Tremila persone a Lucca nel segno di One Piece
Lucca ha vissuto un fine s ...

Continua la sarabanda sul nome da dare al "ponte nuovo" a Lucca.
Una scena pietosa messa in atto da chi si vuole sovrapporre e resettare un percorso concordato tra Provincia e Comune per indicare una rosa di nomi e che ha visto coinvolti centinaia di studenti delle scuole di Lucca che hanno lavorato e riflettuto su ciò, arrivando a proporre dei candidati che poi sono stati selezionati da un Comitato scientifico che ne ha scelti tre che verranno sottoposti al vaglio dei cittadini che potranno dire la loro scegliendo il nome definitivo.
Credo che a questo punto rimettere tutto in discussione sia sbagliato, nel merito e nel metodo, e fuori tempo massimo. I nostri studenti vanno rispettati, così come il lavoro da loro svolto.
Credo che gli studenti debbano essere lasciati liberi nella scelta senza essere condizionati se non dai loro studi e dal loro sapere. Gli insegnanti consegnano loro gli strumenti conoscitivi e con essi quelli interpretativi, secondo i programmi didattici in essere.
Detto questo penso anche che tutto questo canaio che mira a mettere bandierine e cappelli riguardo alla denominazione del nuovo ponte rappresenti la cifra dell’attuale dimensione lucchese che rischia, paradossalmente, di scivolare in un provincialismo senza fondo. Non c'è alcuna lesa maestà. È stato concordato un percorso, è stato chiesto agli studenti di esprimersi, lo hanno fatto con serietà. Diffondere sospetti circa l'eventuale condizionamento del loro contributo lo considero penoso oltre che mancanza di rispetto nei loro confronti.
Sto con gli studenti, senza se e senza ma, a prescindere dal nome che avrei scelto io.
Lucca, 6.6.26
Arc. Claudio Pardini Cattani
Non sono d'accordo con l'architetto Claudio Pardini Cattani. Gli studenti vanno educati. In quanto giovani vanno educati, e guidati alla comprensione della nostra società. È stato indetto un concorso per la scelta del nome, È stata proposta una rosa di nomi, adesso, democraticamente, bisognerebbe scegliere il nome e poi, ufficialmente, conferirlo al manufatto. Questa è la "storiella" che è stata raccontata agli studenti, i quali, prevedibilmente, ci sono cascati. Perché sono giovani e ci credono a quello che gli racconti. Adesso bisogna disilluderli, educarli: è compito degli adulti fargli capire che la politica di loro se ne frega, e imporre al ponte il nome che decideranno in Comune, possibilmente il più balordo immaginabile. Se non si fa così, non si capisce il vero senso della parola "partecipazione" utilizzata dai politici: un po' di fuffa, e poi si fa qualche caxxo ci pare.
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