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  • 20/07/2026 15:48

Caso Mario Roggero: richiamato il valore della legalità costituzionale

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con attenzione il dibattito sviluppatosi in seguito all'ingresso nel carcere di Bollate di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuti nell'aprile del 2021. Contestualmente, è stata presentata dalla moglie un'istanza di grazia, mentre il Ministero della Giustizia ha avviato l'istruttoria prevista dall'ordinamento, nel rispetto delle prerogative costituzionali che attribuiscono al Presidente della Repubblica la decisione finale sull'eventuale concessione del provvedimento di clemenza.

L'ampia eco mediatica e il confronto politico che ne è scaturito confermano quanto questa vicenda continui a suscitare interrogativi profondi nella coscienza collettiva. Il caso coinvolge questioni di grande rilievo civile e giuridico: il diritto alla sicurezza, la tutela delle vittime dei reati, i limiti della legittima difesa, il significato della responsabilità penale, la funzione rieducativa della pena e il delicato equilibrio tra giustizia, umanità e interesse pubblico.

Il CNDDU ritiene che proprio le vicende più complesse debbano rappresentare un'occasione di riflessione civile, sottraendosi tanto alle semplificazioni quanto alla contrapposizione ideologica. La comprensibile vicinanza verso chi subisce un'aggressione non può oscurare il principio fondamentale secondo cui l'accertamento delle responsabilità e l'applicazione della pena spettano esclusivamente allo Stato, attraverso il libero esercizio della giurisdizione e nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.

In una società democratica, il diritto non può essere modellato sulle emozioni del momento né sull'intensità del consenso. Le decisioni della magistratura possono essere oggetto di confronto e di critica, ma costituiscono il risultato di un percorso processuale regolato da principi di imparzialità, contraddittorio e tutela dei diritti. Analogamente, gli istituti di clemenza previsti dalla Costituzione rappresentano strumenti eccezionali, disciplinati da rigorose procedure e finalizzati a valutazioni che trascendono il dibattito politico e mediatico.

In questo scenario emerge con forza la responsabilità educativa della scuola. L'insegnamento dei diritti umani e dell'educazione civica non può limitarsi all'illustrazione delle norme, ma deve offrire agli studenti gli strumenti culturali per comprendere la complessità delle decisioni pubbliche, il valore della separazione dei poteri e il significato dello Stato di diritto. Educare alla cittadinanza significa imparare a distinguere la comprensibile partecipazione emotiva dall'analisi giuridica dei fatti, sviluppando senso critico, responsabilità e rispetto delle istituzioni democratiche.

Il CNDDU richiama inoltre l'attenzione sull'importanza di un linguaggio pubblico improntato alla sobrietà e alla responsabilità. Le parole utilizzate nel dibattito pubblico non sono mai neutre: possono rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni oppure alimentare contrapposizioni che rischiano di compromettere la percezione della giustizia come bene comune. È soprattutto nei momenti di maggiore tensione sociale che diventa indispensabile preservare il valore della correttezza istituzionale e della cultura costituzionale.

Il caso Roggero dimostra quanto sia difficile, ma al tempo stesso necessario, mantenere saldo il confine tra la legittima esigenza di sicurezza e il principio secondo cui l'amministrazione della giustizia appartiene esclusivamente allo Stato. Quando fatti di forte impatto emotivo alimentano divisioni profonde, il rischio è quello di trasformare il processo penale in un terreno di scontro tra percezioni soggettive di giustizia, indebolendo il ruolo delle istituzioni chiamate ad applicare la legge con imparzialità.

Per il CNDDU, la risposta più autentica non consiste nello scegliere tra sicurezza e diritti, ma nel riaffermare che una democrazia costituzionale vive dell'equilibrio tra libertà, responsabilità e legalità. È questa la lezione che la scuola è chiamata a trasmettere alle nuove generazioni: la forza dello Stato non risiede nella capacità di assecondare le emozioni collettive, bensì nel garantire che ogni decisione, anche la più controversa, sia assunta nel rispetto della Costituzione, dell'autonomia della magistratura e della dignità della persona. Solo una società educata alla cultura della legalità e dei diritti umani può affrontare i conflitti senza smarrire i principi che costituiscono il fondamento della convivenza democratica.

Prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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