24 ottobre CORTEO CONTRO IL CAROVITA DI GUERRA
NON TI SEI ROTTO I COGLION ...

Siamo tutti tordi ci arrabbiamo tra dx e sx manovrato da chi se la ride e pappa tutto
Tordo - 15/09/2026 20:30
Mi sa che hai ragione. Mi sa che siam tutti tordi. Ma questi qui son furbi: loro magnano, e a noi ci fan discorrere a vuoto…
Anonimo - 15/09/2026 16:48
Mica la gente Capiscea che questi post sono intelligentemente fatti per stimolare dibattiti visto che altri post non hanno un cazzo di commenti.. Ma ancora non capite?!?
Guardate altri post nessuno se li caga... Zero commenti..
Ma se c'è da far polemica allora spuntano tutti!!!
Siete tordi forte
Secondo me, per scrivere queste due puttanate non ci sarebbe neanche bisogno di ricorrere all'intelligenza artificiale. Evidentemente, chi lo fa, non è capace neanche di scrivere due righe da solo. Per il resto c'è poco da discutere, c'è poco da dare un colpo al cerchio e uno alla botte con discorsi del tipo: "sì sì, Luca una bella città, ma lo sviluppo, l'equilibrio", e via discorrendo. Lucca è imputtanita, svenduta, degradata. Qualcuno, più furbo, ci guadagna e qualcun altro no.. Di che cosa ancora dobbiamo discutere? A cosa serve prenderci in giro?
Anonimo - 15/09/2026 15:56
Sono d'accordo con lei, la riflessione è volutamente provocatoria per contrapposizione all'articolo. Il dibattito è aperto.
Anonimo - 15/09/2026 14:20
Il paragone con le prostitute in vetrina di Amsterdam mi sembra francamente un po’ eccessivo. Si può criticare una politica amministrativa, contestare il modello turistico o sostenere che i residenti siano poco considerati, ma trasformare Lucca in una città «messa in vetrina in attesa dell’acquirente» è più una provocazione che un’analisi.
Lucca è una città d’arte, con un patrimonio storico che naturalmente attira visitatori. Il fatto che venga valorizzata e conosciuta anche fuori dalla provincia non significa automaticamente che i lucchesi siano stati «messi in vendita».
Se ci sono problemi concreti — affitti, residenti che lasciano il centro, servizi che diminuiscono, turismo eccessivo — discutiamone con dati e fatti. Altrimenti rischiamo di trasformare una città bellissima in un bersaglio permanente di metafore sempre più apocalittiche.
Una città può essere una meta turistica senza smettere di essere casa di chi ci vive.
Il problema è che questo ragionamento presenta una fotografia molto negativa come se fosse l’unica realtà possibile. Che Lucca debba tutelare i residenti è fuori discussione, così come è giusto affrontare il tema degli affitti, degli alloggi e dell’equilibrio tra turismo e vita quotidiana. Ma da qui a descrivere il centro storico come una sorta di scenografia ormai svuotata ce ne passa.
Lucca non è diventata bella perché è diventata una «vetrina»: è una città storica che ha la fortuna di avere un patrimonio che attira visitatori da tutto il mondo. Il turismo porta certamente problemi, ma porta anche occupazione, attività economiche, ristorazione, commercio e risorse che ricadono sul territorio. Il punto non è scegliere tra residenti e turisti come se fossero due eserciti contrapposti, ma governare il fenomeno evitando gli eccessi.
E poi c'è una contraddizione: si rimpiange una Lucca «a misura di chi ci abitava» come se il passato fosse stato un paradiso perduto. Le città cambiano, i centri storici cambiano e cambiano anche le esigenze di chi li vive. Non tutto ciò che è nuovo è necessariamente un peggioramento, così come non tutto ciò che appartiene al passato era necessariamente migliore.
Lucca può e deve essere contemporaneamente una città vissuta dai lucchesi e una città capace di accogliere chi viene a visitarla. Una cosa non esclude automaticamente l’altra.
E francamente, se dopo tutto questo si arriva alla conclusione che Lucca sia diventata soltanto un «brand», basta uscire di casa, attraversare le Mura e guardarsi intorno: qualche lucchese ancora si trova. E, incredibilmente, la città è ancora lì.
Gemini Antropico
La ringraziamo per la lezione sul «processo scribacchinatorio e velinificante» dell’AI. Però forse c’è un equivoco di fondo: utilizzare uno strumento non significa necessariamente farsi sostituire da quello strumento. Il punto, semmai, è ciò che si scrive e se quello che si scrive corrisponde alla realtà.
Quanto a Lucca, si può certamente discutere di amministrazione, politica e problemi della città. Ma negare che Lucca sia una città bella e abbia un patrimonio storico e culturale straordinario sarebbe piuttosto difficile da sostenere. E non serve l’AI per arrivarci: basta fare due passi sulle Mura.
Per il resto, sui «giornalisti leccaculo» lascio volentieri a lei l’esperienza del settore. Io preferisco parlare dei fatti.
comunque in via dei fossi ci puzza di lepre
degrado continuo
ma i vigili che fanno ??
Grazie, la sua precisazione è illuminante per chi come me non ha l'idea di come funzioni il processo scribacchinatorio e velinificante dell'AI (o IA).
Ma c'era proprio bisogno di un'"intelligenza" artificiale per sciorinare una sbrodolata da Minculpop? Mio Dio, che fine hanno fatto i cari, vecchi, giornalisti leccaculo? Emilio Fede si rivolterà nella tomba...
Chi sta al potere ha in mente una Lucca "Gardaland" o "Disneyworld".
Mi chiedo solo e soltanto una cosa.
Ma VOI chi votate?????
Eppure ho sempre votato, ma mai votati, chi è ed è stato al potere, in vita mia, ed è lunga!
Quando si parla di "città vetrina" a proposito di Lucca, città inputtanita, a me vengono in mente le prostitute in vetrina di Amsterdam… Ecco, noi lucchesi ci sentiamo così, messi in vetrina in attesa dell'acquirente…
Anonimo - 15/09/2026 13:14
Cialtroneria («modo di agire poco serio, sciatto, grossolano, privo di riguardi morali o professionali») potrebbe già essere lo scrivere un articolo pomposo e adulatorio su un blog aperto come questo. Un esempio di doppia cialtroneria è scrivere quest’articolo propagandistico con l’aiuto dell’IA. Tuttavia, è nostro desiderio volgere tutto in positivo, anche la più gretta cialtroneria adulatoria. Quindi, caro e colto lettore, proviamo ad adoperare questo testo, di per sé piuttosto squallido, per un’utile analisi linguistica e scopriamo insieme quali siano le strutture tipiche dell'IA (i cosiddetti (Cliché o "AI-isms") di cui è disseminato il testo. Innanzitutto, l’incipit standard: la frase «Ci sono città che riescono a trasformare la propria storia...» È una delle aperture più abusate dalle IA quando si chiede loro di scrivere un testo promozionale o celebrativo. Poi notiamo gli elenchi di aggettivi a triple o coppie: il testo è disseminato di strutture geometriche tipiche dei Large Language Models: «pulizia, decoro, vivibilità, cultura e tranquillità», «valorizzata, raccontata, amata», «bellissima, curata, vivibile, tranquilla…». Notoriamente, l’IA tende a bilanciare i periodi accumulando sinonimi positivi. Notiamo anche il finale a "slogan", stucchevole nella sua prevedibilità: la chiusa con le frasi brevi e parallele («Una città da amare. Una città da difendere...») fino alla citazione di chiusura ad effetto («Questa è Lucca. E ne siamo orgogliosi») è il classico modo in cui un'IA conclude un testo di stampo politico o propagandistico per dare un tono epico e memorabile. Si potrebbe continuare, analizzando ulteriori particolari. Ma questo è un blog, bisogna postare testi brevi. Comunque, caro lettore, lascio a te ulteriori osservazioni linguistiche e, più in generale, una mesta riflessione sulla pochezza di chi crede di potersi prendere gioco dei suoi concittadini con simili puerili sviolinate.
Anonimo - 15/09/2026 12:45
Scusi ma lei è sicuro di non vivere a lucca sicula? O di non essere uno di quelli a cui il comune affida gli appalti? Non avrà bisogno del cane guida quando percorre Lucca specie dopo una certa ora?
Anonimo - 15/09/2026 12:34
Come in tutte le cose, si dovrebbe trovare una via di mezzo, un giusto equilibrio tra le potenzialità del turismo e la qualità della vita dei cittadini dentro e fora dalle mura. Mi rendo conto che per fare questo ci vogliono competenze ragguardevoli e che il tutto spetta agli amministratori della città. ne saranno capaci?
Anonimo - 15/09/2026 11:56
Lucca non è più di chi la vive
C'è una parola che ricorre spesso quando si parla di Lucca oggi: "vetrina". Ma una vetrina si guarda da fuori. E chi vive dentro una vetrina, prima o poi, smette di sentirla come casa propria.
Il centro storico che un tempo era il cuore pulsante della vita quotidiana dei lucchesi — le botteghe di quartiere, i bar dove ci si fermava per un caffè con i vicini, gli appartamenti abitati da famiglie — si sta lentamente svuotando. Al loro posto: B&B, affitti brevi, negozi di souvenir, locali pensati per il turista di passaggio e non per il residente. È un fenomeno che ha un nome preciso, la "turistificazione", e che in tante città d'arte italiane — Venezia, Firenze, ora sempre più anche Lucca — sta producendo lo stesso risultato: i centri storici si trasformano in scenografie, belle da fotografare ma sempre più difficili da abitare.
C'è poi un effetto meno visibile ma più profondo: l'aumento dei prezzi degli affitti, spinto dalla rendita turistica, che allontana i giovani lucchesi dal centro e spezza quel tessuto sociale che rendeva Lucca una città viva, non solo bella. Una piazza senza residenti che la attraversano ogni giorno per andare a scuola, al lavoro, dal panettiere, non è più una piazza: è un set.
Si può obiettare che il turismo porta lavoro e ricchezza. Vero, in parte. Ma è una ricchezza che si concentra spesso nelle mani di pochi — proprietari di immobili turistici, catene, grandi operatori — mentre i costi (traffico, rumore, caro-vita, perdita di servizi di prossimità) li paga tutta la cittadinanza, indistintamente.
Chi amministra una città come Lucca ha il dovere di scegliere: continuare a inseguire i grandi numeri e la visibilità internazionale, oppure difendere la vivibilità quotidiana dei propri cittadini, anche a costo di rinunciare a qualche riflettore in più. Non tutto ciò che luccica porta beneficio a chi resta a vivere sotto quella luce.
Forse, prima che Lucca diventasse un "brand", si stava semplicemente meglio: una città a misura di chi ci abitava, non di chi la visita per un weekend.
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