EX MANIFATTURA SUD, L’UNICA COSA VALORIZZATA È L’INAMMISSIBILITÀ
EX MANIFATTURA SUD: PARDINI PROMETTE IL RILANCIO, CECCHINI CERTIFICA IL PERCORSO. ALLA FINE L’UNICA COSA VALORIZZATA È L’INAMMISSIBILITÀ.
Doveva essere la grande rigenerazione della Manifattura Sud.
È diventata la rigenerazione del bando.
Il 5 agosto il Comune di Lucca ha annunciato che l’unica offerta presentata per la concessione di valorizzazione dell’ex Manifattura Tabacchi – Porzione Sud è stata giudicata inammissibile.
La commissione, supportata da un parere legale esterno, ha escluso Polimea Lucca Srl Impresa Sociale prima ancora dell’apertura dell’offerta economica, per «manifesta improcedibilità».
La motivazione diffusa dal Comune occupa poche parole:
presenza di alcuni prerequisiti in diretto contrasto con la documentazione della procedura.
Quali prerequisiti?
Non è dato saperlo.
Quali clausole del bando avrebbero violato?
Non è spiegato.
Erano condizioni sospensive, riserve economiche, presupposti autorizzativi, richieste incompatibili con la concessione?
Silenzio.
A Lucca siamo così arrivati a una nuova frontiera amministrativa:
una procedura ad evidenza pubblica conclusa da motivazioni che, al momento, pubblicamente evidenti non sono.
LA FORMULA DELLA RIGENERAZIONE PARDINIANA
Ricapitoliamo il risultato:
· Oltre 14mila metri quadrati da recuperare.
· Immobili abbandonati e degradati da più di vent’anni.
· Una concessione fino a 50 anni.
· Almeno 24,52 milioni di euro di investimenti richiesti.
· Termini prorogati per favorire «la più ampia partecipazione».
· Un solo partecipante.
· Zero offerte ammesse.
· Zero progetto.
· Zero cronoprogramma per il futuro.
La più ampia partecipazione si è allargata talmente tanto da contenere un solo concorrente.
Poi hanno escluso anche quello.
Un capolavoro di urbanistica sottrattiva.
NOVEMBRE 2024: POLIMEA ERA IL PROGETTO PIÙ INTERESSANTE
Il vero cortocircuito non nasce il 5 agosto 2026.
Comincia molto prima.
Nel novembre 2024 Mario Pardini affidò a Elvio Cecchini uno specifico incarico fiduciario per coordinare il percorso tecnico-amministrativo della Manifattura Sud.
Cecchini spiegò pubblicamente che, tra le cinque proposte arrivate dopo l’indagine esplorativa, quella di Polimea era stata ritenuta la più interessante perché rispettava meglio i paletti indicati dal Comune.
Disse che avrebbe cercato di compiere tutti i passaggi possibili e di offrire a Polimea le condizioni necessarie per organizzare il progetto.
Non lo sosteneva un passante intercettato al bar.
Lo sosteneva il consigliere scelto dal sindaco per seguire la Manifattura.
Polimea avrebbe dovuto creare un polo dedicato alla musica, alle arti, alla formazione e alla produzione culturale, con funzioni complementari commerciali, ricettive e di ristorazione.
Cecchini arrivò a definirla una futura zona viva della città, attiva dalla mattina fino a tarda notte e attrattiva per i giovani.
Era il novembre 2024.
Ad agosto 2026 la zona più viva della città resta quella occupata dai piccioni.
MARZO 2025: LA GIUNTA PROMUOVE UFFICIALMENTE POLIMEA
Il passaggio successivo è ancora più imbarazzante.
Il 18 marzo 2025 il Comune pubblicò un comunicato ufficiale nel quale affermava che la proposta di Music Innovation Hub, presentata per il Patto Polimea:
· Perseguiva gli indirizzi specificati nell’indagine esplorativa.
· Rispondeva al programma di mandato dell’amministrazione Pardini.
· Poteva diventare la base per la concessione d’uso con finalità di interesse pubblico.
Non era quindi soltanto un progetto che piaceva informalmente a Cecchini.
Era una proposta che, secondo la stessa amministrazione, rispettava gli indirizzi comunali e rispondeva al programma politico di Pardini.
Il Comune annunciò che avrebbe predisposto «regole chiare e certe» per permettere agli operatori di presentare un progetto definitivo.
La chiarezza è arrivata.
Talmente chiara che, diciassette mesi dopo, l’unico concorrente viene escluso senza che ai cittadini sia ancora spiegato in modo comprensibile perché.
GENNAIO 2026: IL BANDO “SNELLO, CHIARO E ORIENTATO ALLA QUALITÀ”
Nel gennaio 2026 Pardini ed Elvio Cecchini presentarono il nuovo avviso pubblico con grande enfasi.
Il sindaco parlò di una «scelta politica» per restituire alla città uno spazio pubblico, vitale e coerente con l’interesse collettivo.
Cecchini annunciò invece un percorso:
«più snello, chiaro e orientato alla qualità del progetto».
L’amministrazione assicurò che nel disciplinare erano stati definiti criteri puntuali, accompagnati da specifici punteggi.
La stampa spiegò inoltre che, per costruire quei criteri, gli uffici avevano attinto proprio dalle cinque proposte ricevute durante l’indagine esplorativa.
Tra queste c’era quella di Polimea, già valutata positivamente dalla giunta.
Quindi ricapitoliamo:
1. Polimea presenta una manifestazione d’interesse.
2. Il Comune la considera la proposta più coerente con i propri indirizzi.
3. Pardini le assegna un consigliere incaricato per accompagnare il percorso.
4. Gli uffici elaborano i criteri della nuova procedura anche sulla base delle proposte già ricevute.
5. Polimea partecipa alla gara.
6. La sua offerta viene esclusa perché contiene prerequisiti incompatibili con quella stessa procedura.
È come invitare qualcuno a cena, preparare il menù conoscendo le sue esigenze, apparecchiare il tavolo, accompagnarlo fino alla sedia e infine cacciarlo perché si è presentato con le posate sbagliate.
Possibile che il problema sia esclusivamente del concorrente?
Certamente possibile.
Ma allora la giunta deve spiegare come sia riuscita ad accompagnare per quasi due anni una proposta che è poi risultata incompatibile addirittura prima della valutazione economica.
I GRANDI IMPRENDITORI DI PARDINI: PRESENTI A PAROLE, ASSENTI AL PROTOCOLLO
Durante la presentazione del bando Pardini dichiarò che diversi grandi imprenditori avevano già manifestato interesse per i molti contenitori presenti a Lucca e si disse molto fiducioso sulla Manifattura.
Poi arrivò la gara.
Non una folla di gruppi internazionali.
Non una competizione tra grandi operatori immobiliari e culturali.
Non una coda davanti al protocollo.
Una sola offerta.
Proprio quella di Polimea.
Per favorire la partecipazione, il Comune prorogò i termini con due atti dirigenziali, spostando la scadenza definitiva al 9 giugno.
La motivazione ufficiale era la complessità dell’operazione e la volontà di garantire la più ampia partecipazione possibile.
Il risultato è stato matematicamente elegante:
· Prima della proroga: nessuna offerta depositata.
· Dopo la proroga: una.
· Dopo la commissione: nessuna.
Il mercato, evidentemente, non ha condiviso l’entusiasmo della conferenza stampa.
Questo non significa automaticamente che il bando fosse sbagliato.
Significa però che la giunta deve compiere un’analisi seria:
· Le condizioni economiche erano sostenibili?
· L’investimento richiesto era realmente bancabile?
· Il diritto di superficie e le garanzie erano compatibili con il finanziamento?
· I tempi autorizzativi erano credibili?
· Il canone e gli obblighi di gestione consentivano un equilibrio economico?
· Perché gli imprenditori che avrebbero manifestato interesse non hanno presentato offerte?
· Quali criticità sono emerse durante i sopralluoghi e le richieste di chiarimento?
Non serve un altro comunicato dal titolo “passo decisivo”.
Serve spiegare perché, dopo tutti questi passi decisivi, la Manifattura sia rimasta esattamente dov’era.
LA COMMISSIONE PUÒ AVERE RAGIONE. LA GIUNTA RESTA RESPONSABILE.
Mettiamo un punto fermo.
Se l’offerta di Polimea conteneva condizioni incompatibili con gli atti di gara, la commissione aveva il dovere di escluderla.
La legalità di una procedura non può essere piegata per salvare politicamente un progetto.
Non ci sono, allo stato delle informazioni pubbliche, elementi per accusare la commissione di scorrettezza.
Ma la correttezza tecnica dell’esclusione non cancella la responsabilità politica di ciò che è avvenuto prima.
La commissione valuta l’offerta.
La giunta ha invece:
· Scelto il modello della concessione.
· Modificato gli strumenti urbanistici.
· Definito gli indirizzi politici.
· Promosso pubblicamente Polimea.
· Presentato il bando come chiaro e snello.
· Annunciato l’interesse di grandi investitori.
· Affidato a Cecchini il compito di accompagnare il percorso.
· Trasformato la Manifattura in uno dei simboli della propria discontinuità rispetto al passato.
Pardini non può salire sul palco quando si annuncia la rinascita e nascondersi dietro gli uffici quando arriva la manifesta improcedibilità.
La legalità spiega l’esclusione.
Non assolve la politica dal fallimento.
I PREREQUISITI MISTERIOSI
Il Comune deve pubblicare immediatamente e in una pagina facilmente accessibile:
· La determinazione dirigenziale numero 1983.
· Tutti i verbali della commissione.
· L’elenco preciso dei prerequisiti ritenuti incompatibili.
· Le clausole dell’avviso o del disciplinare con cui sarebbero entrati in contrasto.
· Il parere legale esterno richiamato nella decisione.
· L’incarico conferito al professionista, il relativo costo e il suo oggetto.
· La relazione conclusiva del responsabile del procedimento.
· Le eventuali richieste di chiarimento presentate da Polimea e le risposte fornite dal Comune.
La riservatezza può naturalmente proteggere informazioni industriali sensibili.
Non può trasformare la motivazione di una procedura da decine di milioni in un indovinello estivo.
Perché «alcuni prerequisiti in contrasto con la documentazione» non è una spiegazione per la città.
È il trailer della spiegazione.
E dopo quasi tre anni di procedure, Lucca merita almeno il film completo.
ELVIO CECCHINI, IL DELEGATO DI SCHRÖDINGER
Poi c’è Elvio Cecchini.
Alle elezioni del 2022 fu candidato sindaco con una coalizione civica e successivamente si apparentò al ballottaggio con Mario Pardini.
Nel novembre 2024 il sindaco gli affidò l’incarico fiduciario sulla Manifattura Sud.
Nel giugno 2026 Cecchini lasciò la maggioranza, ma mantenne quella delega.
Quando le opposizioni gli chiesero conto di questa singolare posizione — fuori dalla maggioranza ma ancora titolare di un incarico fiduciario del sindaco — rispose che la delega aveva ormai un valore esclusivamente residuale perché il percorso amministrativo era sostanzialmente compiuto.
Auspicava che la proposta venisse considerata congrua e conforme al bando.
Due mesi dopo, la proposta è stata dichiarata manifestamente improcedibile.
E adesso?
La delega torna improvvisamente sostanziale?
Resta residuale anche se il percorso è fallito?
Oppure scompare insieme all’offerta economica mai aperta?
Cecchini sembra diventato il primo delegato di Schrödinger della politica lucchese:
- Centrale quando c’è da presentare il progetto.
- Residuale quando c’è da giustificare l’incarico.
- Momentaneamente non osservabile quando il progetto fallisce.
Il disappunto è inevitabile.
Da un consigliere architetto, incaricato espressamente di seguire un’operazione tanto complessa, ci si aspettava un contributo di chiarezza tecnica e politica.
Cecchini aveva affermato che Polimea rispettava più degli altri i paletti dell’indagine esplorativa.
Aveva assicurato che avrebbe offerto tutte le possibilità per concretizzarne il progetto.
Aveva definito la procedura ormai arrivata alla conclusione.
Ora deve spiegare pubblicamente:
1. Quali attività abbia realmente svolto.
2. Quali problemi abbia incontrato.
3. Quando sia venuto a conoscenza delle condizioni poi giudicate incompatibili.
4. Se avesse segnalato criticità al sindaco.
5. Se ritenga il bando correttamente impostato.
6. Se mantenga ancora l’incarico.
7. Quali proposte intenda formulare per evitare che tutto riparta da zero.
Non basta dirsi dispiaciuti!
Chi ha ricevuto una delega politica deve assumersi anche il peso politico del risultato.
PARDINI E LA DISCONTINUITÀ CHE PORTA ALLO STESSO PUNTO
Per anni l’attuale maggioranza ha utilizzato la Manifattura Sud per attaccare la precedente amministrazione.
Il vecchio project financing veniva definito una svendita.
La vendita della porzione est veniva indicata come l’errore che aveva compromesso l’unitarietà del complesso.
La nuova strada avrebbe mantenuto la proprietà pubblica, tutelato i cortili e restituito la Manifattura alla comunità.
La critica al passato era legittima.
Ma Mario Pardini governa Lucca dal 2022.
Ha avuto il tempo di:
· Scegliere un nuovo indirizzo.
· Avviare l’indagine esplorativa.
· Nominare Cecchini.
· Promuovere Polimea.
· Approvare la variante al Piano operativo.
· Dividere il complesso in tre comparti.
· Pubblicare il bando.
· Prorogarlo.
· Nominare la commissione.
· Consultare un legale esterno.
· Chiudere la procedura senza aggiudicatario.
Dopo quattro anni, il passato non può continuare a essere l’unico assessore che lavora a tempo pieno nella giunta Pardini.
La precedente amministrazione avrà commesso i propri errori.
Questa amministrazione ha appena prodotto i suoi.
LA MANIFATTURA NON È UN TROFEO ELETTORALE
Il problema più grave non è la figuraccia politica.
È il tempo perduto.
La porzione sud è composta da quattro grandi corpi di fabbrica, dismessi da oltre vent’anni.
Ogni procedura fallita significa:
- Ulteriore degrado.
- Nuovi costi di manutenzione e sicurezza.
- Aumento potenziale dei costi di recupero.
- Perdita di credibilità verso investitori e finanziatori.
- Rinvio delle funzioni culturali e formative promesse.
- Nessuna restituzione degli spazi pubblici alla città.
- Nessun polo per musica, giovani e arti.
- Nessun nuovo indotto.
- Nessuna certezza sulla destinazione futura.
Pardini aveva annunciato uno spazio pubblico, vitale e collettivo.
Per adesso rimane pubblico.
Sulla vitalità e sulla collettività attendiamo l’apertura delle porte.
Possibilmente prima che l’archeologia industriale diventi archeologia amministrativa.
LE DIECI DOMANDE A PARDINI, GIUNTA E CECCHINI
1. Quali sono esattamente i prerequisiti contenuti nell’offerta di Polimea giudicati incompatibili?
2. Con quali specifiche disposizioni dell’avviso o del disciplinare entravano in contrasto?
3. Perché il progetto, giudicato nel 2024 il più rispettoso dei paletti e nel 2025 coerente con il programma di mandato, è diventato improcedibile nel 2026?
4. Gli uffici o il consigliere incaricato avevano segnalato anticipatamente queste incompatibilità?
5. Perché è stato necessario un parere legale esterno e quanto è costato?
6. Perché, nonostante le proroghe concesse per ampliare la partecipazione, si è presentato un solo concorrente?
7. Dove sono finiti i grandi imprenditori che Pardini dichiarava interessati?
8. L’amministrazione intende pubblicare un nuovo bando, modificare il modello della concessione oppure cambiare completamente strategia?
9. Elvio Cecchini conserva ancora l’incarico fiduciario sulla Manifattura Sud e, in caso affermativo, con quali compiti?
10. Entro quale data il Comune presenterà alla città un piano alternativo con tempi, risorse e responsabilità precise?
Non sono domande contro gli uffici.
Sono domande rivolte a chi ha trasformato questa procedura in una bandiera politica.
DA “CUORE PULSANTE” A “MANIFESTA IMPROCEDIBILITÀ”
La storia della Manifattura Sud raccontata dalla giunta Pardini può essere riassunta così:
2024: Polimea è il progetto più interessante.
2025: Polimea risponde agli indirizzi e al programma di mandato.
Gennaio 2026: il percorso è snello, chiaro e orientato alla qualità.
Marzo 2026: si proroga tutto per ottenere la più ampia partecipazione.
Giugno 2026: arriva una sola offerta e Cecchini auspica che sia conforme.
Agosto 2026: l’offerta è manifestamente improcedibile.
Più che un percorso amministrativo sembra una serie televisiva scritta da Kafka e prodotta dall’Ufficio comunicazione di Palazzo Orsetti.
La stagione finisce con il protagonista escluso, l’offerta economica ancora sigillata e il sindaco che conserva il diritto esclusivo sul prossimo comunicato trionfale.
La Manifattura, intanto, continua a valorizzare soprattutto muffa, umidità e promesse.
- Pardini aveva annunciato la rinascita.
- Cecchini aveva promesso un percorso chiaro.
- Gli uffici hanno preparato il bando.
- Polimea ha presentato l’unica offerta.
- La commissione l’ha esclusa.
- La città ha ricevuto quattordici parole di spiegazione.
Non servono nuovi rendering.
Non servono altre conferenze stampa.
Non serve un altro “passo decisivo” verso un punto di partenza già visto.
Servono gli atti.
Serve una spiegazione.
Serve un piano alternativo.
Serve qualcuno che, per una volta, si assuma la responsabilità politica di aver costruito una strada che termina contro il proprio stesso cancello.
Alla Manifattura Sud la proprietà resta pubblica.
Il progetto resta chiuso.
La delega resta residuale.
I prerequisiti restano misteriosi.
E la responsabilità, come sempre, cerca disperatamente un’altra procedura a cui partecipare.
Condividete finché il Comune non pubblicherà integralmente le motivazioni.
Perché 14mila metri quadrati di patrimonio cittadino non possono essere sepolti sotto la formula:
«manifesta improcedibilità».
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#Lucca #ManifatturaSud #ExManifatturaTabacchi #MarioPardini #trasparenza
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Fonti e documenti:
https://www.luccaindiretta.it/.../ex-manifattura.../514647/
https://www.noitv.it/.../ex-manifattura-sud-tramonta-il.../
https://www.iltirreno.it/.../lucca-fumata-nera-sulla...
https://www.comune.lucca.it/.../avviso-pubblico-per.../
https://www.comune.lucca.it/.../avviso-di-evidenza.../
https://www.comune.lucca.it/.../lamministrazione.../
https://www.comune.lucca.it/.../fabio-barsanti-nuovo.../
https://www.luccaindiretta.it/.../nuova-delega.../432934/
https://www.noitv.it/.../manifattura-sud-ecco-lavviso.../
https://www.lanazione.it/.../manifattura-sud-la...
https://www.lanazione.it/.../manifattura-sud-altri-due...
https://www.lanazione.it/.../la-versione-di-cecchini-del...
https://www.polimea.it/
https://tg24.sky.it/.../ballottaggio-elezioni-comunali-lucca
ripreso da facebook