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La serata di mercoledì 4 febbraio 2026 resterà impressa a lungo nella memoria della Lucchesia. In una casa di via Galgani, nella frazione di Rughi, nel comune di Porcari, una fuga di monossido di carbonio ha spento quattro vite all’interno delle mura domestiche, trasformando una normale sera d’inverno in una tragedia irreparabile.
Le vittime erano Arti Kola, 48 anni, operaio, sua moglie Jonida Kola, 43 anni, casalinga, e i loro due figli: Hajdar, 22 anni, elettricista, e Xhesika, 15 anni, studentessa. Una famiglia conosciuta e ben inserita nel territorio della provincia di Lucca, descritta da chi li conosceva come persone riservate e lavoratrici.
A far scattare l’allarme è stato un familiare, insospettito dal silenzio e dal fatto che nessuno rispondesse al telefono. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, poco prima delle 22, hanno trovato la porta chiusa e nessuna risposta dall’interno. Forzato l’ingresso, la scena è apparsa subito drammatica: l’aria era satura di gas e per la famiglia non c’era ormai più nulla da fare. I quattro sarebbero stati colti dall’intossicazione senza rendersene conto, probabilmente mentre si preparavano per la cena.
Nel tentativo istintivo di aiutare, il fratello di Arti Kola è entrato nell’abitazione e ha perso i sensi a causa dell’inalazione del monossido. È stato soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale di Pisa, dove è stato ricoverato per intossicazione, ma senza essere in pericolo di vita. Anche tre carabinieri intervenuti nelle prime fasi hanno accusato lievi sintomi e sono stati assistiti a scopo precauzionale.
Le prime indagini indicano come probabile origine del gas un malfunzionamento della caldaia o dell’impianto di riscaldamento. L’abitazione e l’impianto sono stati sequestrati per consentire tutti gli accertamenti tecnici necessari a chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Resta il dolore di una comunità intera, colpita da una tragedia silenziosa che non ha lasciato scampo.
Il monossido di carbonio torna così a ricordare quanto possa essere subdolo: non ha odore, non ha colore e spesso non dà segnali evidenti prima che sia troppo tardi. Una presenza invisibile che, soprattutto nei mesi invernali, può trasformare una casa in una trappola mortale.
In fondo a questa storia resta però anche un dovere: quello di ricordare e prevenire.
Le principali precauzioni da adottare sono semplici ma fondamentali. Gli impianti di riscaldamento e le caldaie devono essere controllati regolarmente da tecnici qualificati, senza rimandare le manutenzioni. Le canne fumarie vanno tenute libere e in buono stato, perché anche una piccola ostruzione può causare un ritorno di gas. È importante garantire una corretta ventilazione degli ambienti, soprattutto in presenza di apparecchi a gas, stufe o camini. L’installazione di rilevatori di monossido di carbonio, certificati e funzionanti, può fare la differenza, offrendo un allarme tempestivo quando il gas inizia ad accumularsi. Infine, mai improvvisare riparazioni fai-da-te sugli impianti: quando si parla di sicurezza, l’esperienza conta più del risparmio.
Una tragedia come questa lascia un vuoto enorme, ma può e deve diventare un monito. Perché il silenzio del monossido non perdona, ma la prevenzione può ancora salvare delle vite.
leggo questa incredibile coincidenza nella tragedia :
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La chiamata al 112 e l'errore del numero civico
"Mia sorella sta male, non sappiamo cos'ha", avrebbe detto il ragazzo agli operatori. Erano le 19:58 di mercoledì. In pochi minuti, mentre era ancora al telefono, la situazione sarebbe precipitata: anche lui e i genitori avrebbero iniziato a sentirsi poco bene.
Prima di perdere conoscenza, Hadjar avrebbe giusto fatto in tempo a dire: "Siamo in via Galgani al numero 168". L'indirizzo sbagliato: l'abitazione si trova al numero 186. Quando l'ambulanza è arrivata e non li ha trovati, ha contattato i carabinieri, che hanno coinvolto anche il fratello di Arti.
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La chiamata al 112 e l'errore del numero civico
"Mia sorella sta male, non sappiamo cos'ha", avrebbe detto il ragazzo agli operatori. Erano le 19:58 di mercoledì. In pochi minuti, mentre era ancora al telefono, la situazione sarebbe precipitata: anche lui e i genitori avrebbero iniziato a sentirsi poco bene.
Prima di perdere conoscenza, Hadjar avrebbe giusto fatto in tempo a dire: "Siamo in via Galgani al numero 168". L'indirizzo sbagliato: l'abitazione si trova al numero 186. Quando l'ambulanza è arrivata e non li ha trovati, ha contattato i carabinieri, che hanno coinvolto anche il fratello di Arti.
L'ingresso in casa è avvenuto solo due ore dopo la telefonata, intorno alle 21:45, quando per i quattro componenti della famiglia non c'era ormai più nulla da fare.
veramente una cosa incredibile, speriamo sia fatta luce su questa vicenda tragica
che riposino in pace queste povere creature piccole e i piu' grandi coinvolti !..e auguri di guarigione a coloro che hanno avuto ricoveri per intossicazione
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