• 8 commenti
  • 13/02/2026 09:58

La manipolazione come arma devastante.

"Il Magistrato Gratteri è il prototipo del fascista di sinistra, politicizzato e antidemocratico, che la Riforma Nordio vuole contenere. Anche per questo votare SI al Referendum è un dovere civico di ogni democratico, che vuole un Italia giusta e partecipata. Auspichiamo che Il Presidente Mattarella intervenga per contenere le idiozie di un Magistrato incapace di essere serio, equilibrato autorevole, come richiede la Costituzione Italiana. Gratteri squalifica ancora una volta, dopo aver falsificato in TV le parole di Giovanni Falcone la tanta Magistratura onesta e laboriosa, che in maniera seria affronta il Referendum votando SI o NO per convincimento personale  e non per pregiudizio ideologico."

COMTATO UNIONE cAMERE PENALI

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limpido esempio che il fascismo non si esprime solo con la violenza ma, anzi, oggi quella violenza che tanto deprechiamo è solo il frutto di una manipolazione devastante sulle persone più mentalmente fragili.

C.C.

I commenti

Ma davvero lei definisce fascista la modalità di esprimersi del Procuratore Gratteri?
Un magistrato insigne, ben voluto e impegnato nella lotta alla criminalità, il cui buon lavoro è riconosciuto da tanti, scortato da tempo per le minacce subite e lei lo definisce in modo sprezzante come fosse un fascista?
Io non credo a ciò che leggo: non le viene in mente che di nuovo assistiamo ad un magistrato maltrattato dalla politica e lasciato solo come già successo in passato con altri illustri magistrati che hanno fatto una brutta fine?
Lei mi meraviglia, e pure parecchio.

Possibile che anche lei sia stato buggerato da politici che razzolano da tempo nel malaffare e che cercano in ogni modo di fuggire dai processi ed uscirne puliti pur avendo la "rogna" ?
Gratteri dice che voteranno no le persone perbene e sì i delinquenti, le logge deviate e tutti i coloro che ci guadagnano ad avere una magistratura debole e lei CONCORDA con quelli che ribaltano il senso delle parole di Gratteri ed anzi dice che ha modi fascisti?
Magistrato anni '60?
In che senso, scusi, vuol chiarire?
Sono profondamente meravigliato che non si capisca che questa riforma, anche analizzandola dal punto di vista tecnico, è un assegno in bianco ai futuri governi che con leggi ordinarie potranno fare ciò che vorranno ed imbrigliare la Magistratura ponendo il PM - che è la figura che odiano di più per la sua attuale libertà di iniziativa - sotto il controllo politico.
E stia certo che LO FARANNO, lo hanno già fatto altre volte senza tanti complimenti per altre questioni (per es. reintrodurre i vitalizi dei politici che il M5S aveva abolito) con una faccia di tolla disgustosa.
E votando sì, gli elettori italiani che incredibilmente tutte le volte votano e rivotano partiti e candidati cialtroni e corrotti, stavolta riuscirebbero pure a demolire l'ultimo ostacolo che tali mascalzoni trovano davanti a sé, ovvero l'operato della Magistratura, così i cittadini italiani ONESTI e IRREPRENSIBILI non li proteggerà più nessuno dalle angherie e dai ladrocinii di questi mascalzoni.
Io non voglio questo e voterò NO convintamente, e invito le persone serie a votare NO per impedire che la politica corrotta che gli italiani sanno esprimere così bene non prenda del tutto il sopravvento in questa disgraziata nazione.
E credo che in molti si dovrebbero vergognare a reggere il sacco a certi mascalzoni votando per il sì.

#IOVOTONO

Anonimo - 19/02/2026 00:19

io invece penso , magari errando , che quando il confronto politico e culturale si concentra sulle etichette e sulle intenzioni attribuite agli altri, il rischio è di aumentare la polarizzazione senza chiarire davvero i contenuti. Il dibattito diventa più acceso, ma non necessariamente più informativo o costruttivo.
In termini civici, il nodo centrale resta sempre lo stesso: discutere idee, scelte normative e assetti istituzionali con rigore, evitando che il linguaggio trasformi il dissenso in una contrapposizione identitaria. È lì che si misura la qualità di una democrazia, molto più che nella veemenza delle affermazioni e delle sigle antifascista fascista democratico etc

elio - 15/02/2026 20:19

Non c'è dubbio che Gratteri abbia un modo di pensare tipicamente fascista infatti estrema sinistra ed estrema destra condividono molte materie nel campo delle libertà ed un'idea del significato "democrazia" del tutto personale. Penso che Gratteri condivida parola per parola quanto detto. Fortunatamente la pensano come me molti personaggi ben più qualifacti ad esprimere opinioni in materia e mi riferisco in particolare ai numerosissimi magistrati ex-sinistra.
Gratteri è solo l'immagine che appare di gran parte della magistratura nata negli anni '60. Poi ognuno , se riesce ad usare il propro cervello senza preconcetti ideologigi o tentativi di mantenere la poltrona ed il potere ne tragga le conseguenze. C.C.

Anonimo - 15/02/2026 11:20

Ben rappresentata da questo governo fedele alle promesse e scevro di interessi e favoritismi ad personam... Mica come i 5 stelle!

Ufo - 14/02/2026 19:59

... veramente stavo aspettando un chiarimento dal sig. C.C. (sig. Cristofani?).
Lei a domanda oppone un'altra domanda?

Anonimo - 14/02/2026 18:57

Lei considera fascista Gratteri, oppure considera fascista l'Unione Camere Penali??

Anonimo - 14/02/2026 02:02

...il commento in calce del sig. C.C. (il sig. Cristofani?)
La sua è una critica a quanto scritto dal Comitato Unione Camere Penali e nell'articolo, o concorda con loro?

Anonimo - 13/02/2026 14:10

...inchiodare i sostenitori del sì alle loro responsabilità e alle loro menzogne, adesso che il NO è avanti nei sondaggi e in alcuni ambienti si è deciso di TENTARE di delegittimare il sostenitore n.1 del NO, il benemerito Procuratore dott. Nicola GRATTERI, impegnato da anni nella lotta alla 'ndrangheta e per questo scortato, e OGGI IN ITALIA SIMBOLO ASSOLUTO DI LEGALITÀ.

Riporto l'analisi del sig. Giorgio Cavicchioli, reperita su Facebook e perfetta all'uopo.

" Nicola Gratteri non ha insultato nessuno. Ha fatto un’analisi politica.

L’italiano è una lingua precisa. Le parole hanno un peso. Le frasi hanno una struttura.
Quando Nicola Gratteri afferma che «quelli del malaffare voteranno SÌ di certo» non sta dicendo che «chi vota SÌ appartiene al malaffare». Sta facendo un’operazione logica diversa, elementare per chiunque abbia dimestichezza con la sintassi e con il ragionamento.

La proposizione è unidirezionale. Indica una convergenza di interessi. Non attribuisce un’etichetta morale a milioni di cittadini.

Dire che tutti i soggetti che hanno interesse a un indebolimento dei contrappesi istituzionali voteranno in una certa direzione non significa affermare che chi sceglie quella direzione sia parte di quel mondo. Confondere le due cose non è una svista innocente. È un ribaltamento intenzionale del senso.

Si tratta della classica inversione logica: dall’affermazione «A implica B» si pretende di dedurre «B implica A». È un errore argomentativo noto da secoli. Eppure viene agitato come prova di arroganza morale, come se fosse stata pronunciata una scomunica collettiva.

La domanda politica vera è un’altra.
Quella riforma modifica o no gli equilibri tra potere politico e magistratura. Produce o no un vantaggio oggettivo per chi ha interesse a una giustizia meno autonoma e meno incisiva. Se la risposta è sì, la frase di Gratteri è una valutazione di scenario. Se la risposta è no, la si contesta nel merito. Ma non la si traveste da insulto.

Il resto è polemica costruita.

Chi oggi si dice offeso non reagisce a una frase. Reagisce a un significato simbolico. Perché nel momento in cui una scelta referendaria diventa parte dell’identità personale, ogni critica a quella scelta viene vissuta come un attacco al sé.

Scatta l’identificazione di gruppo.
Scatta la difesa identitaria.
Scatta la dissonanza cognitiva.

Se io voto SÌ perché credo di rafforzare lo Stato, e qualcuno sostiene che quell’esito sarà gradito anche a chi ha conti aperti con la legalità, la tensione interna è forte. Per scioglierla è più semplice trasformare l’analisi in un’offesa e spostare il terreno dello scontro.

Non si entra nel merito della riforma. Si entra nella psicologia dell’indignazione.

C’è poi un elemento ulteriore, meno confessabile.
In un clima politico polarizzato, sentirsi descritti come parte di un blocco che include interessi opachi può rafforzare il senso di appartenenza. L’offesa diventa collante. La narrazione diventa: «ci disprezzano». E così si evita la domanda scomoda: a chi conviene davvero questa riforma.

Difendere Gratteri non significa canonizzarlo. Significa difendere la correttezza del dibattito pubblico. Le sue parole possono essere criticate, ma vanno lette per ciò che sono: una previsione politica fondata su un’analisi degli equilibri istituzionali.

Chi oggi specula sull’equivoco linguistico non difende l’onore degli elettori. Difende una strategia comunicativa. Trasformare un’analisi in un insulto è utile quando non si vuole discutere del contenuto.

Il punto resta lì.
Se una riforma è tale da risultare vantaggiosa per chi teme una magistratura autonoma, è legittimo dirlo. È politica, non moralismo.

Tutto il resto è una scorciatoia emotiva. E serve a non affrontare la questione centrale: quali interessi reali si stanno ridefinendo dietro quella scheda."

ILLUMINANTE.

Anonimo - 13/02/2026 14:05

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