Don Aldo Mei non è morto
Il comportamento di
quest’uomo ha lasciato il segno dentro di me con queste poche righe
cerco di spiegare perché. E’ il mio modo di ricordare
l’anniversario della sua fucilazione.
L’episodio che mi ha
colpito è stato il perdono e la benedizione che lui ha donato ai
soldati che stavano per ucciderlo, immaginiamoci la scena don Aldo va
insieme al plotone di esecuzione sotto gli spalti delle mura vicino
Porta Elisa e scava la fossa che lo accoglierà. La scava poco
profonda anche perché è stanco e debilitato e non ha le forze per
fare di più, quando tutto è pronto lui si rivolge ai soldati li
benedice e li perdona.
Io mi domando questi
uomini che stanno per sparargli che cosa hanno provato quando gli si
è avvicinato e li perdonati e benedetti? Che cosa è rimasto in cuor
loro, ne hanno parlato tra loro, quelli che sono tornati a casa,
hanno raccontato questo episodio alle mogli ai figli, alle loro madri
ai loro padri agli amici? Un messaggio così in questa situazione è
dirompente e non può essere ignorato o nascosto arriva nel profondo
di ognuno di noi. Quante volte ci avranno riflettuto ripensato?
Don Aldo ha scelto e
voluto comportarsi così, lo capiamo bene anche da un particolare: la
sera prima della sua fucilazione una suora gli porta qualcosa da
mangiare e lui la rifiuta dicendo che a lui non serve e che era più
utile a chi aveva fame visto che in tempo di guerra il cibo era cosa
preziosa. Quindi tutti i suoi comportamenti sono frutto di una scelta
profondamente consapevole.
Un uomo così non muore.
Giulio Della Togna