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Studenti del Barsanti e Matteucci alla scoperta dell’ex manicomio di Maggiano. Non è stata una semplice uscita didattica, ma un vero e proprio tuffo nella storia della psichiatria e della letteratura del Novecento. Quattro classi del Liceo Scientifico "Barsanti e Matteucci" (VH, IV C, III B e IV G) hanno varcato i cancelli dell'ex ospedale psichiatrico di Maggiano per una visita guidata che ha lasciato un segno profondo nei giovani alunni. L'uscita didattica, si è svolta in due turni per permettere a tutti un'esperienza immersiva, ed è stata resa possibile grazie all'impegno dell'associazione Amici del Liceo Scientifico Barsanti e Matteucci. Il supporto organizzativo dell'associazione ha permesso agli studenti di interfacciarsi con la Fondazione Mario Tobino, custode instancabile della memoria storica e umana di questo luogo. Gli studenti hanno avuto il privilegio di entrare nell'appartamento di Mario Tobino, lo psichiatra-scrittore che tra queste mura ha vissuto e composto capolavori come "Le libere donne di Maggiano". L'alloggio, rimasto intatto e identico a come Tobino lo lasciò, ha offerto ai ragazzi uno spaccato intimo della vita del medico: la scrivania, i libri e quella finestra affacciata sul mondo degli "ultimi", che per lui furono fonte di ispirazione costante. Una delle prime tappe ha visto i ragazzi immergersi nella biblioteca storica, un pilastro per la letteratura medico-scientifica. Se oggi questo patrimonio è ancora in piedi e consultabile, lo dobbiamo all’instancabile lavoro della Fondazione Tobino, che ha recuperato e preservato migliaia di volumi. Tra quegli scaffali, gli studenti hanno compreso come Maggiano non fosse solo un luogo di isolamento, ma un centro di studi d'avanguardia per l’epoca. «L’atmosfera – raccontano le docenti - si è fatta più densa durante la visita al museo, dove gli studenti hanno potuto osservare da vicino la realtà cruda del passato manicomiale: le camicie di forza che raccontano la paura e il controllo. I macchinari per l'elettroshock e le barelle dell'epoca. Accanto agli strumenti medici, sono esposti oggetti di uso comune e "giochi" o attività pensate per i pazienti, testimonianza dei primi tentativi di riabilitazione. Ma c’erano anche le ciotole per il cibo fatte col pane perché non diventassero un oggetto pericoloso. Il percorso – continuano le professoresse - è proseguito nel laboratorio medico-scientifico, dove la ricerca cercava risposte ai misteri della mente. Subito dopo, la visita agli spazi comuni — camere da letto, bagni e cucine — ha permesso ai ragazzi di toccare con mano la dimensione collettiva e, spesso, spersonalizzante della vita in istituto. Vedere i grandi stanzoni e le cucine industriali ha aiutato a visualizzare il ritmo ripetitivo di una comunità che contava, un tempo, migliaia di pazienti». «Il momento più toccante dell'intera giornata – dicono gli alunni - è stato l'incontro con l'arte dei degenti: i disegni degli ex pazienti, ancora appesi alle pareti e ben conservati, hanno offerto uno sguardo senza filtri sulla loro interiorità. In quei tratti, a volte confusi, a volte incredibilmente lucidi, abbiamo potuto leggere i messaggi di speranza, dolore e identità. Peccato – concludono gli studenti – che gran parte dell’ex manicomio sia diventato macerie, in quanto rappresenta una triste e dolorosa parte della storia». Gli studenti sono stati accompagnati dai professori: Lara Casadio, Francesca Colzi, Daniela Elicio, Silvia Alessi, Nicolò Zambuto ed Eleonora Prayer.
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