MORTI SUL LAVORO QUALE LE CAUSE E QUALI I RIMEDI

     MORTI SUL LAVORO QUALE LE CAUSE E QUALI I RIMEDI
 
Andrea Moretti , un ragazzo di 22 anni specializzato nell’installazione di impianti di illuminazione da svolgere in quota. Un operaio “rocciatore “ caduto da 10 metri d’altezza perché non aveva la fune di sicurezza agganciata alla parete ed allacciata all’imbracatura .  Esso lavorava per un subappalto pubblico per conto del Ministero della Cultura.
 
 Secondo L’osservatorio indipendente di Bologna curato da Carlo  Soricelli i morti sul lavoro al 15 settembre del 2026 hanno superato la quota 1.000 passando da 3 a 4 decessi  al giorno.
 
Gli omicidi nei luoghi di lavoro avvengano per  schiacciamento, cadute, decapitazione e stritolazione nei macchinari , affogamenti, congelamenti, ecc...  
Ogni anno i morti sul lavoro continuano ad aumentare.

Essi non sono “incidenti” sul lavoro , ma sono morti programmate da una organizzazione capitalista  del lavoro che ha messo al suo centro il risparmio di tutti i costi compresi quelli della prevenzione, formazione, informazione, addestramento ...  al solo  fine di fare più profitti .
 
Moretti  lavorava in una ditta in una azienda subappalto, dove in base ad una legge fatta dal governo Meloni chiamata “Codice degli Appalti “ Il lavoro  viene  frantumato, deregolamentato, a rischio infortuni e  a rischio di  corruzione con il sistema mafioso.  
 
Il  il Consiglio dei Ministri del governo di destra,  in data 31 marzo 2023 ha approvato un Decreto Legislativo n. 36,  di riforma del codice dei contratti pubblici, il quale secondo gli esponenti del governo, permetterebbe di semplificare le procedure e garantire tempi di realizzo più veloci, al fine del rilanciare crescita dell’economia del nostro Paese , in una situazione di emergenza , ma in realtà i veri motivi sono quelli di deregolamentare per favorire le imprese appaltanti ed in appalto.
 
Nella legge “Codice degli Appalti” viene stabilita la riduzione dei termini di progettazione attraverso la deregolamentazione delle procedure esistenti con possibilità di assegnazione dell’appalto anche diretto.   Viene deregolamentato e introdotto il “subappalto a cascata” con criteri di valutazione diretta e discrezionale da parte della stazione appaltante , con possibilità di gare che di fatto ritornano al massimo ribasso;; viene dato l’appalto ai concessionari,  scelti senza dover fare alcuna gara pubblica e  nei settori speciali  è stabilito l’obbligo di appaltare a terzi il 50% dei lavori;
 
 Con il Decreto, vengono stabilite le soglie  per l’affidamento diretto ai privati. È prevista una maggiore flessibilità per i settori speciali (acqua, energia, trasporti) per i quali viene introdotto un elenco d i poteri di autoorganizzazione con diritti esclusivi sia alle imprese private che pubbliche ;
 
  È prevista la possibilità di revisionare i costi dell’appalto in caso di una variazione del costo del 5% con riconoscendo all’impresa l’80% del maggior costo;
 
 Infine  È stabilito che ai fini della responsabilità amministrativa, l’omissione o la violazione della medesima , non costituisce “colpa Grave” e  il reato si dissolve...
 
Occorre anche chiarire che la tendenza ad aumentare a livello legislativo i morti sul lavoro , era già arrivata con Renzi con la legge Jobs Act, con una situazione divenuta sempre più drammatica, perché essendo stato abolito il diritto al reintegro in azienda del lavoratore licenziato senza giusta causa (con abolizione art. 18 per i nuovi assunti), il lavoratore, sempre più spesso è costretto a lavorare in condizioni di sempre minor sicurezza e a volte anche a dichiarare (come richiede l'azienda) malattia quella che invece è una patologia da infortunio, per paura di essere licenziato…;
    Anche la legge n. 30 detta “Biagi” approvata nel 2003 dal governo Berlusconi è ancora in atto e prevede 45 forme di lavoro precario, flessibile, falso autonomo... con lavoratori sempre ricattati e costretti a subire di lavorare con ritmi e carichi di lavoro impossibili, salari “di merda”, 10/12 ore di lavoro giornalieri, ed  anche senza gli strumenti di protezione sugli impianti altrimenti vengono licenziati.
 
Quindi, In questo contesto  che le  cause delle morti sul lavoro  “omicidi bianchi” come quella  avvenuta al Colosseo di Roma riguardante  Andrea Moretti   va considerato come  il fenomeno  legato all’organizzazione del lavoro, cioè alla necessità di fare prima il proprio lavoro lavorando senza gli accorgimento tecnici di prevenzione necessari.
 
In sostanza  come sicuramente verrà accertato dalla Magistratura  , si tratterà non di disattenzione o di un malore come di norma cercano di fare credere, Ma  di un  sistema economico patologico, illecito, cinico, incostituzionale , causato dal neoliberismo al fine di far fare più profitti alle aziende..
 
Oggi chi va al lavoro non sa se la sera tornerà a casa. Siamo in presenza  di  vera guerra che  è in atto e in Italia. Essa   rappresenta lo scontro tra capitale e lavoro !
 
Come ho già riportato in altri miei articoli, la verità della   grande e sanguinosa tragedia di cui non si vede la fine , non dipende dal destino cinico e baro, ma da un tipo di sviluppo economico ed organizzativo,  che mette in conto oltre 3 morti  al giorno   . Quello che avviene è il frutto di precise scelte e responsabilità imprenditoriali e politiche governative, perpetuate da oltre 40 anni.
 
  In questo contesto la maggioranza dei datori di lavoro ( anche se non tutti) pensano che la prevenzione e sicurezza sul lavoro sia un costo da ridurre al minimo... quindi fanno  fare la valutazione dei rischi come previsto dalla normativa “Testo Unico Sulla Sicurezza”, sulla carta,  in termini burocratici senza interventi tesi a prevenire gli incidenti;
    cercano di ridurre tutti i costi del lavoro, senza fare investimenti di prevenzione sugli impianti e  spesso per incrementare la produzione tolgono anche i dispositivi di sicurezza esistenti;
 
    non fanno formazione, informazione ed addestramento dei lavoratori in modo  .... e  soprattutto nelle piccole imprese, non solo non fanno prevenzione sui macchinari, ma  non danno nemmeno i Dispositivi di Sicurezza Individuale, tanto che dai controlli fatti emerge che l’80% delle aziende non sono in regola.
 
 
 
Esiste anche una carenza sindacale . Le Organizzazioni Sindacali di Categoria  e Confederali , promuovono nei territori riunioni assiema alla Confindustria, INAIL INPS, Prefetti, Carabinieri, Finanza... nel corso dei quali vengono stabiliti  dei “PROTOCOLLI DI INTESA” dove le parti si dichiarano disponibili ad effettuare maggiori interventi di controllo ed azioni formative.... ma nella sostanza tutto resta invariato e prosegue come prima.
 
Manca un vero impegno del governo   a fare un “Piano Sicurezza”  che consiste in un  Piano di Intervento ,  per  avviare una verifica  più approfondita attraverso  una banca dati sugli infortuni,  un piano di formazione per datori di lavoro e dipendenti, l’assunzione di  controllori : Ispettorato del lavoro, Inail, ASL,  che agiscono  all’interno dei 4.400.000  piccole, medie e grandi aziende esistenti in Italia,  per un totale di oltre 17 milioni di lavorator dipendenti .
 
Ma quello che veramente occorre fare è il rifiuto da parte di chi lavora di lavorare a rischio infortuni.
 
Ma quello che avviene con le morti sul lavoro ,non è per colpa degli infortuni che casualmente possono accadere… oggi sotto accusa c’è un intero meccanismo di sviluppo distorto.
 
Primo: Il punto vero per ridurre gli infortuni e morti sul lavoro , sta nel fatto che a mio parere occorre ripartire dalla contrattazione dell’organizzazione del lavoro, degli orari di lavoro,  degli investimenti da effettuare, del come e del per cosa si lavora...con il rifiuto del lavoro a rischio...Non serviranno a niente  i  controlli ispettivi e nemmeno altre leggi... per questo e' necessario sviluppare un movimento che come negli anni 70 riparta dalla soggettività operaia... dai gruppi omogeni..

Secondo: occorre abolire tutte le leggi che creano il lavoro precario e ripristinare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
 
Ricordiamoci che l’art. 32 della nostra  Costituzione sostiene che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività... mentre l’art. 41 sostiene che l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
 
Infine il Sindacato deve  mutare pelle ... Oggi i  dirigenti sindacali ai vari livelli si sentono   gratificati nel fare il bel “discorsino” ai Direttivi ed alle assemblee... ma invece non riescono ed esercitare il ruolo di sindacalisti , in quanto non sono più capaci di sviluppare una contrattazione adeguata.
Occorre  invece  che i gruppi dirigenti escano    dai palazzi .... dalle scrivanie... devono  tornare nelle aziende  e ripartire come facevamo  negli anni 70,  dalle indagini sulla soggettività operaia in merito ai rischi esistenti, e quindi  tornare a  contrattare  tutta l'organizzazione del lavoro andando a decidere come si lavora, con quale sicurezza, con quali investimenti, con quanti organici con quali orari , come si lavora, per cosa si lavora, ...  senza delegare (come invece sta avvenendo) la questione della prevenzione e sicurezza alle sole RLS o agli Organismi di Controllo (ispettorati, Inail, ASL) che sono necessari ma del tutto insufficienti.
 
Umberto Franchi ex Dirigente Sindacale  CGIL ,ex responsabile della prevenzione e sicurezza della FIOM Toscana
 

25 settembre 2026
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