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  • 20/09/2026 05:22

L’antisemitismo a sinistra

L’antisemitismo a sinistra: la frattura nel progressismo italiano e il nodo della causa palestinese. Quando si parla di antisemitismo, il pensiero corre quasi automaticamente all’estrema destra e ai totalitarismi del Novecento. Esiste però un’altra faccia della medaglia, complessa e storicamente tabù: l’antisemitismo a sinistra. Un fenomeno che in Italia sta scuotendo profondamente la cultura progressista, portando alla luce profonde contraddizioni nel perimetro politico che fa dell'antirazzismo e dell'uguaglianza i propri valori fondanti.Il dibattito è diventato centrale in Italia, in particolare dopo l'impennata di episodi di intolleranza registrati dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC). Ma come si manifesta questo pregiudizio nella sinistra italiana e perché il movimento filopalestinese si trova al centro della tempesta?La linea sottile tra antisionismo e antisemitismoIl cuore del problema risiede nel conflitto in Medio Oriente. La critica legittima (e democratica) alle politiche del governo israeliano è parte del normale dibattito politico. Il confine diventa però estremamente labile all'interno delle piazze filopalestinesi e dei collettivi studenteschi della sinistra radicale, dove l'antisionismo si trasforma regolarmente in pregiudizio antiebraico.Questo slittamento si manifesta attraverso tre derive principali:Il ricorso ai vecchi stereotipi: Sostituire la parola "ebreo" con "sionista" per riproporre i classici cliché millenari sulla finanza globale, sul controllo dei media o sui complotti internazionali.I doppi standard: Applicare allo Stato d'Israele criteri di condanna estremi che non vengono mai evocati per nessun'altra nazione al mondo, arrivando alla demonizzazione totale del paese.La perdita della memoria storica: Episodi come l'ostilità subita dalla Brigata Ebraica durante le celebrazioni del 25 aprile a Milano mostrano come la radicalizzazione pro-Palestina stia portando settori della sinistra a recidere i legami storici con le comunità ebraiche italiane, che pure furono parte attiva della Resistenza.Le spaccature politiche della sinistra italianaLa discussione non investe solo i movimenti di base, ma divide i partiti istituzionali. La dimostrazione più lampante è l'acceso scontro sul DDL Antisemitismo (il disegno di legge ddl 1004 / C. 2830).Il testo, che adotta la definizione internazionale di antisemitismo dell'IHRA, ha spaccato a metà il centrosinistra:Da un lato, un'area riformista (inclusa una minoranza del Partito Democratico) ha sostenuto la legge come atto necessario per contrastare i crimini d'odio.Dall'altro, formazioni come Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e la maggioranza dello stesso PD hanno espresso forti contrarietà. La preoccupazione di quest'ala, condivisa da associazioni come Amnesty International Italia e partiti della sinistra, è che la norma possa essere strumentalizzata per criminalizzare l'opinione pubblica, mettendo un "bavaglio" alla solidarietà verso il popolo palestinese e alla condanna delle azioni militari israeliane.La polarizzazione è emersa chiaramente anche nelle manifestazioni di protesta organizzate a Roma e in altre città contro la legge, dove ai legittimi timori per la libertà di espressione si sono talvolta affiancati cori e slogan estremisti legati a frange radicali. Perché parlarne è un dovere progressista Riconoscere l'esistenza dell'antisemitismo all'interno del proprio perimetro politico non significa delegittimare il sostegno ai diritti del popolo palestinese o la critica verso i governi israeliani. Al contrario, serve a proteggere queste battaglie da derive d'odio deleterie.Nessuna area politica è immune dal virus del pregiudizio. Per una sinistra che vuole essere autenticamente inclusiva e antirazzista, l'autocritica e il rifiuto di ogni forma di intolleranza – senza ambiguità o zone d'ombra – rimangono l'unico vero antidoto per rimanere fedele ai propri valori fondanti. ATTILAS

I commenti

Sarebbe inutile commentare (inutile principalmente perché esistono le tifoserie "a prescindere") ma lo faccio lo stesso.
Poi chi vuole andrà a controllare/controbattere le mie affermazioni.
Intanto il sionismo non è "positivo". Per un certo periodo, i sionisti hanno mercanteggiato con i nazisti (andatevi a vedere perché e percome).
Il sionismo, a me sembra, configura un medio oriente dominato dal "grande Israele". Ma questo non è niente di diverso dal pensiero di Cecil Rhodes, o dal Lebensraum che i nazisti auspicavano dovesse svilupparsi nell'Europa dell'est a spese delle popolazioni slave, che loro consideravano "Untermenschen" allo stesso modo in cui, a me pare, qualunque popolazione sia pur semita ma NON ebraica è considerata "untermenschen" dai sionisti (e dico sionisti ma intendo israeliani, anche se a onor del vero qualche voce israeliana si è levata contro questo schifo, ma la maggior parte degli israeliani sembrano a favore della liquidazione, fisica o almeno giuridica, dei non ebrei)
Considerando il processo di insediamento degli ebrei come "coloni" nelle terre loro assegnate dal Dio dell'Antico testamento (buono, quello), operato con l'aiuto britannico, nei territori palestinesi, a me sembra un po' come se, che ne so, i bianchi del Sud Africa degli anni 60-70-80 avessero perseguito, invece della già vergognosa apartheid, la liquidazione dei neri (sto estremizzando lo so, ma tanto per capirci).
In più, mi pare che il giochetto di tirare in ballo l'antisemitismo come scusa per giustificare ogni e qualsiasi porcata commessa da Israele cominci a tirare un po' la corda, oltre ad essere francamente irrispettoso di tutti i poveri morti per VERO antisemitismo durante la Shoah.
Ma vedo che il tal giochetto è più o meno prediletto dalle comunità ebraiche mondiali, in primis quelle italiane, per cui, ahimè, io cresciuto nel rispetto del sacrificio del popolo ebreo per le sofferenze patite, vado incontro a un doloroso processo di ripensamento.
Mia opinione personale, come sempre e comunque.
Poi una piccola considerazione finale: a mio avviso è inutile commentare con roba tipo "eh, ma voi non vedete: La Cina, il Tibet, la Russia, l'Ucraina, i Pisani, i Lucchesi, i Livornesi..."
1) Stiamo sul pezzo per favore, se si parla di Palestina lascialo stare il Tibet, grazie.
2) Se i cinesi in Tibet (o i Pisani a Lucca) si comportano come gli Israeliani in Palestina, allora gli Israeliani sono in qualche modo GIUSTIFICATI? E' questo che francamente non ho MAI capito nella vostra logica da "E allora le Foibe?" Ve ne prego, spiegatemene la validità, cosicchè io possa comprenderla e metabolizzarla prima di passare a miglior vita.

JD - 23/09/2026 13:47

Guarda quello che fanno usa e Israele, o sei accecato dalla fazione politica.

Anonimo - 23/09/2026 11:38

Il sionismo è stato un grande movimento politico positivo. Il governo israeliano di oggi è il principale antisionista. L'estrema sinistra vede solo i crimini di Israele ed è un pochettino strabica. La Cina, cui tutti leccano il XXXX, fa in Tibet ed in Turkestan quello che Israele fa nei territori della Cisgiordania. Quello che fa la Russia non dovrebbe essere necessario neanche star qui a ricordarlo. Lasciamo perdere. Tanto è una battaglia (quasi) persa.

Anonimo - 21/09/2026 02:50

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