LUCCA BARRUECA 2026: UN VIAGGIO DA LUCCA ALL'EUROPA TRA MUSICA, STORIA E DIALOGHI
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Intelligenza artificiale sotto accusa: demonizzare la tecnologia non è la soluzione
Ancora una volta l’intelligenza artificiale diventa il capro espiatorio perfetto per problemi che esistono da ben prima della sua nascita. L’inchiesta del New York Times e il clamore mediatico che ne è seguito sembrano voler far credere che la manipolazione dell’opinione pubblica sia una novità introdotta dai modelli linguistici generativi. La realtà è che la propaganda esiste da secoli e che ogni nuova tecnologia, dalla stampa ai social network, è stata accusata di essere “l’arma definitiva” della disinformazione.
Il problema non è l’AI, ma l’uso che se ne fa
Attribuire la colpa alla tecnologia è comodo, ma fuorviante. Non sono gli algoritmi a decidere di manipolare le persone: sono esseri umani, con agende politiche e interessi economici. La stessa AI che oggi viene dipinta come “strumento di persuasione occulta” è anche quella che traduce testi per i medici umanitari, aiuta ricercatori a scoprire nuove cure, e mette in contatto persone di culture diverse.
L’ipocrisia della paura selettiva
Fa sorridere – amaramente – che si gridi allo scandalo per presunte operazioni cinesi, quando da anni aziende e governi occidentali utilizzano sistemi di profilazione e marketing comportamentale con un’efficacia impressionante. Quando la persuasione algoritmica serve a vendere prodotti o spingere narrative “amiche”, si parla di innovazione. Quando invece il mittente è geopoliticamente scomodo, diventa “minaccia globale”.
Demonizzare non protegge, educare sì
La soluzione non è fermare o limitare l’intelligenza artificiale, ma formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere contenuti manipolatori qualunque sia la loro origine. Bloccare la ricerca o demonizzare la tecnologia significa consegnarla in mano esclusivamente a chi ha meno scrupoli nell’usarla.
Un appello alla lucidità
Il dibattito sull’AI ha bisogno di meno titoli sensazionalistici e più onestà intellettuale. L’intelligenza artificiale non è “buona” o “cattiva” di per sé. È uno specchio delle intenzioni di chi la programma e la utilizza.
Se continueremo a trattarla come il nemico, rischiamo di perdere l’occasione di farne un alleato potente contro la stessa disinformazione di cui oggi ci preoccupiamo.
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