LuBeC, Zucconi (FdI): «Ri-Generazioni culturali, per valorizzare il ruolo della cultura»
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Vannacci è quel nemico di Meloni che la sinistra s’illude sia suo amico
Il campo largo tace sul generale perché può indebolire la premier. Ma così il calcolo elettorale rischia di diventare un errore strategico: davanti agli allarmi sui suoi rapporti con Mosca, ignorarlo significa favorirlo. L’unico che lo ha capito, come al solito, è Calenda.
Roberto Vannacci non si tocca. Non conviene. È un problema loro. Siamo al trionfo della tattica, intesa come giochetto da ragazzini: il nemico del mio nemico è mio amico. Insomma, il campo largo e la sinistra non parlano mai del generale, il capo dei camerati di Futuro Nazionale. L’antifascismo solo quando serve, à la carte. Lui è un impaccio per Giorgia Meloni, dunque un’opportunità per Elly Schlein e compagni, dei quali in questi giorni non si trova una riga di attacco all’uomo nero della politica italiana.
Eppure, gli allarmi sono diventati estremamente seri: il Financial Times ha definito Vannacci una sorta di «cavallo di Troia» russo nella politica italiana, mentre la Procura militare di Roma ha aperto accertamenti preliminari dopo un esposto relativo anche alla partecipazione di militari alla struttura di Futuro Nazionale. Dunque, non si tratta dell’ennesimo pazzerello della politica italiana ma di un fenomeno appiattito ideologicamente sulla linea del Cremlino, al di là di legami più stretti tutti da provare, che potrebbe diventare addirittura un problema per la sicurezza nazionale.
In altri tempi, da Botteghe Oscure si sarebbe levato un allarme: questo è un pericolo per la democrazia. Mentre oggi nemmeno la sinistra più antifa ha emesso un fiato.
Il ragionamento – frutto di un cinismo machiavellico da quattro soldi – è banale: più è forte il generale e peggio è per la presidente del Consiglio. Non che non sia vero, al punto che molti ipotizzano che alla fine, di riffa o di raffa, un accordo tra centrodestra e Futuro Nazionale si troverà (e quindi altro che danno alla destra). E, tuttavia, ci dovrebbe essere un limite anche al cinismo elettorale. Soprattutto il Partito democratico, considerate le sue origini, dovrebbe fare una battaglia per denunciare il fenomeno Vannacci, per circoscriverlo, anche a costo di aiutare indirettamente il governo. Dovrebbe farlo per evitare un prossimo Parlamento pieno di fascisti e fascistoidi che non si vergognano di esserlo, cosa che non è esattamente un balsamo per la democrazia chiunque governi.
Peraltro, non tutti quelli che guardano al generale sono fascisti. Molti sono semplicemente arrabbiati, disamorati, qualunquisti, ostili alla politica tradizionale, desiderosi di mandare un segnale di rottura. Giovani soprattutto.
È lì che bisognerebbe dare risposte, prosciugando il mare in cui il generale pesca, andando alla radice del malessere. Dicendo che il fascismo non è una risposta alla crisi della società, ma è il trionfo di quella crisi. E in ogni caso le cose vanno dette a viso aperto. L’unico che lo sta facendo – è inutile che i campolarghisti se la prendano – si chiama Carlo Calenda. Che, tra l’altro, si è giustamente scandalizzato per l’invito a Vannacci da parte del Forum Ambrosetti, grazie al quale oggi egli a Cernobbio dialogherà con Mario Monti (presidente, una persona come lei però poteva rifiutarsi!), un fatto che la dice lunga sulla povertà morale dell’attuale classe dirigente del mondo economico.
Come al solito, si guarda al domani e non al dopodomani, avrebbe detto Aldo Moro. Qui si cambia un vantaggio con un disastro. La sinistra rischia ancora una volta di combattere l’avversario aiutando il nemico. Più o meno come è accaduto cento anni fa. A Weimar.
Mario Lavia
https://www.linkiesta.it/2026/09/vannacci-meloni-sinistra-ambrosetti/
foto tratta dal profilo facebook di Vannacci
La gavetta ne' bbarini più seria ed approfondita era quella di Bossi. Per gli stadi eccelso è Salvini. Ma noi da stadio abbiamo Barsanti. Ora il generalissimo li straccia tutti. Lui si è formato in caserma!
Anonimo - 08/09/2026 03:31
Per diventare un politico di successo, in Italia (ma non solo)?
Non le 'palle', vanno a scuola di 'balle', e per quelle son campioni del Mondo!
Più balle bene dici al popolino decerebrato, più ti votano!
In Italia? Ricordo una macchietta ad un esame tosto all'università, un capannello che assisteva compreso me, alla fine il prof. all'esaminando "Lei ha detto un sacco di balle...ma l'ha dette bene...28".
Questa è l'Italia!
Poi tanto i conti venghin dopo, così è stato anco per quel prof..
Quando ariva l'"oste"...
ahi ahi, che dolor che dolor!
Mi raccomando!
Fino alla Fine!
Uno di famiglia operaia-contadina, lucchese millenario DOC.
Ahr! Ahr! Ahr!
Per diventare un politico di successo"con le palle" in Italia, devi fare la gavetta e studiare duro per anni comunicazione, soprattutto nei Bar e negli Stadi. Poi condisci il tutto con della bella retorica e demagogia e il successo è pronto. Anni di smantellamento culturale della popolazione con armi di distruzione di massa come Tv e social e tutto andrà come previsto.
Anonimo - 07/09/2026 11:52
A livello culturale la differenza è maggiore di quella tra un istituto tecnico e l'università. Direi che se Monti è il professore, Vannacci e roba da asilo. Il problema è che qui si parla di politica e non di cultura. Politicamente Monti vale poco e per battere uno strXXX come Vannacci ci vuole un politico con le palle dure.
Anonimo - 07/09/2026 01:03
Tra Monti e Vannacci c'è come la normale di Pisa e il professionale Pertini. Poveri noi
anonimo - 06/09/2026 14:25
Monti come professore di economia lo rispetto, ma come politico ha fatto anche dei danni. Il fatto che abbia accettato di partecipare ad un confronto farsa con Vannacci dimostra proprio la sua incapacità politica. I cazzoni che hanno invitato Vannacci lo hanno contrapposto al classico professore che, per i terrapiattisti di turno, sarebbe espressione dei poteri forti europei, ec., ec., A parte il fatto che Vannacci non andava legittimato invitandolo a Cernobbio, ma se proprio si voleva fare un confronto andava contrapposto ad un animale politico deciso e duro come il muro. A Calenda per esempio, oppure a un radicale di scuola pannelliana. Calenda che è abbastanza furbo avrebbe però rifiutato il confronto per non legittimare l'aspirante caudillo.
Anonimo - 06/09/2026 02:11
Oggi, come siete messi a classe politica,
consiglio di ignorarli tutti, tanto altro non potete fare, fate di meglio!
Leggetevi un buon libro, magari fantascienza, di quella tosta tipo Isaac Asimov oppure Philip K. Dick, ma consigliabile pure George Orwell....
molto seri e sicuramente non cialtroni!
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