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  • 27/05/2026 16:54

Ospedale Campo di Marte, la sfida di Lucca

A Lucca la sanità è tornata al centro della discussione. Non solo per le liste d’attesa, i pronto soccorso sotto pressione o la cronica carenza di personale che ormai accompagna ogni discorso sulla sanità pubblica italiana. Stavolta il nodo è più profondo: riguarda il peso dei territori, gli equilibri regionali e il timore che alcuni servizi finiscano lentamente risucchiati verso i grandi poli. Il dibattito si è riacceso attorno al futuro del Campo di Marte, un’area che per molti lucchesi non rappresenta soltanto un vecchio presidio sanitario da trasformare, ma un pezzo importante della città. Ed è proprio lì che si concentra la richiesta di chi chiede un rilancio vero della sanità lucchese, senza continui spostamenti di funzioni verso Pisa. La questione ruota attorno al sistema dell’“area vasta”, quella macchina organizzativa che negli anni ha concentrato sempre più peso sanitario nel polo pisano. Ospedale universitario, ricerca, formazione e direzioni strategiche: tutto finisce per gravitare lì. Un modello che da una parte crea eccellenze, dall’altra lascia nei territori la sensazione di essere diventati periferia. A Lucca questa sensazione è concreta. Il Campo di Marte negli anni è rimasto sospeso tra annunci, progetti e timori di svuotamento. Per questo cresce la pressione affinché l’area mantenga una funzione sanitaria forte e non venga ridotta a contenitore secondario. Tra le ipotesi sostenute c’è anche il rafforzamento della presenza universitaria legata ai corsi infermieristici. L’idea è semplice: dove arrivano studenti, professionisti e formazione, un presidio sanitario continua a vivere davvero. Senza persone e attività quotidiane, invece, una struttura rischia lentamente di spegnersi. Il tema si inserisce in una fase complicata per tutta la sanità toscana. Nelle aree interne, dalla Garfagnana alla Valle del Serchio, aumentano le segnalazioni di cittadini che faticano ad accedere ai servizi. Visite lontane, tempi lunghi, medicina territoriale fragile. E quando i servizi si allontanano, cresce inevitabilmente anche il senso di abbandono. L’Asl continua a garantire che non ci saranno riduzioni nei servizi di emergenza e che il personale infermieristico verrà rafforzato. Ma la diffidenza resta. Perché negli ultimi anni i cittadini hanno visto troppi cambiamenti vissuti come passi indietro. Dietro il rilancio del Campo di Marte, quindi, non c’è soltanto una questione urbanistica. C’è una battaglia per mantenere centralità sanitaria, posti di lavoro e servizi in un territorio che non vuole sentirsi marginale. Una partita che ormai riguarda molte città italiane: evitare che tutta la sanità di qualità finisca concentrata solo nei grandi centri, lasciando il resto del territorio sempre più scoperto.

Autonomia Sanitaria

I commenti

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Fatevene una ragione là Regione non vuole .
Tutto deve andare a Pisa .
La torta è già divisa

L - 28/05/2026 10:42

Non manca il personale, mancano i soldi per pagarlo, all'ultimo concorso per oss sotto l"asl ad Arezzo c'erano 5000 persone, 2000 hanno superato i test e sono in attesa, ma se si vincono le elezioni gridando che le tasse sono pizzo di stato, mentre l'evasione aumenta sempre più, poi mancano i soldi per pagare, dottori infermieri e servizi, ma se a molti italiani va bene questo tipo di far politica, poi lamentarsi per liste di attesa o ore passate in pronto soccorso.

Mau - 28/05/2026 08:28

Sarà dura perché siamo molto oltre "il timore che alcuni servizi finiscano lentamente risucchiati verso i grandi poli". Bisognerebbe invertire politiche decennali tutte centrate sull'accentramento in grandi poli: grandi Asl, grandi poli sanitari a Pisa Firenze Siena, 118 unico, cancellazione della guardia medica ecc. Il resto oltre i Poli è smantellato e lasciato al privato o alla buona volontà di operatori dei pronto soccorso o delle pubbliche assistenze. Il COVID ha messo a nudo il fallimento di questa impostazione, come di quella dei nuovi ospedali ad alta intensità di cura e degli ospedali costruiti col project financing. Impostazione che il referendum sulla riforma sanitaria fatto fallire da Giani, Baccelli e c. denunciava. Ora gli stessi signori come fossero scesi dalla Luna ieri propagandano la Sanità territoriale coi soldi del PNRR e riempiono il territorio di Case di Comunità (dopo le Case della Salute...) che nessuno sa come funzioneranno perché i soldi europei finanziano strutture e strumenti ma non il personale. E il personale già manca negli ospedali, per i medici di famiglia ecc..
La classe politica non vuole rilanciare Campo di Marte.
Né la destra né la sinistra accomunate sulla Sanità come sul resto dal semplice smantellamento dello Stato su cui campano da anni.
Campo di Marte avrebbe grandi possibilità: potrebbe divenire, andando anche sull'internazionalizzazione e collaborazione con altri centri europei, un centro di Ricerca che manca come l'aria a Lucca in tutti i settori. Un centro di degenza e riabilitazione, un centro di formazione per il personale sanitario ecc.. ma bisogna avere iniziativa, coraggio, voglia di innovare e sfidare vecchi schemi e vecchi feudi. Questa classe politica non le ha e non le vuole. Quindi tocca a cittadini, associazioni, operatori, giovani. Bisogna rifare Comunità. Calarla dall'alto serve solo a Giani e c. per fare post, inaugurazioni, buffet. E infatti lascia solo scatole vuote.

Anonimo - 27/05/2026 20:03

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