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  • 19/01/2026 17:28

Il caldo che avanza e nessuno ascolta

C’è una notizia che passa quasi in silenzio, schiacciata da cronaca e polemiche, ma che in realtà riguarda tutti noi molto più di quanto pensiamo. Il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati a livello globale. Non un’eccezione, non una sorpresa improvvisa: è l’ennesimo tassello di una lunga sequenza di anni sempre più caldi, uno dopo l’altro, senza pause. La temperatura media del pianeta continua a salire e ormai siamo stabilmente ben oltre i valori che per secoli avevano garantito un equilibrio naturale. Questo aumento non è astratto né lontano: si traduce in estati più lunghe, notti soffocanti, città che non riescono più a raffreddarsi, campagne in difficoltà e acqua sempre più scarsa. L’Italia è tra i Paesi che stanno pagando un prezzo alto. Le ondate di calore sono diventate più frequenti e durature, con picchi che mettono in difficoltà soprattutto anziani, bambini e persone fragili. Non è solo una questione di “afa”: il caldo intenso aumenta i ricoveri, peggiora malattie croniche, rende più difficile lavorare e vivere normalmente. E intanto gli incendi, la siccità e i raccolti compromessi diventano quasi routine. La cosa più inquietante è che tutto questo non arriva all’improvviso. Gli scienziati lo ripetono da anni, i dati lo confermano stagione dopo stagione, ma la reazione collettiva resta debole. Ci si abitua, si sopporta, si spera che l’estate passi in fretta. Poi l’anno dopo va un po’ peggio, e quello dopo ancora. Questa non è una previsione catastrofica, è una fotografia del presente. Continuare a ignorarla significa accettare che il caldo estremo diventi la nuova normalità, con costi sempre più alti per la salute, l’economia e l’ambiente. Non serve allarmismo, serve attenzione. Perché il problema non è che il pianeta si scalda: è che noi facciamo finta di non sentirlo. P. T.

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