A Capannori sabato 3 ottobre il concerto di Eugenio Bennato
A Capannori sabato 3 ottobre si apre il 2° Folk Studio Festival con il concerto di Eugenio Bennato e la band Taranta Power
Al Teatro Artè di Capannori da questo sabato 3 ottobre e fino al 31 per cinque sabato la parola d’ordine sarà: Fuori dal coro, dentro la musica. Un palco, tante storie, ma soprattutto il suono di chi ha qualcosa da dire. Prende
il via infatti la seconda edizione del Folk Studio Festival 2026, un
evento dedicato alla musica d’autore e popolare realizzato con la collaborazione
del Comune di Capannori e l’Associazione per Lammari Aps. L’evento ha
come obiettivo unire tradizione e innovazione, artisti affermati e nuove
voci, pubblico e territorio, per vivere insieme un’esperienza tra
emozioni e cultura.
A dare il la, per rimanere sul piano
musicale, al Folk Studio Festival numero 2 sarà il concerto di un
artista napoletano, laureato in fisica, ma che ha scelto come strada della vita: quella del cantautorato e della musica popolare, parliamo del maestro Eugenio Bennato classe 1948 ed ancora in splendida attività. Per il concerto: www.liveticket.it/eugeniobennato-arte
prezzo: 20€ intero, 16€ under 16, 1+1 Disabilità uno gratuito e uno
intero ed inoltre dalle ore 18 è possibile acquistare presso la
biglietteria del Teatro Artè.
Di Eugenio Bennato ci sarebbe
moltissimo da scrivere, ma cerchiamo di riassumere in grandi linee chi è
questo personaggio traendo spunto proprio dalla sua biografia. Fondatore nel 1969 insieme a Carlo D'Angiò la Nuova Compagnia di Canto Popolare e successivamente nel 1976 i Musicanova e nel 1998 la band Taranta Power.
Per il cinema, teatro e balletto classico ha composto colonne sonore.
Nel 2000 fonda a Bologna, con la collaborazione di Silvia Coarelli e
Maristella Martella, la Scuola di Tarantella e danze popolari del Mediterraneo, prima
scuola in Italia con lo scopo di recuperare, studiare e divulgare i
balli popolari del Sud. Bennato e la sua band è conosciuto anche
oltralpe tenendo concerti diciamo pure in tutto il mondo: dall’Europa,
al Canada, agli Stati Uniti, e ancora Venezuela, Chile, Argentina,
Brasile, Marocco Algeria, Tunisia, Egitto, Turchia, Siria, Filippine,
Corea, Tailandia, Angola, Mozambico, Australia. Due partecipazioni al
Festival di Sanremo: 1990 con Tony Esposito Novecento aufwiedersehen e 2008 con il brano Grande Sud. Infine sabato prossimo sarà assieme alla band Taranta Power (Ezio Lambiase chitarre, Mujura basso, Sonia Totaro voce, danza, percussioni e Walter Vivarelli batteria, percussioni) qui in lucchesia ad aprire il Folk Studio Festival con il concerto: Briganti del presente.
Una serata di musica, identità e contaminazioni, con uno degli artisti
che più ha contribuito a portare la musica popolare italiana oltre i
suoi confini.
Eugenio Bennato ha concesso inoltre al Folk Studio Festival un’esclusiva intervista telefonica.
Chi sono i Briganti del presente?
E.B. Il mio pubblico e quelli che mi seguono e sono soprattutto una
nuova generazione si rifà a dei criteri di identità culturale che sono
diversi da quella della globalizzazione. I Briganti del presente sono
sicuramente quei spettatori che trovo davanti a me che partecipano ai
miei concerti, e ne faccio tanti sia in Italia che nel mondo, che hanno
fatto una scelta, una scelta che si contrappone alla musica commerciale.
Parliamo di musica d’autore?
E.B. Musica d’autore con temi che sono specifici che riguardano
innanzi il punto di partenza della musica popolare. Io da ragazzo ho
fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare eravamo giovani e fummo
accolti al Festival di Spoleto con un grande successo e grande
riscontro. Fummo praticamente i primi a ritrovarci gli strumenti e i
modelli musicali della musica popolare. Per esempio riferendomi alla
Toscana un personaggio come Caterina Bueno (nds. 1943-2007è stata un'etnomusicologa e cantante italiana) rappresentava l’ala toscana di questo grande movimento del Folk Revival degli anni 70.
E’ in questo seguire della musica popolare che scopre anche quella taranta?
E.B. Sì sicuramente nella scoperta delle sonorità della musica
popolare nelle varie regioni italiane c’era per esempio soprattutto
nella Puglia il ritmo liberatorio trasgressivo della taranta. Noi
cominciammo a studiare e a rivolgersi a quei maestri sconosciuti andando
a cercarceli nei paesini e ad ascoltare dei modelli di musica diversa,
alternativa legata alla cultura popolare e questa è presente in tutte le
regioni d’Italia, ma soprattutto al sud. Ovviamente io essendo di
Napoli ero interessato ai ritmi del sud e nel Salento venimmo in
contatto con questa musica terapeutica di guarigione legata ad un ritmo
incessante e una melodia estemporanea improvvisa estenuante. E quindi da
lì, nel 1998 pensai di fondare e dare il via a questo movimento che ho
chiamato Taranta Power contemporaneamente parte da Melpignano la notte
della taranta che è la manifestazione forse che richiama più pubblico
attualmente in Italia.
Che cosa porterà nel suo concerto a Capannori?
E.B. Ci saranno delle ballate sull’epopea del
brigantaggio meridionale di cui ho scritto di personaggi vissuti nel
1860 che si opponevano alle truppe piemontesi. Poi accanto a queste
ballate ci sarà un tuffo nel Mediterraneo che la mia ricerca nella
musica popolare del sud inevitabilmente mi ha portato ad allargare gli
orizzonti a tutte le vibrazioni musicali che ci arrivano dal
Mediterraneo ed in particolare dal nord Africa. Che si rifanno
evidentemente ad una storia di scambi ed interazioni fra i vari popoli
del Mediterraneo. Ho ritrovato per esempio nel timbro e modo di cantare
dei popoli della Puglia e della Calabria degli echi molto consistenti
che ci arrivano dalla sponda sud del Mediterraneo e infatti una dei
brani fondamentali del concerto sarà Sponda Sud .
Come vede la nuova musica dei giovani di oggi?
E.B. Sicuramente ci sono delle istanze positive c’è un linguaggio
nuovo. Però io ho avuto la fortuna di conoscere i maestri della
tradizione degli anni 70 che mi hanno consegnato una sorta di loro
testamento culturale e devo dire che l’elemento importante che posso
raccontare e di cui sono testimone è il fatto che la mia musica e la
musica di matrice popolare conquista platee di nuova generazione. Per
esempio spesso ai miei concerti sono presenti dei ragazzi dai 10 ai 15
anni con i tamburelli, che rappresentano appunto una generazione
alternativa alla musica della globalizzazione. Il limite di questi
movimenti nuovi è che spesso sono pilotati da un circuito commerciale
mentre invece il ragazzino che sceglie di suonare il tamburello lo
impara da virtuoso e rappresenta un elemento diciamo rivoluzionario in
questa logica del presente.
I suoi progetti per il futuro?
E.B. Continuare a scrivere musica. Io sono anche autore di
colonne sonore e mi chiamano di continuo e quindi di scrivere e
raccontare musica in un percorso musicale che mi ha portato, in qualche
modo, a sovvertire una logica. Quando fondai la Compagnia di Canto
Popolare eravamo dei ragazzi controcorrente già da allora, però il
percorso che abbiamo fatto e che abbiamo contribuito a che si
realizzasse è stato importante al fine di recuperare quell’atmosfera
culturale che rischiava di essere perduta.