Da Lucca per un movimento che propone soluzioni
Sono un lucchese e vorrei con i cittadini seri onestii entrare in politica insieme a tutti voi specie i delusi dal Governo Italiano e dai suoi radicanenti in città e Paesi.
Se raccolgo con Voi tutti i delusi ed ex votanti, creeremo un vero partito in grado di rispondere a chi chiede programmi e non solo critiche ai Governi di destra.
Non lo faccio perché provengo da una lunga carriera di partito. Al contrario. Per anni ho guardato alla politica da destra. Ho creduto nella necessità di uno Stato forte, nella sicurezza, nel rispetto delle regole, nella difesa del lavoro e nella responsabilità individuale.
Non rinnego quelle convinzioni.
Anzi, penso che una sinistra moderna debba avere il coraggio di farle proprie quando sono giuste.
Quello che è cambiato è il modo in cui guardo al presente.
In Europa vedo crescere movimenti nazionalisti e identitari e vedo contemporaneamente una parte della sinistra incapace, in alcuni casi, di parlare con sufficiente chiarezza di sicurezza, immigrazione, lavoro, casa e degrado. Non credo che la risposta sia spostarsi verso l'odio, né credo che sia possibile affrontare problemi reali fingendo che non esistano.
Serve una strada diversa.
Per questo propongo di partire da Lucca per costruire una sinistra sociale, democratica, europea e antifascista, capace di parlare a persone con storie politiche differenti.
Il momento locale è particolarmente significativo: a Lucca è già iniziato il confronto nel centrosinistra in vista delle amministrative del 2027, con discussioni sulla coalizione, sul programma e sulle modalità di scelta della candidatura.
Io vorrei portare dentro questo confronto un'idea più grande.
Non soltanto scegliere un sindaco.
Costruire un progetto politico.
Perché da Lucca
Lucca non sarebbe soltanto il luogo da cui partire per una candidatura.
Sarebbe il laboratorio.
Una città con una forte memoria democratica e antifascista, nella quale il Comitato provinciale di Liberazione Nazionale riunì rappresentanti di diverse forze antifasciste durante la Resistenza.
Ma non voglio vivere di memoria.
Voglio utilizzare quella storia come punto di partenza per parlare del presente.
Una città nella quale la sicurezza non venga contrapposta alla solidarietà.
Una città nella quale il lavoro non venga contrapposto all'ambiente.
Una città nella quale l'integrazione non venga contrapposta alla legalità.
Una città nella quale chi è in difficoltà trovi lo Stato, ma chi può lavorare venga accompagnato verso l'autonomia.
La prima regola: sicurezza
Dobbiamo smettere di avere paura della parola sicurezza.
Un pensionato deve poter uscire la sera.
Una donna deve poter tornare a casa senza sentirsi vulnerabile.
Un ragazzo deve poter frequentare una piazza senza incontrare spaccio e violenza.
Un commerciante deve poter lavorare senza subire vandalismi o intimidazioni.
Per questo propongo un Piano nazionale per il presidio dei quartieri.
Più presenza delle forze dell'ordine nelle zone realmente problematiche, pattugliamenti nelle fasce orarie nelle quali i reati sono più frequenti, maggiore coordinamento tra Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia locale.
Ma anche illuminazione, manutenzione, trasporto pubblico, recupero degli spazi abbandonati e servizi sociali.
Perché una strada buia e abbandonata non si risolve soltanto con una pattuglia.
Lo Stato deve essere presente prima che il problema diventi emergenza.
Immigrazione: né propaganda né ingenuità
Voglio una politica dell'immigrazione completamente diversa dalla guerra permanente tra slogan contrapposti.
Chi ha diritto a entrare deve poter entrare attraverso canali regolari.
Chi arriva deve sapere immediatamente che cosa lo aspetta.
Casa temporanea. Italiano. Formazione. Lavoro. Regole.
E deve sapere anche che esistono responsabilità precise.
Il nostro Paese garantisce diritti fondamentali e dignità.
La persona che arriva deve rispettare la legge italiana.
Non esistono colpe collettive.
Se un immigrato commette un reato, risponde individualmente del proprio comportamento.
Se lavora, studia, rispetta le regole e contribuisce alla comunità, non deve essere trattato come un criminale soltanto perché è straniero.
Questa distinzione è fondamentale.
Il quartiere viene prima dello slogan
Propongo che ogni territorio maggiormente interessato da degrado e criminalità abbia un vero presidio di comunità.
Polizia e servizi comunali da una parte.
Assistenti sociali, educatori e mediatori dall'altra.
Un ragazzo che abbandona la scuola deve essere intercettato.
Una famiglia che rischia di perdere la casa deve essere aiutata prima dello sfratto.
Una persona appena arrivata deve avere un percorso di lingua e lavoro.
Un'attività criminale deve essere perseguita.
Non è buonismo.
È prevenzione.
E quando la prevenzione non basta, deve intervenire la legge.
Casa
La casa è diventata uno dei problemi sociali più importanti.
Il nostro progetto prevede un piano nazionale per recuperare gli immobili pubblici inutilizzati, aumentare l'edilizia sociale e sostenere l'affitto per le famiglie realmente in difficoltà.
Ma anche una politica che favorisca l'offerta di abitazioni a prezzi sostenibili.
Una persona che lavora non dovrebbe essere costretta a scegliere tra pagare l'affitto e mantenere la famiglia.
Lavoro
La parola "sociale" deve tornare a significare lavoro.
Contratti regolari.
Salari dignitosi.
Formazione professionale.
Apprendistato.
Tutela dei lavoratori.
Sostegno alle piccole imprese.
Contrasto al lavoro nero.
Lotta senza ambiguità al caporalato.
Una sinistra che difende soltanto chi ha già un posto sicuro non è sufficiente.
Dobbiamo occuparci anche di chi quel posto non riesce ancora a trovarlo.
Imprese e lavoratori dalla stessa parte
Una nuova sinistra sociale non deve considerare l'imprenditore automaticamente un avversario.
Un artigiano che assume regolarmente è una risorsa.
Un commerciante che tiene aperto un negozio in un quartiere difficile svolge anche una funzione sociale.
Una piccola azienda che investe e crea lavoro deve trovare uno Stato che la accompagni, non una montagna di burocrazia.
Diritti dei lavoratori e sviluppo economico non devono essere nemici.
Devono sostenersi a vicenda.
Scuola
La scuola deve diventare il principale ascensore sociale del Paese.
Più sostegno nelle zone dove la dispersione scolastica è maggiore.
Doposcuola.
Sport.
Formazione tecnica.
Orientamento professionale.
Italiano intensivo per chi arriva dall'estero.
Sostegno alle famiglie.
Nessun ragazzo dovrebbe essere consegnato alla marginalità perché è nato nel quartiere sbagliato o in una famiglia povera.
Sanità pubblica
Difendere la sanità pubblica significa renderla concretamente accessibile.
Riduzione delle liste d'attesa.
Rafforzamento della medicina territoriale.
Più assistenza domiciliare.
Più prevenzione.
Migliore organizzazione dei servizi.
E soprattutto una cosa: il cittadino deve sapere dove andare e non essere costretto a rimbalzare da un ufficio all'altro.
Povertà e assistenza
Chi non può lavorare deve essere protetto.
Chi può lavorare deve essere aiutato a lavorare.
Questa distinzione deve diventare centrale.
L'assistenza deve servire a restituire autonomia, non a creare dipendenza permanente.
Formazione, orientamento, servizi sociali e inserimento lavorativo devono lavorare insieme.
Criminalità organizzata
La lotta alla criminalità organizzata deve essere una priorità nazionale.
Spaccio.
Tratta.
Caporalato.
Riciclaggio.
Estorsioni.
Sfruttamento.
Nessuna tolleranza verso chi utilizza la povertà come strumento di reclutamento.
E nessuna distinzione basata sulla nazionalità.
La criminalità organizzata va combattuta come criminalità organizzata.
Antifascismo
Questa forza politica sarebbe dichiaratamente antifascista.
Non perché voglia dividere gli italiani tra buoni e cattivi.
Ma perché la democrazia, la Costituzione, il pluralismo politico e il rifiuto della violenza politica sono principi sui quali non intendo arretrare.
L'antifascismo deve essere una pratica democratica quotidiana.
Difendere le libertà.
Difendere le istituzioni.
Difendere l'uguaglianza davanti alla legge.
Combattere il razzismo.
Rifiutare la violenza politica.
E contemporaneamente rispettare chi ha opinioni politiche diverse.
L'avversario non è un nemico.
Un partito nazionale che nasce dal territorio
La mia proposta non sarebbe creare l'ennesimo piccolo movimento destinato a scomparire dopo un'elezione.
L'ambizione sarebbe costruire, se esistessero le condizioni e il consenso democratico necessario, una forza nazionale di sinistra sociale.
Un'organizzazione che parta dai territori e arrivi al Parlamento.
Una forza:
sociale, democratica, antifascista, europeista, ambientalista e attenta alla sicurezza.
Ma soprattutto una forza capace di parlare alle persone che oggi non si sentono rappresentate.
Non soltanto agli iscritti.
Non soltanto agli attivisti.
Non soltanto agli elettori tradizionali della sinistra.
Come funzionerebbe
La struttura dovrebbe partire dai territori.
A Lucca un'assemblea aperta.
Poi gruppi nei quartieri.
Poi incontri nelle frazioni.
Poi tavoli tematici su lavoro, casa, sicurezza, sanità, scuola, ambiente e immigrazione.
Ogni proposta dovrebbe essere discussa pubblicamente.
Ogni candidato dovrebbe presentarsi agli iscritti e ai cittadini.
Ogni bilancio dovrebbe essere trasparente.
Ogni incarico dovrebbe avere una durata.
Niente politica come professione ereditaria.
Dieci priorità nazionali
Il programma nazionale avrebbe dieci obiettivi immediati:
1. Casa: recupero del patrimonio pubblico e aumento dell'edilizia sociale.
2. Lavoro: formazione, occupazione stabile e contrasto al lavoro nero.
3. Sicurezza: presidio dei quartieri e contrasto alla criminalità.
4. Immigrazione: ingressi regolari, lingua, formazione, lavoro e integrazione.
5. Scuola: lotta alla dispersione e maggiore mobilità sociale.
6. Sanità: riduzione delle liste d'attesa e rafforzamento del territorio.
7. Famiglie: sostegno a chi lavora e ha figli.
8. Imprese: meno burocrazia e sostegno a chi crea occupazione regolare.
9. Ambiente: transizione energetica senza scaricare tutti i costi sulle famiglie più deboli.
10. Democrazia: istituzioni forti, partecipazione e antifascismo costituzionale.
Nessuna promessa impossibile
Non prometterò di eliminare la criminalità.
Non prometterò di risolvere l'immigrazione in sei mesi.
Non prometterò case gratis a tutti.
Non prometterò stipendi miracolosi.
Non prometterò che lo Stato possa fare tutto.
La politica seria deve dire anche ciò che non può fare.
Ma può scegliere le priorità.
Può spendere meglio.
Può misurare i risultati.
Può correggere gli errori.
Può smettere di lasciare interi quartieri soli.
Può rendere l'integrazione un percorso concreto.
Può tornare a considerare il lavoro uno strumento di dignità.
Da dove cominciare
Comincerei da Lucca.
Non con un grande apparato.
Con una sala, un gruppo di persone, un programma scritto e la disponibilità ad ascoltare.
Il centrosinistra lucchese sta già discutendo di come costruire un percorso verso il 2027 e alcune realtà locali hanno chiesto esplicitamente maggiore partecipazione territoriale.
Il progetto che propongo sarebbe più ambizioso.
Non partire dai nomi.
Partire dalle idee.
Non chiedere prima "chi sarà il candidato?".
Chiedere prima "che città vogliamo costruire?".
E soltanto dopo, se la comunità politica riterrà che io possa rappresentarla, mettermi a disposizione come candidato.
La mia scelta
Sono entrato in politica partendo da destra.
Oggi scelgo una sinistra sociale.
Non perché abbia smesso di credere nella sicurezza.
Non perché abbia smesso di credere nelle regole.
Non perché abbia smesso di pensare che chi lavora debba essere premiato.
Ma perché credo che sicurezza, lavoro, casa e legalità non appartengano a una parte politica.
Appartengono alle persone.
E una sinistra che vuole tornare a essere una forza nazionale deve avere il coraggio di dirlo.
Vogliamo un'Italia solidale, ma non ingenua.
Vogliamo un'Italia sicura, ma non discriminatoria.
Vogliamo un'Italia che integri, ma che pretenda rispetto delle regole.
Vogliamo un'Italia che difenda il lavoro senza abbandonare chi è escluso.
Vogliamo un'Italia antifascista e democratica, ma capace di dialogare anche con chi non la pensa come noi.
E vogliamo partire da Lucca.
Non per costruire un partito contro qualcuno.
Ma per costruire un progetto politico che abbia finalmente qualcosa da proporre al Paese.
Da Lucca può cominciare una nuova sinistra sociale
Partiamo da La Voce di Lucca, creiamo consenso date un parere e anche spunti ed idee al fine di far vedere che non urliamo allarmi son fascisti e basta ma abbiamo anche un cervello in grado di proporre soluzioni. Avanti Popolo da Lucca Alla Nazione
Uno nessuno Centomila
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