• 10 commenti
  • 12/02/2026 15:46

Difendere Lucca replica al PD: “La scuola è di tutti, non del PD. Aberrante è il controllo politico nelle aule”



Difendere Lucca replica subito al PD lucchese che si è lamentato dell’appello, lanciato dalla lista di maggioranza, a segnalare casi di negazionismo sul genocidio delle foibe che avvengano in spazi pubblici.

“Notiamo innanzitutto che il PD ha ritrovato la voce sul tema foibe. Non lo ha fatto per commentare i gravi atti di intimidazione avvenuti per l’inaugurazione dello Scaffale del Ricordo. Non lo ha fatto per i comunicati giustificazionisti dell’estrema sinistra. Non lo ha fatto per le frasi che esaltano le foibe o il danneggiamento della mostra su Norma Cossetto. Non lo ha fatto per l’ostentazione della bandiera comunista titina nei cortei della sinistra terminale. Lo fa invece quando Difendere Lucca richiede il rispetto della legge nei luoghi pubblici: mettiamolo agli atti”.
“La reazione del PD è sintomatica: si sentono padroni delle scuole e sanno, evidentemente, che nella aule presidiate dai loro professori non si rispettano i dettami previsti dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo. Ancora di più quindi — continua Difendere Lucca — chiediamo a studenti e genitori di segnalarci casi di rimozione e negazione del dramma delle foibe”.
“Questa che suona come un’autodenuncia da parte del PD non deve passare inosservata. Per decenni nelle scuole non si è parlato delle foibe e molti di noi, da studenti, si sono scontrati con professori Sessantottini che sistematicamente rimuovevano il ricordo. Ora si continua ad occultare la storia dei massacri di italiani ad opera dei partigiani comunisti di Tito, o a giustificarli come reazione politica? Il muro dell’omertà sta cadendo, continuiamo su questa strada”.

I commenti

Se tutti i professori sono antifascisti....forse è perché hanno studiato. Non penso che l'antifascismo sia un requisito previsto per partecipare ai concorsi

Boh - 13/02/2026 17:25

anche qui ci vuole una linea e posizione chiara

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Processo a CasaPound, 12 condanne per riorganizzazione del partito fascista
Il processo riguarda l'aggressione del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari ai danni di alcuni manifestanti antifascisti



Riorganizzazione del disciolto partito fascista nelle due forme della partecipazione a "manifestazioni usuali" del fascismo e del "metodo squadrista come strumento di partecipazione politica": sono i due articoli della legge Scelba del 1952, l'1 e il 5, per i quali 12 militanti pugliesi di CasaPound sono stati condannati dal Tribunale di Bari, prima volta in Italia, con conseguente privazione dei diritti politici per cinque anni.

Il processo riguarda l'aggressione del 21 settembre 2018 nelquartiere Libertà di Bari ai danni di alcuni manifestantiantifascisti di ritorno da un corteo organizzato contro lepolitiche sull'immigrazione dell'allora ministro dell'InternoMatteo Salvini. Sette dei 12 imputati condannati sono statiritenuti responsabili anche delle lesioni. Sarebbero, cioè, gliautori materiali del pestaggio. Ai primi cinque è stata inflittala pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione, agli altri sette 2anni e 6 mesi di reclusione. Il Tribunale (presidente AmbrogioMarrone) ha escluso per tutti l'aggravante della premeditazionee ha assolto gli altri cinque imputati che rispondevano dellaviolazione della legge Scelba "per non aver commesso il fatto". Gli imputati sono stati condannati anche a risarcire le particivili: le vittime dell'aggressione (l'allora europarlamentaredi Rifondazione comunista Eleonora Forenza e il suo assistenteAntonio Perillo; Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista eClaudio Riccio di Sinistra Italiana), Anpi, Rifondazionecomunista, Comune di Bari e Regione Puglia. "Finalmente unasentenza chiarisce che CasaPound è un gruppo neofascista che vasciolto" ha commentato dopo la lettura del dispositivo ilsegretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. "La sentenza riconosce il valore della memoria antifascistasancita dalla Costituzione" ha detto Emilio Ricci,vicepresidente nazionale Anpi. Il presidente della RegionePuglia, Antonio Decaro, ha annunciato che "devolverà le sommeche saranno incamerate a titolo di risarcimento per le attivitàdell'Osservatorio regionale sui neofascismi, perché siamoconvinti che l'unico modo per combattere il fascismo o itentativi di riabilitazione della cultura e della politicafascista sia continuare a disseminare cultura e conoscenza suciò che realmente è stato e ha prodotto il fascismo in Italia".Di "sentenza di grande valore democratico" ha parlato il sindacodi Bari Vito Leccese. "Oggi - ha aggiunto - ha vinto laRepubblica". In via Napoleone III, quartier generale dell'organizzazionedi estrema destra, bocche cucite sulla sentenza. "Non abbiamo lemotivazioni e poi si tratta di una sentenza di primo grado", èstata la laconica risposta data al telefono dal portavoce diCasaPound, Luca Marsella. Le motivazioni si conosceranno entro90 giorni ma le difese degli imputati già annunciano che farannoappello. Precisano, inoltre, che "nessuno degli odierni imputatiè mai stato processato e di conseguenza condannato per ildelitto di ricostituzione del partito fascista, previsto edisciplinato dall'art.2 della legge Scelba. Al contrario glistessi erano stati chiamati a rispondere della violazionedell'art. 5 della stessa legge" che "vieta gesti, saluti (comequello romano) o simboli riconducibili al fascismo o alnazismo".

Una sentenza che riaccende il dibattito sul movimento di estrema destra con le opposizioni che chiedono una informativa urgente del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. All'unisono Pd, M5s e Avs hanno chiesto lo scioglimento di CasaPound e lo sgombero dello stabile occupato a Roma. "Ora che c'è una sentenza che lo stabilisce -dice la segretaria dem Elly Schlein - al governo non resta che fare quello che gli chiediamo da tempo: sciogliere Casapound, sciogliere le organizzazioni neofasciste come previsto dalla nostra Costituzione".

gino - 13/02/2026 15:38

La prima condanna di 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del partito fascista riporta la storia indietro di cinquant’anni e apre una questione politica imbarazzante per la maggioranza. Sulla carta, infatti, le norme sono chiare: la condanna, anche in primo grado, per il reato previsto dall’articolo 1 della legge Scelba del 1952 obbliga l’esecutivo a sciogliere immediatamente il movimento della tartaruga. Lo stabilisce l’articolo 3 della stessa legge: “Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro per l’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento”. Finora questa previsione è stata applicata due volte: nel 1973 nei confronti di Ordine Nuovo, il movimento responsabile delle stragi di piazza della Loggia e piazza Fontana, e nel 1976 contro Avanguardia nazionale, l’organizzazione guidata da Stefano Delle Chiaie che partecipò al golpe Borghese. In entrambi i casi, il decreto di scioglimento arrivò nel giro di tre giorni e senza nemmeno attendere le motivazioni della sentenza: nel 1973, addirittura, l’allora capo del Viminale Taviani propose al Consiglio dei ministri la messa fuorilegge di Ordine Nuovo la sera stessa della pronuncia. Un precedente che ora le opposizioni usano per mettere all’angolo l’attuale ministro: “Piantedosi dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga CasaPound, oltre a sgombrare l’immobile occupato a Roma da questa organizzazione. Il tempo delle parole è finito”, affonda il deputato del Pd Federico Fornaro.

Secondo l’intepretazione comune, infatti, la legge Scelba prevede un “automatismo tra atto giurisdizionale“, cioè la condanna, “e atto amministrativo“, cioè lo scioglimento: “Il primo rappresenta presupposto del secondo, che è vincolato, senza che residuino margini di discrezionalità“, riassume un recente studio pubblicato sulla rivista Federalismi a firma di Gabriele Trombetta, dottore di ricerca all’Università della Campania. Questa d’altra parte è la linea seguita dal secondo governo Rumor già dal 21 novembre 1973, quando il Tribunale di Roma, su richiesta del pubblico ministero Vittorio Occorsio – poi ucciso dal terrorista nero Pierluigi Concutelli – dichiarò trenta dirigenti di Ordine nuovo responsabili del reato di riorganizzazione del partito fascista. L’allora ministro Taviani, testimoniando nel 1997 alla Commissione bicamerale sul terrorismo, ricordò così quel giorno: “La sera si teneva il Consiglio dei ministri. Mi recai a palazzo Chigi con un’ora di anticipo, entrai da Rumor e gli proposi il decreto di scioglimento di Ordine nuovo. (…) Rumor si convinse. Proposi al Consiglio di autorizzarmi a porre fuori legge il movimento di Ordine nuovo dichiarato con sentenza di primo grado della magistratura ricostituzione di partito fascista. Il Consiglio approvò all’unanimità dei presenti. Tornai al Viminale e firmai in data 23 novembre il decreto di scioglimento”.

Il decreto di Taviani fu impugnato al Consiglio di Stato da Clemente Graziani, ex repubblichino e fondatore di Ordine Nuovo, lamentando, tra le altre cose, che lo scioglimento fosse stato disposto dopo una sentenza non ancora definitiva. I giudici però gli diedero torto, sottolineando – ricorda lo studio pubblicato su Federalismi – che un provvedimento amministrativo “può ben prendere in considerazione anche decisioni giudiziarie non definitive: del resto, la legge Scelba si limita a porre a presupposto dello scioglimento un accertamento recato con sentenza, senza richiedere la res iudicata“. Pertanto non si può invocare il principio della presunzione d’innocenza, “del tutto inconferente in quanto nel dominio del diritto penale”. La stessa politica fu seguita tre anni dopo dal governo di Aldo Moro nel caso di Avanguardia nazionale. Il 5 giugno 1976 il Tribunale di Roma condanna 31 membri dell’organizzazione per il reato di riorganizzazione, l’8 giugno il ministro degli Interni Francesco Cossiga firma il decreto di scioglimento (il leader del movimento Adriano Tilgher l’aveva “anticipato” il giorno prima, convocando una conferenza stampa per annunciare la fine delle attività). Per tornare all’oggi, insomma, dopo la sentenza di Bari il ministro Piantedosi dovrebbe mettere fuorilegge CasaPound entro qualche giorno. Succederà? Non possiamo dirlo. L’atteggiamento del governo sul neofascismo, però, consente di nutrire qualche dubbio.

daniele l. - 13/02/2026 15:35

"Posizione della sinistra lucchese su Askatasuna, martellate su poliziotti e avversari politici (vedi Salis) e legami con la Biblioteca popolare San Concordio (spazio comunale)?"
Se da un lato abbiamo in consiglio comunale esponenti direttamente collegati ai condannati di Bari per l'appartenenza a Casapound - e un sindaco che commenta i fatti di Torino che nulla hanno a che vedere con Lucca o il PD o altri gruppi di opposizione in consiglio comunale ma tace imbarazzato su quelli che riguardano i suoi alleati ex(?) Casapound e fieri "fascisti del terzo millennio" - dall'altro non si vede alcun collegamento tra la sinistra lucchese e Askatasuna o la vicenda Salis. Ma proprio nessuno.
A meno che l'autore del demenziale commento non sia in possesso di informazioni che mancano al resto del mondo, cosa di cui dubitiamo fortemente. Attendiamo che voglia condividerle.

Anonimo - 13/02/2026 11:25

Mi domando quali scuole abbia frequentato certa gente, se le ha frequentate. Per altro anche se questa assurdità fosse vera, non mi pare che a Lucca abbia funzionato proprio benissimo...

anonimo - 13/02/2026 10:17

Posizione della sinistra lucchese su Askatasuna, martellate su poliziotti e avversari politici (vedi Salis) e legami con la Biblioteca popolare San Concordio (spazio comunale)?

anonimo - 13/02/2026 10:15

Su questo che posizione ha Difendere Lucca:


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Il corteo per le vie del centro, da piazza Umberto al quartiere Libertà, contro le politiche dell'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Poi, a marcia finita, la violenta aggressione ai danni di alcuni manifestanti antifascisti che stavano tornando verso la stazione. Per quell'episodio, diciassette militanti baresi di Casapound erano a processo: oggi sono arrivate dodici condanne.

Le condanne inflitte

Cinque imputati sono stati condannati a una pena di 1 anno e sei mesi di reclusione, e sette a una pena di 2 anni e sei mesi. Tutti e dodici rispondevano della violazione della legge Scelba sulla riorganizzazione del disciolto partito fascista e di manifestazione fascista. Sette di loro sono stati condannati anche per lesioni. Altri cinque imputati, invece, sono stati assolti.

I momenti del raid: l'aggressione ripresa dalle telecamere

La ricostruzione dei fatti

La sera del 21 settembre 2018, intorno alle 22, alcuni manifestanti antifascisti, dopo aver lasciato piazza Redentore, dove si era conclusa la manifestazione 'Bari non si lega', stavano tornando dal quartiere Libertà verso la stazione. L'aggressione era avvenuta a poca distanza dal circolo Kraken in via Eritrea, sede barese di CasaPound. Alcune telecamere della zona avevano immortalato i momenti del raid. "Ci hanno inseguito, rincorso e ci hanno aggredito con mazze e cinghie, ho visto anche una catena", avevano raccontato le vittime, all'indomani delle violenze.

Il racconto delle vittime: “Rincorsi con mazze e cinghie”

Claudio Riccio era tra le persone aggredite. Il militante di Sinistra Italiana, colpito alle spalle e raggiunto da un violento schiaffo alla testa, si è costituito parte civile nel processo. Oggi ha ricordato così quei momenti: "Stavamo tornando a casa alla spicciolata dopo la manifestazione - ha ricordato - vicino a noi c'era anche una mamma con un bambino piccolo nel passeggino, quando il gruppo dei militanti di CasaPound ci ha raggiunto, da subito con modalità aggressive, facendo vedere catene e strumenti atti ad offendere e, nonostante avessimo cercato di evitare lo scontro, sono venuti ad aggredirci". "Abbiamo sperimentato sulla nostra pelle - ha affermato Riccio - una violenza squadrista che è la pratica politica di alcune forze organizzate neofasciste, tesa anche ad allontanare dalle piazze le persone che potrebbero spaventarsi, incutendo paura, come hanno fatto quella sera, per disincentivare la partecipazione".

Parti civili nel processo anche gli altri manifestanti picchiati, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Antonio Perillo, all'epoca assistente parlamentare dell'eurodeputata di Rifondazione comunista Eleonora Forenza. Anche quest'ultima, che quella sera era lì e soccorse i compagni aggrediti, era parte civile nel processo.

Decaro: "Devolveremo risarcimento a Osservatorio antifascismi"

Anche la Regione Puglia era costituita parte civile. Il presidente, Antonio Decaro, ha annunciato in una nota che la Regione "devolverà le somme che saranno incamerate a titolo di risarcimento per le attività dell’Osservatorio regionale sui neofascismi in Puglia perché siamo convinti che l’unico modo per combattere il fascismo o i tentativi di riabilitazione della cultura e della politica fascista sia continuare a disseminare cultura e conoscenza su ciò che realmente è stato e ha prodotto il fascismo in Italia. Non possiamo fare nessun passo indietro in tal senso e tutti i tentativi di riabilitazione storica, culturale e politica di una stagione nefasta come è stata quella fascista devono essere fermati sin dal principio".

Le reazioni politiche. Schlein: "Governo sciolga CasaPound"

Tra le diverse reazioni politiche seguite alla sentenza, quella della segretaria del Pd, Elly Schlein. "Ora che c'è una sentenza che lo stabilisce, al governo non resta che fare quello che gli chiediamo da tempo: sciogliere Casapound, sciogliere le organizzazioni neofasciste come previsto dalla nostra Costituzione", commenta Schlein. "Il tribunale di Bari - sottolinea - oggi ha condannato 12 militanti di Casapound per riorganizzazione del partito fascista e per lesioni. È una sentenza molto importante perché per la prima volta stabilisce che Casapound ha tentato di riorganizzare il disciolto partito fascista, violando la Costituzione e la legge Scelba".

Morino - 13/02/2026 10:00

...pollaio.

anonimo - 13/02/2026 04:51

Purtroppo dire la verità oggi è pericoloso

Mario - 12/02/2026 22:35

È più che mai palese nella Regione Toscana che li Sinistre applicano un Indottrinamento dalle scuole elementari fino alle Università dove gli stessi docenti pur di difendere il posto di ruolo si schierano palesemente sul fronte Sinistro della Politica, quella Sinistra che ha poco di Democratico e molto sui ricordi di un antico Fascismo.
Nelle scuole si applica quella finta inclusione che danneggia la stessa scuola, colpa degli stessi docenti venduti per tesseramento.
LM

Luigi mansi - 12/02/2026 20:19

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