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PFAS nelle acque e diritti
A Capannori un confronto sulle responsabilità e sulle scelte per uscirne
Sabato 17 ottobre alle ore 16, nell’Aula del Consiglio Comunale, incontro promosso dal Forum Acqua Pubblica e Si-Cura con Giuseppe Ungherese
CAPANNORI – Fare il punto sulla campagna NO-PFAS in Italia e in Europa e aprire un confronto sulle responsabilità del servizio idrico e del distretto cartario della Piana di Lucca. È l’obiettivo dell’incontro “I PFAS nelle acque ledono i diritti umani e sociali”, in programma sabato 17 ottobre alle ore 16 nell’Aula del Consiglio Comunale di Capannori, a cura del Forum Acqua Pubblica e Si-Cura.
Al centro, le novità normative sulle acque potabili e sugli imballaggi di carta e cartone per uso alimentare. Chi deve intervenire, con quali tempi e chi sosterrà i costi della transizione?
Il Forum chiede di rompere il silenzio sui PFAS nei processi produttivi del distretto cartario. Da tre anni i promotori sollevano il tema in provincia di Lucca, richiamando l’attenzione sulla qualità delle acque destinate al consumo umano e sugli scarichi dei depuratori civili e industriali. Con l’iniziativa di sabato intendono anche riaprire il confronto su un tema che, secondo il Forum, è rimasto nel silenzio al MIAC di Lucca, la fiera delle tecnologie cartarie.
Un silenzio che i promotori giudicano inaccettabile e irresponsabile di fronte alla crescente scarsità d’acqua e alle attese decisioni su divieti e deroghe all’uso dei PFAS nei processi produttivi, compresi quelli del settore cartario. Il Forum chiede di rendere pubbliche le scelte delle imprese e dei gestori, aprendo un confronto sulle alternative e sugli interventi necessari.
Parteciperanno Giuseppe Ungherese, esperto ambientale, autore e anima pensante del movimento NO-PFAS, e Tommaso Panigada, del Forum Acqua Pubblica e Si-Cura, con il contributo di GianPaolo Zanni, della CGIL Veneto. Il confronto riguarderà un territorio nel quale la disponibilità e la qualità dell’acqua sono essenziali per la vita quotidiana e per le attività produttive.
I PFAS sono una vasta famiglia di sostanze chimiche di sintesi, caratterizzate da legami carbonio-fluoro molto resistenti. Utilizzati in numerosi processi e prodotti per le proprietà di resistenza all’acqua e ai grassi, sono estremamente persistenti nell’ambiente. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato il PFOA come cancerogeno per l’uomo e il PFOS come possibile cancerogeno. La loro presenza nelle acque pone quindi una questione di salute, ambiente e tutela dei diritti.
Il quadro normativo è cambiato: ai nuovi limiti e agli obblighi di monitoraggio dei PFAS nelle acque potabili, applicabili dal 12 gennaio 2026, si affiancano le restrizioni del Regolamento (UE) 2025/40, operative dal 12 agosto 2026, sull’immissione sul mercato di imballaggi a contatto con alimenti contenenti PFAS in concentrazioni pari o superiori alle soglie previste. Disposizioni che riguardano anche gli imballaggi di carta e cartone per uso alimentare.
«Occorre cominciare a mettere in chiaro chi fa cosa e quali responsabilità si assume – sottolineano i promotori –. Il sistema idrico e il distretto cartario, fortemente dipendenti dalla risorsa acqua, devono spiegare quali interventi intendono programmare. Servono monitoraggi trasparenti, tempi definiti e chiarezza su chi sosterrà gli investimenti per reti, impianti e bonifiche necessarie. La tutela della salute non può restare una responsabilità senza titolare».
Il confronto affronterà inoltre il principio “chi inquina paga”, rafforzato dalla nuova Direttiva (UE) 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane. La direttiva prevede, per gli impianti interessati e secondo scadenze progressive, trattamenti più avanzati per rimuovere i microinquinanti, con investimenti rilevanti. Il sistema di responsabilità estesa del produttore previsto per finanziare tali trattamenti riguarda i settori farmaceutico e cosmetico.
Per il Forum, questa impostazione deve rappresentare un punto di riferimento anche nel confronto con le industrie del distretto cartario e con i gestori della depurazione, pubblici e privati, siano essi impianti a piè di fabbrica o strutture consortili. Occorre chiarire responsabilità, tempi di adeguamento e copertura dei costi degli interventi, assumendo il principio “chi inquina paga” come criterio guida.
L’obiettivo dei promotori è eliminare progressivamente i PFAS dai processi produttivi attraverso alternative più sicure, affiancando alla prevenzione gli interventi sulla contaminazione già presente. «Vogliamo dare il nostro contributo e lo facciamo adesso perché, su questo tema, le acque ristagnano un po’ troppo. È il momento di passare dalle preoccupazioni alle scelte».
L’invito a partecipare è rivolto alla cittadinanza, alle istituzioni, ai gestori del servizio idrico, alle imprese e ai lavoratori del distretto cartario.
Forum Acqua Pubblica e Si-Cura
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