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Daniele Bianucci attacca la proposta di legge sulla Remigrazione (che verrà presentata da Difendere Lucca il prossimo 7 febbraio) aggrappandosi alla premier Meloni. Secondo il consigliere comunale di estrema sinistra anche la Meloni si sarebbe dissociata dalla proposta, e questo sarebbe quindi riprova che la stessa sia ‘sbagliata’. È proprio vero che quando si è disperati ogni fuscello e un’ancora di salvataggio, ma proponiamo alcune scarne riflessioni:
a) la proposta non nasce in ambito governativo, quindi la Meloni se la ritroverà sul tavolo senza averla proposta.
b) per Bianucci la Meloni è metro di legittimità/giustezza di una proposta? Se la premier l’avesse appoggiata Bianucci quindi non avrebbe avuto niente da ridire?
c) il solito problema della sinistra con la democrazia: mentre Askatasuna prendeva a martellate i poliziotti, movimenti di destra presentavano una proposta di legge, prevista dal nostro ordinamento. Nel primo caso Bianucci tace, nel secondo parla di offesa alla democrazia.
Attendiamo con ansia lo sgombero del palazzo in Via Napoleone III per ammirare la composta reazione dei pacifici e mai violenti militanti di Casapound, noti in tutto il mondo per la loro calma serafica, l’equilibrio mentale, l’amore e il rispetto per i processi democratici, e per il continuo tentativo di mediazione con il resto del mondo.
Anonimo - 01/02/2026 18:46
Questi attacchi personali reiterati e rigorosamente anonimi a Bianucci, quasi sempre privi di senso, che mettono sulla stessa bilancia mele e pere, che non di rado attaccano e denigrano la persona più che la sua azione politica, danno la misura del buon lavoro che il consigliere di opposizione sta facendo, e dei miseri mezzucci utilizzati dai suoi vili avversari politici.
Anonimo - 01/02/2026 18:42
Bianucci ha posto una sua proposta politica ed è legittimo criticarla, anche duramente, nel merito e nelle conseguenze che potrebbe avere. Nessuno lo mette in discussione per questo.
Il problema nasce quando, su altre iniziative, si cambia criterio di giudizio. Una proposta di legge presentata attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento non diventa automaticamente “antidemocratica” perché non la si condivide. La critica dovrebbe restare sul contenuto, non trasformarsi in una delegittimazione di principio.
Se si accetta che le proposte si discutano quando arrivano da una parte, lo stesso vale quando arrivano dall’altra. Altrimenti non è confronto politico, ma doppiopesismo. E questo, più delle singole proposte, è ciò che impoverisce il dibattito pubblico.
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