarchica.
Massimo Raffanti
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