Ghivizzano,
si intitola la Palestra Comunale alla memoria del Dottor Marino
Chiesa
La
Giunta del Comune di Coreglia Antelminelli ha deciso, durante
l’ultima seduta, di intitolare la Palestra Comunale presso la
Scuola Secondaria di Primo Grado di Ghivizzano alla memoria del
medico condotto
COREGLIA ANTELMINELLI – Un’importante struttura pubblica
del territorio che porterà il nome di una personalità che ha
profondamente inciso nella vita comunitaria, lasciando un segno come
uomo e professionista.
La Giunta del Comune di Coreglia
Antelminelli ha deciso, nella seduta di martedì 27
ottobre, di intitolare la Palestra Comunale presso la
Scuola Secondaria di Primo Grado di Ghivizzano alla memoria del Dott.
Marino Chiesa. Entro la fine dell’anno, si terrà la
cerimonia ufficiale di apposizione della targa e intitolazione.
Il
Dott. Chiesa, negli anni della ricostruzione post-bellica, ha
impersonato, su una parte importante del territorio, la figura ed il
ruolo del medico condotto. Anni difficili, remoti se
rapportati alla qualità della odierna compagine sociale. Ancora
oggi, numerose, intense e vive, sono le testimonianze di chi, allora
adolescente o giovane, ricorda con commozione, emozione e tanta
riconoscenza, la figura del medico, del confidente, del
sostegno morale e, talvolta, anche materiale che si riceveva
nel rivolgersi a lui.
Un mondo lontano, quasi inimmaginabile se rapportato alla gestione del servizio del moderno medico di base. Un servizio 24 ore su 24, sette giorni su sette, in montagna, nel fondovalle, spesso presentandosi spontaneamente, casa per casa allorquando si recava nelle zone più impervie e disagiate. Di lui, il ricordo unanime è la gentilezza dei modi, il sorriso, la disponibilità e tanta professionalità. Alle sue dirette cure, si sottoponevano i pazienti, trovando rimedi, intervento, risposte che, oggi, richiedono visite specialistiche, cure particolari, ricoveri.
Un tempo passato, relativamente lontano, ma così distante dalla quotidiana realtà. Un tempo, tuttavia, che merita di essere ricordato e, con esso, i protagonisti di allora: uomini e donne che, con il loro agire, hanno segnato in positivo la vita di una comunità, la nostra, fornendo, oltre ogni ragionevole aspettativa, un servizio paragonabile a quella che potremmo definire una “missione”.
Marino Chiesa, dal 1952 alla sua morte (avvenuta nel 1983), è stato
una di queste eccellenze, operando con continuità, serietà e tanta
modestia, nel campo della sanità pubblica e dell'assistenza. Forse,
proprio il profilo riservato e modesto che ha contraddistinto lui e
la sua famiglia, ha fatto sì che dopo la sua morte, non fosse stata
intrapresa alcuna azione a lustro della sua attività di medico
condotto.
“Oggi, essendo ancora forte e ben radicato
il ricordo del Dottor Chiesa e il suo meritorio agire –
dichiara il Sindaco del Comune di Coreglia Antelminelli Marco
Remaschi -, colmiamo questa lacuna dando voce, attenzione e
risposta ad un diffuso e comune sentire. Con questa nuova e
significativa intitolazione, l’Amministrazione Comunale intende
proseguire la lodevole opera di mantenere vivo il ricordo ed
esprimere riconoscenza e gratitudine a personaggi del territorio che,
con il loro operato, hanno svolto, in vita, meritoria attività per
la crescita sociale, culturale, economica dei propri cittadini e
della loro qualità della vita”.
Marino Chiesa è
nato a Fornaci di Barga il 4 ottobre del 1919, terzo di cinque figli
di Francesco e Cesira Chiesa. Studia dai Salesiani a Livorno e poi si
iscrive all'Università di Pisa dove si laurea agli inizi del 1946.
Svolge la sua attività di medico prima a Vergemoli e successivamente
a Ponte Coccia e alla Scesta, dove rimane fino al 1952. Nel frattempo
si sposa con Anna Maria Da Prato e ha due figli. Nel 1952 vince il
concorso per la condotta e si stabilisce a Calavorno. I suoi mutuati
abitano principalmente a Ghivizzano, Piano di Coreglia, Vitiana e
Tereglio, ma ne ha in tutte le frazioni del comune di Coreglia e
anche a Motrone e San Romano di Motrone. Nel 1958 nasce la terza
figlia. Grande amante del tennis, fa anche costruire, con degli
amici, un campo da tennis a Calavorno in località Trigneto. Ama i
viaggi e insieme alla famiglia visita tutta l'Italia, parte
dell'Europa e compie viaggi in Turchia ed Egitto. Nel luglio del 1982
si ammala di cancro ai polmoni e muore il 20 gennaio 1983.
Attualmente è sepolto nel cimitero di Loppia con la moglie Anna
Maria, il figlio Francesco e il resto della sua famiglia.