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Impianto di Salanetti, Domenico Caruso: la sentenza del Consiglio di Stato non chiude affatto la partita, è necessario tutelare l’ambiente
La sentenza del Consiglio di Stato che ha escluso l’obbligo dell’autorizzazione ambientale integrata non chiude affatto la disputa sulla realizzazione dell’impianto di riciclo dei materiali assorbenti e tessili di Salanetti: infatti, un conto è la vicenda giudiziaria sulla regolarità dell’iter autorizzativo e un altro la valutazione politica sulla necessità della realizzazione di quell’impianto alla luce delle sue pesanti ripercussioni sull’ambiente.
E’ quanto afferma il Consigliere Comunale di Capannori Domenico Caruso per il quale la sentenza del Consiglio di Stato si basa sull’erroneo presupposto delle non pericolosità dei materiali trattati limitandosi alla sola verifica della soglia minima giornaliera di trattamento ai fini del non assoggettamento dell’impianto ad autorizzazione ambientale integrata.
Mi spiace constatare, prosegue Caruso, che nei ricorsi alla magistratura amministrativa non sia stata traslata la censura che io sollevai nella discussione in Consiglio Comunale sulla variante urbanistica adottata dalla Conferenza dei Servizi: in quell’occasione affermai che la variante in questione era illegittima siccome adottata in contrasto con le previsioni del Piano Strutturale Intercomunale sull’area di Salanetti classificata ad alta pericolosità idraulica per alluvioni frequenti.
Inoltre, dal giudizio amministrativo sono rimaste escluse in quanto non dedotte, le questioni in materia di tutela ambientale che avrebbero imposto la valutazione di impatto ambientale peraltro esclusa dalla Regione Toscana con il decreto dirigenziale del 5 marzo 2024.
Eppure, prosegue Caruso, i prodotti assorbenti (PAP) composti da cellulosa, polimeri ad alto assorbimento e plastica impongono una rigorosa attenzione per la presenza evidenziata da alcuni studi scientifici di sostanze nocive come formaldeide, idrocarburi, diossine e soprattutto PFAS ovvero microplastiche la cui presenza è stimata nell’ordine di 64,8 mg per 1 tonnellata di pannolini.
Questo significa che per le 10.000 tonnellate di pannolini lavorabili in 1 anno, il quantitativo di PFAS da trattare ammonterebbe a 648 grammi e nulla è stato detto sulla inadeguatezza del depuratore di Casa del Lupo ai fini del trattamento in sicurezza di quell’enorme quantitativo di PFAS.
Altre incertezze risiedono nel trattamento del materiale organico come urine e feci potenziali veicoli di malattie sulla diffusione delle sostanze chimiche presenti nei farmaci di cui rimane traccia nei materiali igienici.
In passato, afferma Caruso, ho criticato l’eccessivo impatto dell’impianto sul consumo di gas (2 milioni di m³ di metano), acqua (3 milioni di litri), energia elettrica (7.500 MW) l’incremento del traffico, del rumore, le emissioni in atmosfera in una zona critica come la Piana di Lucca.
A questi danni si aggiunge la beffa dei costi per la realizzazione gravanti sui cittadini.
Per questi motivi è singolare e grave che il Comune di Capannori abbia prestato passiva acquiescenza alla decisione di Reti Ambiente di realizzare l’impianto nel territorio del comune di Capannori e spiace soprattutto constatare che l’esigenza di tutelare l’ambiente non sia stata avvertita per compiacere i desideri di quella società
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