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  • 01/01/2026 14:33

Legami opachi tra politica, sinistra e ambienti islamisti radicali

La sensazione che qualcosa non torni ha smesso da tempo di essere un sussurro ed è diventata un tema esplicito del dibattito pubblico. Non si parla più solo di attivismo o di solidarietà internazionale, ma di una parte ben precisa della politica italiana che, oggi, si trova coinvolta direttamente in una zona grigia fatta di rapporti, presenze comuni e silenzi imbarazzati. È soprattutto l’area della sinistra, in diverse sue espressioni, a essere chiamata in causa in questa fase. Il nodo non è l’adesione formale a ideologie estremiste, ma una vicinanza concreta, documentata da incontri, eventi, iniziative pubbliche e collaborazioni con associazioni che si presentano come umanitarie e filopalestinesi, ma che nel tempo sono finite sotto osservazione per presunti legami con ambienti islamisti radicali. Quando queste realtà vengono sfiorate da indagini o sospetti, il problema non è solo giudiziario: diventa politico, culturale e morale. Qui emergono le insicurezze. Da un lato c’è la paura di aver sottovalutato il rischio, di essersi mossi con superficialità in un terreno complesso, fidandosi di interlocutori sbagliati. Dall’altro c’è il timore, più calcolato, che rompere pubblicamente con certi ambienti significhi perdere consenso, incrinare alleanze, esporsi alle accuse di tradimento della causa palestinese o di cedimento alle pressioni dell’avversario politico. Il risultato è una linea ambigua: difese generiche, accuse di strumentalizzazione, prese di distanza parziali o tardive. Eppure, agli occhi di molti, proprio questa esitazione pesa più di qualunque fotografia o presenza occasionale. Non chiarire subito, non marcare confini netti, alimenta il sospetto di una connivenza quantomeno opportunistica, se non ideologica. Una connivenza che forse non è voluta, ma che nasce dal rifiuto di affrontare il problema fino in fondo. Il coinvolgimento attuale di una parte della sinistra rende tutto più delicato. Non si tratta di vicende archiviate o di errori lontani nel tempo, ma di una gestione presente, ancora in corso, che mette alla prova la credibilità di chi rivendica valori di legalità, pace e diritti. In questo contesto, la solidarietà rischia di diventare uno scudo dietro cui nascondere l’incapacità di dire dei no scomodi. Alla fine, la questione non è stabilire colpe definitive, ma riconoscere una fragilità politica evidente: la difficoltà di distinguere tra cause giuste e strumenti sbagliati, tra dialogo e tolleranza eccessiva. Finché una parte della politica continuerà a muoversi in questa ambiguità, il sospetto resterà più forte di qualsiasi smentita, e il prezzo lo pagherà la credibilità dell’intero campo progressista. https://fai.informazione.news/

I commenti

Anche a Lucca ci sono situazioni particolari del genere pubblicato, andrebbe indagato a modo

Pino - 03/01/2026 18:29

I mi preoccuperei di più di chi, al governo della nostra amata cittadina, intrattiene allegri rapporti con criminali mercenari filorussi.

anonimo - 03/01/2026 14:05

Sostanzialmente condivido quanto lei scrive, infatti non intendevo tanto replicare a lei, quanto all'autore del post, solo che, senza pensarci troppo, ho sbagliato l' "indirizzo" della replica. Sarà l'età che avanza :D
Me ne scuso.

JD - 03/01/2026 13:01

Mi scusi, ma il nesso tra Caifa, Ustica, le stragi ed il finanziamento ad Hamas lo vedo fino ad un certo punto. Ho scritto che parti della sinistra considerano Hamas resistenza palestinese, come resistenza consideravano i Fedayn di 50 - 60 anni fa. Non mi pare di aver detto una cosa falsa. Tutta l'area dei cosiddetti antagonisti/centri sociali/collettivi universitari grida in piazza "free Palestine from the river to the sea" (ganzo che usino la lingua degli amerikani); tale slogan coincide perfettamente con la volontà di Hamas, ovvero con il progetto di distruggere lo stato ebraico. Mi pare, lo ripeto, che sia la scoperta dell'acqua calda. Mi limito ad esporre dei fatti e non do un giudizio di merito sulle idee dei pro Pal. Per altro non voto neanche il cosiddetto centrodestra.

Anonimo - 03/01/2026 01:28

E avete scoperto l'acqua calda!
Lo sappiamo tutti, da sempre, che ci sono "loro" dietro le pagine nere (oops... scusate, intendevo "rosse") della storiaccia d'Italia.
Abbiamo, intanto, la certezza assoluta che ci sono "loro" dietro la strage di Bologna, appunto perché un branco di magistrati comunisti ha stabilito che, invece, sono stati i neofascisti... quindi che miglior prova volete?
Italicus, piazza Fontana, Ussstica, metteteci quel che volete, gira gira vedrete che ci son dietro loro: Comunisti, musulmani (preferibilmente palestinesi) e magistrati. La Trimurti dell'orrore, la Spectre italiana.
Un mio amico dice che pure Caifa e Ponzio Pilato erano un po' di sinistra... e quando gli si fa notare che al tempo di Gesù musulmani non ce n'erano risponde: "E a te chi te l'ha detto?" L'importante è crederci.
"Alla fine, la questione non è stabilire colpe definitive, ma riconoscere una fragilità politica evidente: la difficoltà di distinguere tra cause giuste e strumenti sbagliati". Bello. Si sa che la sinistra riscrive la storia, meno male che da altre parti (politiche) ciò è impensabile!
Vedo che l'anno inizia bene sulla Voce...

JD - 02/01/2026 11:44

Per l'estrema sinistra italiana ed un tempo anche per parte del PCI i terroristi palestinesi non sono tali, bensì dei resistenti all'occupazione israeliana. Quello che era per il PCI, oggi in parte è per alcuni settori estremi del PD, partito dalle varie anime. Non sono cose nuove! Hanno sempre raccolto soldi per i movimenti armati palestinesi. Lo facevano per i mitici Fedayn, lo fanno oggi per Hamas.

Anonimo - 02/01/2026 03:31

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