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La partecipazione è stata ...

LETTERA APERTA A MONS. PAOLO GIULIETTI, VESCOVO DI LUCCA
Scriviamo questa lettera in seguito alla notizia ufficiale che don Lucio Malanca ci ha comunicato in meirto alla definitiva chiusura della chiesa di San Martino in Vignale e anche se crediamo che siano parole spese al vento, ma ci sentiamo ugualmente di esporle.
E’ inutile che veniate a dire che il vostro è un progetto ormai chiuso e già allo studio da molto tempo e non vogliamo sentirci dire niente del tipo “che già anche altre chiese….che dobbiamo ritenerci fortunati se la chiesa è rimasta aperta più del tempo dovuto” e così via.
Quella di San Martino è una comunità funzionava in nome dell’Eucarestia e non come ci è stato detto, a nostra colpa, un ritrovo di amici.
Ci dite che c’è carenza di sacerdoti e diaconi ma il problema è vostro e come dice don Lucio Malanca “della vostra ditta” e non riteniamo giusto che siamo noi a subirne le conseguenze.
Dite che ci verrà un eremo, ma eremo per chi? Per che cosa? Ma vi rendete conto che parte dei fedeli che frequentavano probabilmnete non andranno più a messa?...ma che importa..la vistra politica…dimenticavamo.
Queste piccole comunità sono da preservare in questi tempi di magra e l’istituzione Chiesa tende invece a demolire… ma dimenticavamo…la vostra politica.
Questa chiesa finirà in abbandono, trascurata e dimenticata come lo è già sia all’interno che all’esterno.
Sappiamo che tornare indietro non sia facile ma con un po’ di buona volontà si potrebbe, crediamo, trovare il modo per riuscire a non chiudere definitivamente questa storica chiesa.
Vescovo Paolo vogliamo credere che questa operazione le sia stata suggerita magari da da altri nelle vostre valutazioni perché se questo disegno è opera sua molto probabilmente la sua figura non ne risulterà gratificata.
Torniamo a ripetere: parole gettate al vento…ma ognuno chiaramente trarrà le sue conclusioni.
Un gruppo di fedeli.
Non conosco il posto.
Eremo? Boh!
La chiesa mi sembra piccolina, ma i fedeli si tranquillizzino, ché il sistema di farci un B&B vedrete che lo trovano.
Al limite ci starebbe anche una bella piscina.
All'ex Seminario, per i Comics e Summer Festival c'è sempre pieno.
Se vi sentite di appartenere ad una chiesa, partecipando alle celebrazioni, il problema, qualsiasi cosa dica Don Lucio, non è "della ditta", ma anche vostro. Diciamo che il problema è della chiesa come corpo collettivo e di questo corpo i fedeli fanno parte. Ho sempre pensato che l'abbandonare il presidio del territorio sia stato e sia un errore enorme. Quando una chiesa chiude, la comunità si sfalda e finisce una storia millenaria. La chiesa avrebbe dovuto e dovrebbe far di tutto per mantener in vita le parrocchie, da quelle piccole della montagna a quelle di città, ormai accorpate anche loro. Per far questo avrebbero dovuto e dovrebbero far sposare i preti (e ne recupererebbero alla causa qualche decina) ed estendere il diaconato a tutti i fedeli, donne comprese, in modo che le chiese possano restare aperte anche senza il sacerdote. Per esser chiari si dovrebbero poter fare dei culti senza consacrazione del Corpo di Cristo, ma con la lettura della parola e la distribuzione delle ostie usando quelle consacrate dal parroco, che magari sale in parrocchia solo una volta ogni 15 giorni o anche meno. Si dovrebbe creare una rete di volontari che aprano le chiese almeno due volte a settimana per la preghiera, seguendo un calendario definito ed affisso sulla porta (oltre che nell'etere informatico) e ovviamente in quelle poche ore i fedeli dovrebbero presidiare la loro chiesa. Quando scrivete ".... il problema è vostro...", siete veramente ingiusti e quasi ridicoli. Ma scusate, la chiesa non è un buffet dove si va a riempire il piatto!! Voi dovete proporvi alla diocesi per tenere comunque la chiesa aperta, se no, come fedeli siete falliti. Aggiungo che in materia di religione non sono un "progressista", anzi amo moltissimo l'uso del latino (intendendosi fare in latino la messa attuale, non fare la messa preconciliare) e amo moltissimo il rispetto della liturgia nelle feste tradizionali, perché la liturgia solenne è dar corpo alla fede. Penso però che il matrimonio dei sacerdoti e l'apertura ai fedeli, maschi e femmine, perché possano loro stessi officiare molti riti, sacramenti a parte, mi sembra un problema di sopravvivenza e non altro. Finisco dicendo che capisco che non vogliate fare la fine che tutti gli altri hanno fatto (chiesa chiusa e comunità finita), ma se non si cambiano molte cose è normale che, anche a voi, tocchi quello che a noi tutti è già toccato.
Un cristiano di un piccolo paese di montagna dell'Archidiocesi di Lucca
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