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  • 10/07/2026 15:55

Smartphone a scuola

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nuovamente sul tema dell'utilizzo degli smartphone nelle istituzioni scolastiche, a seguito della circolare ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, con la quale il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha esteso alle scuole secondarie di secondo grado il divieto di utilizzo dello smartphone durante l'intero orario scolastico.

Si tratta di una riflessione che il Coordinamento ha già sviluppato in numerosi comunicati dedicati all'educazione civica, alla cittadinanza digitale, alla prevenzione del cyberbullismo, alla tutela dei diritti dei minori negli ambienti virtuali e alle opportunità e ai rischi derivanti dall'impiego dell'intelligenza artificiale. L'attuale intervento si pone quindi in continuità con un percorso culturale consolidato, che riconosce nella scuola il luogo privilegiato per formare cittadini consapevoli, responsabili e capaci di esercitare i propri diritti anche nello spazio digitale.

Le motivazioni che hanno ispirato la circolare ministeriale trovano riscontro nelle autorevoli evidenze scientifiche richiamate dal Ministero. I rapporti dell'OCSE, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'Istituto Superiore di Sanità evidenziano come un uso eccessivo e non regolato dello smartphone possa incidere negativamente sul benessere psicofisico degli adolescenti, sulla qualità delle relazioni e sulla capacità di attenzione.

Una lettura integrale delle stesse fonti restituisce tuttavia un quadro più articolato. Gli studi non individuano nella tecnologia il problema principale, ma richiamano la necessità di sviluppare competenze di autoregolazione, pensiero critico, benessere digitale ed educazione ai media. Anche il calo degli apprendimenti rilevato dalle indagini internazionali è ricondotto a un insieme di fattori educativi, sociali e organizzativi, tra i quali l'uso improprio dei dispositivi rappresenta soltanto uno degli elementi da considerare.

In tale prospettiva il divieto costituisce una misura organizzativa legittima e condivisibile per favorire condizioni di apprendimento più efficaci, ma non può rappresentare l'unica risposta educativa. La scuola, in attuazione dei principi sanciti dagli articoli 2, 3, 9, 33 e 34 della Costituzione, è chiamata a promuovere lo sviluppo integrale della persona, educando all'esercizio consapevole dei diritti, delle libertà e delle responsabilità che caratterizzano la società contemporanea.

Lo smartphone rappresenta oggi il principale punto di accesso all'ecosistema digitale delle giovani generazioni. Attraverso questo dispositivo gli studenti comunicano, si informano, apprendono, utilizzano servizi pubblici e privati, producono contenuti, accedono alle piattaforme di intelligenza artificiale, partecipano alla vita sociale e costruiscono la propria identità digitale. Ignorare questa realtà significherebbe rinunciare a educare proprio nel contesto in cui si sviluppa una parte significativa della cittadinanza del XXI secolo.

L'innovazione tecnologica, se guidata da una solida progettazione didattica, offre opportunità straordinarie. Lo smartphone può diventare uno strumento per il fact-checking, la ricerca documentale, la produzione di podcast e contenuti multimediali, la realtà aumentata, il cooperative learning, l'accessibilità, la personalizzazione degli apprendimenti, l'utilizzo responsabile dell'intelligenza artificiale generativa e lo sviluppo delle competenze STEM e digitali previste dai framework europei DigComp e DigCompEdu. Non è il dispositivo a determinare la qualità dell'apprendimento, ma la competenza professionale del docente e la capacità della scuola di inserirlo all'interno di percorsi educativi rigorosi.

Per trasformare il divieto in un'autentica opportunità formativa, appare opportuno affiancare alla regolazione una strategia educativa di carattere nazionale. In tale direzione si propone al Ministro dell'Istruzione e del Merito, professor Giuseppe Valditara, l'istituzione di una Settimana nazionale dell'Educazione alla Cittadinanza Digitale, all'Intelligenza Artificiale e all'Uso Consapevole delle Tecnologie, da programmare nel primo periodo dell'anno scolastico, nel rispetto dell'autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche.

L'iniziativa coinvolgerebbe tutte le classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Per gli studenti delle classi prime rappresenterebbe un'evoluzione della tradizionale accoglienza, orientata alla conoscenza delle regole della convivenza civile anche negli ambienti digitali e alla costruzione di una cultura della responsabilità. Per le classi successive costituirebbe un appuntamento annuale di aggiornamento e consolidamento delle competenze, in considerazione della continua evoluzione delle tecnologie, delle piattaforme digitali e dei sistemi di intelligenza artificiale.

Il percorso potrebbe prevedere due ore giornaliere di attività interdisciplinari. La formazione relativa agli aspetti giuridici, costituzionali ed economici potrebbe essere affidata ai docenti della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche, attraverso moduli dedicati alla cittadinanza digitale, alla tutela dei dati personali, alla privacy, alla responsabilità civile e penale nell'utilizzo delle piattaforme online, al cyberbullismo, al diritto d'autore, all'identità digitale, all'educazione finanziaria digitale e all'applicazione della normativa europea in materia di intelligenza artificiale.

La dimensione laboratoriale potrebbe invece essere affidata ai docenti della classe di concorso A-41 – Scienze e tecnologie informatiche e, nella scuola secondaria di primo grado, ai docenti di Tecnologia (A-60), mediante attività dedicate alla cybersicurezza, alla gestione sicura degli account, al riconoscimento di fake news e deepfake, al fact-checking, all'uso consapevole dell'intelligenza artificiale generativa, alla produzione di contenuti digitali, all'organizzazione dello studio attraverso applicazioni innovative, al coding, alla collaborazione in cloud, agli strumenti di accessibilità e all'impiego dello smartphone quale supporto alla ricerca, alla creatività e all'apprendimento.

Un simile percorso consentirebbe di valorizzare competenze professionali già presenti nella scuola italiana, rafforzando il carattere interdisciplinare dell'Educazione civica e contribuendo all'attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale, delle progettualità del PNRR e delle più recenti strategie europee in materia di competenze digitali.

Particolare attenzione dovrà essere riservata anche al rafforzamento del Patto educativo di corresponsabilità con le famiglie. L'educazione all'uso consapevole delle tecnologie non può infatti limitarsi al tempo scuola, ma richiede una comunità educante capace di accompagnare i giovani nella costruzione di comportamenti responsabili, equilibrati e rispettosi della dignità umana.

La circolare ministeriale rappresenta un'importante occasione per rilanciare una riflessione più ampia sul rapporto tra educazione, innovazione e diritti fondamentali. Regolare l'uso degli smartphone è certamente necessario; altrettanto indispensabile è investire nella formazione di studenti in grado di comprendere il funzionamento degli algoritmi, utilizzare criticamente l'intelligenza artificiale, tutelare la propria identità digitale, riconoscere la disinformazione e partecipare in modo consapevole alla vita democratica.

Educare ai diritti umani significa oggi educare anche alla cittadinanza digitale. Solo attraverso un'alleanza educativa tra scuola, famiglia e istituzioni sarà possibile trasformare la rivoluzione tecnologica in una concreta opportunità di crescita culturale, civile e democratica per le nuove generazioni.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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