LuccAutori presenta gli incontri con Ilaria Grillini e Silvia Salemi
DOMENICA 11 OTTOBRE A VILL ...

Firenze, 14 settembre 2026. È Firenze la provincia toscana dove i redditi da lavoro dipendente sono cresciuti di più tra il 2020 e il 2025: +22,2%, da 26.653 a 32.580 euro di reddito medio. All'estremo opposto si trova Grosseto, con un aumento del 15,3%, da
22.070 a 25.455 euro. Quasi sette punti percentuali separano le due
province nella crescita dei redditi, con la distanza media tra i redditi
che è cresciuta da 4.000 a 7.000 euro.
È una Toscana a più velocità quella che emerge dalla nuova Ricerca Redditi di Acli e Iref, dedicata ai redditi da lavoro dipendente in Toscana tra il 2020 e il 2025, che è stata presentata nello scorso fine settimana durante la festa regionale di Acli Toscana al circolo San Prospero “L. Tellini” di Cascina.
Dopo Firenze, le crescite più consistenti si registrano ad Arezzo (+19,8%), Massa-Carrara (+19,0%), Pisa (+18,9%) e Lucca (+18,2%). Seguono Livorno (+17,5%), Prato (+17,3%), Siena (+16,4%) e Pistoia (+15,9%), fino ad arrivare a Grosseto (+15,3%). La differenza non riguarda soltanto la dinamica, ma anche i livelli di reddito: nel 2025 Firenze raggiunge i 32.580 euro di reddito medio, davanti a Livorno (32.320), Prato (31.184), Lucca (31.022) e Siena (30.358). Grosseto si colloca invece in fondo alla graduatoria con 25.455 euro, preceduta da Massa-Carrara (25.929).
Dalla
ricerca risulta inoltre che solo il 49,9% dei lavoratori toscani ha
registrato tra il 2020 e il 2025 una crescita del reddito superiore
all'inflazione cumulata del periodo (+18%), mentre il 34,0% ha visto
aumentare il proprio reddito in misura inferiore all'inflazione e il
16,1% ha registrato una diminuzione nominale. La Toscana, nel suo
complesso, presenta una dinamica molto vicina a quella nazionale, dove
le rispettive quote sono 49,4%, 34,7% e 15,9%. Il reddito medio dei
lavoratori dipendenti toscani è passato dai 23.218 euro del 2020 ai
27.625 euro del 2025, con una crescita nominale del 19%, a fronte dei
29.346 euro della media italiana.
“I numeri sulle province ci dicono che non esiste una sola Toscana quando parliamo di redditi da lavoro – afferma Elena Pampana, presidente di Acli Toscana –.
Firenze e Grosseto rappresentano gli estremi di una distanza che non
riguarda soltanto quanto si guadagna, ma anche la velocità con cui i
redditi riescono a crescere. È un elemento che dovrebbe interrogarci
sulle opportunità che i diversi territori riescono oggi a offrire a chi
lavora e sulle condizioni che determinano queste differenze”.
“Il
dato più preoccupante è però quello del potere d'acquisto – continua
Pampana –. Una crescita del reddito non significa necessariamente stare
meglio, soprattutto quando il costo della vita cresce più velocemente
degli stipendi. In Toscana quasi un lavoratore su due non ha visto il
proprio reddito crescere più dell'inflazione negli ultimi sei anni:
significa che per una parte molto ampia delle persone l'aumento nominale
dello stipendio non si è tradotto in una maggiore capacità di spesa. È
qui che la fotografia dei redditi diventa una fotografia delle
condizioni di vita: se il salario cresce, ma non abbastanza da tenere
il passo con i prezzi, la percezione concreta è quella di avere meno
risorse a disposizione”.
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