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La partecipazione è stata ...

Per tre giorni Altopascio smette di essere soltanto uno dei borghi attraversati dalla Via Francigena e diventa il centro di una discussione molto più ampia: quella sul futuro dei cammini europei. Dal 21 al 23 maggio la cittadina toscana ospita infatti l’assemblea generale dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, con delegazioni arrivate da diversi Paesi attraversati dal celebre itinerario che collega Canterbury a Roma.
Non è una scelta casuale. Altopascio, da secoli, vive attorno all’idea del viaggio e dell’accoglienza. Qui i pellegrini passavano già nel Medioevo cercando riposo, cure e un pezzo di pane caldo prima di riprendere il cammino verso Roma. Oggi quello stesso spirito si è trasformato in un modello turistico che punta su percorsi lenti, natura e storia vissuta sul serio, non solo raccontata nei dépliant.
L’assemblea cade inoltre in un anno simbolico: i venticinque anni dell’associazione che coordina la rete della Francigena europea. Un traguardo che mostra quanto il cammino sia cambiato. Non più soltanto pellegrini con zaino e bastone, ma migliaia di persone che scelgono queste strade per turismo sostenibile, cultura e scoperta dei territori meno battuti.
Il programma dell’evento alterna incontri istituzionali e momenti più legati al territorio. Ci saranno visite nel centro storico, il confronto tra amministratori europei, il convegno internazionale ospitato al Teatro Cinema Puccini e infine un’escursione lungo la Francigena verso Ponte Buggianese. Un modo concreto per ricordare che questi percorsi non si capiscono davvero stando seduti attorno a un tavolo.
Altopascio punta molto su questo appuntamento anche per rafforzare la propria immagine turistica. Negli ultimi anni il Comune ha investito sulla valorizzazione del centro storico, del Museo MAST e della Riserva Naturale del Lago di Sibolla, attraversata dalla cosiddetta “variante dell’acqua” della Francigena. Luoghi diversi, ma uniti dalla stessa idea: trasformare il patrimonio storico e ambientale in qualcosa che porti persone, movimento e opportunità durante tutto l’anno.
E i numeri dei pellegrini sembrano dare ragione a questa strategia. Sempre più viaggiatori decidono di fermarsi ad Altopascio invece di attraversarla soltanto. Merito anche di un’identità rimasta sorprendentemente intatta. Qui la Francigena non è un’invenzione recente per attirare turismo: è parte della storia del paese. Lo raccontano la chiesa di San Jacopo, le tracce dei Cavalieri del Tau e persino il pane locale, nato secoli fa proprio per sfamare chi era in viaggio.
Dietro il vertice europeo c’è poi un obiettivo ancora più ambizioso: rafforzare il percorso che punta al riconoscimento UNESCO della Via Francigena italiana. Una candidatura su cui la Toscana continua a spingere, convinta che questi cammini possano diventare non soltanto un patrimonio culturale, ma anche una leva economica importante per molti piccoli centri.
E così, per qualche giorno, gli occhi dell’Europa si fermeranno su Altopascio. Un luogo abituato da secoli a vedere passare persone dirette altrove, ma che oggi prova a diventare esso stesso una destinazione.
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