LUCCA, la città del Garbo
In questi giorni a Lucca si sta dibattendo sulla Cultura ed anche sul cosiddetto "Garbo" che dovrebbe essere una nostra caratteristica auto-riconosciuta.
Temo che la storia della parola "Garbo" sia sconosciuta a quasi tutti i lucchese perciò, senza voler salire in cattedra, farò un piccolo ripasso storico ed etimologico.
L'espressione toscana "andare a Lucca a prendere il garbo" (o vo' a Lucca a prende' il garbo) è un celebre modo di dire tradizionale con una duplice origine, storica e ironica ma mi sembra che ai più sia completamente sconosciuta la sua genesi.
"Andare a Lucca a prendere il garbo" ha un significato figurato e ironico
Oggi il detto viene usato principalmente in tono scherzoso o di presa in giro nei confronti di una persona rozza, maleducata o priva di buone maniere. Dire a qualcuno di "andare a Lucca a prendere il garbo" significa dirgli, in sostanza, di andare a imparare la garbatezza, la cortesia e la civiltà.
Per quanto riguarda le sue origini storiche ed etimologiche, Il modo di dire ha radici nella storia commerciale e artigianale di Lucca e Firenze durante il Medioevo e il Rinascimento:
Il commercio del "garbo" (tessuti e pelli) in origine indicava un tipo di panno pregiato o una pelle sapientemente conciata (in particolare la lana di Garbo, la lana di primissima qualità importata dai fiorentini dal Regno di Garbo nel Nord Africa). Poiché Lucca era un centro d'eccellenza europea per la manifattura tessile e la lavorazione delle pelli, i mercanti si recavano in città proprio per acquistare questi prodotti "di garbo", ossia di ottima fattura e fattura elegante.
L'evoluzione semantica, nel corso del tempo, della parola "garbo" è passata dall'indicare la qualità raffinata di una stoffa/merce al concetto di buone maniere, eleganza comportamentale e cortesia personale.
Poiché storicamente i lucchesi avevano la reputazione di essere gente composta, misurata e dai modi formali (in contrapposizione al carattere talvolta più ruspante dei vicini), le popolazioni circostanti iniziarono a utilizzare l'espressione con intenti di bonaria ironia campanilistica.
Ciò detto temo che ormai il Garbo lucchese sia andato perduto. Quante volte ho visto (abbiamo visto) signore ingioiellate e con aria da nobildonna che quando apre bocca ne esce un linguaggio da carrettiere; le nostre madri o nonne sarebbero inorridite di fronte a tanta e tale ignoranza e maleducazione. Ricordo che mia sorella, fine anni '50 inizi '60 prese un bel ceffone (pur essendo già maggiorenne) perché aveva acceso una sigaretta per strada. Mi verrebbe da dire "be' mi tempi" . Molti, che non hanno vissuto quei tempi, quelli si erano i tempi del "Garbo" , non capiranno. Molti che oggi tirano in ballo il "Garbo" lucchese non hanno idea di cosa sia stato effettivamente. Il Garbo era anche e soprattutto rispetto per gli altri, rispetto per i genitori, per gli insegnanti, per la persona che vive sullo stesso pianerottolo di casa. Chi ci amministratva aveva rispetto per i propri concittadini ed era attento ai loro bisogni ed alle loro difficoltà.
Ormai sono tutte cose che non esistono più, ed il Garbo è diventato "sgarbo". E lo vediamo e lo viviamo sulla nostra pelle specialmente per colpa di amministratori incapaci e sgarbati che credono non di gestire la "res publica" ma una società per azioni dove 2+2 deve fare 5 anche a costo di sacrificare il benessere dei propri concittadini. Ma tant'è....
Scusate lo sfogo.
Sir Pente