Caldo mortale in Europa
Caldo estremo in Europa, almeno 35 mila morti: cosa sappiamo davvero
L’estate 2026 sta lasciando dietro di sé un bilancio sanitario pesante. In Europa, le quattro ondate di calore consecutive che hanno interessato il continente sono state associate ad almeno 35.000 decessi in eccesso, secondo una prima ricostruzione basata su dati ancora incompleti. La cifra è stata pubblicata dal Guardian il 25 agosto e ripresa da diverse testate italiane. Ma quel numero deve essere letto con attenzione: non rappresenta 35.000 certificati di morte nei quali la causa sia stata direttamente indicata come “caldo”. Si tratta di una stima della mortalità in eccesso associata alle temperature elevate, elaborata attraverso i dati disponibili nei diversi Paesi.
Il bilancio, inoltre, non è definitivo. I dati disponibili riguardano poco più della metà del continente e in diversi Paesi mancano ancora le informazioni consolidate relative ad agosto. La mortalità legata al caldo viene spesso ricostruita a posteriori perché una persona colpita da temperature estreme può morire per un infarto, un’insufficienza respiratoria, uno scompenso cardiaco o per l’aggravamento di una patologia già presente. In questi casi il caldo può essere il fattore che contribuisce al decesso senza comparire necessariamente come causa immediata sul certificato di morte.
I numeri disponibili nei principali Paesi europei mostrano comunque la dimensione del fenomeno. In Germania è stata stimata una mortalità associata al caldo di circa 14.000 persone tra il 6 aprile e il 9 agosto. Il Robert Koch Institut ha stimato circa 9.600 decessi nella sola settimana compresa tra il 22 e il 28 giugno, quando in numerose stazioni meteorologiche sono state superate temperature di 40 °C. In Spagna il sistema nazionale di monitoraggio della mortalità ha attribuito al caldo 4.947 decessi da maggio ad agosto, superando il precedente massimo annuale di 4.520 registrato nel 2022. In Francia sono stati invece rilevati 7.300 decessi in eccesso tra la fine di maggio e il 22 luglio, un dato che riguarda inizialmente tutte le cause di morte e non esclusivamente quelle attribuibili al caldo.
Anche altri Paesi hanno registrato aumenti significativi. In Inghilterra le autorità sanitarie hanno stimato 2.877 decessi associati alle ondate di calore di maggio e giugno. Il Belgio ha rilevato 1.222 morti in eccesso tra il 18 e il 29 giugno, mentre nei Paesi Bassi sono stati registrati almeno 900 decessi oltre il numero normalmente atteso tra il 22 giugno e il 5 luglio.
Per l’Italia la situazione è più complessa. Il sistema nazionale di sorveglianza dispone di indicatori tempestivi, ma il dato nazionale definitivo sulla mortalità attribuibile al caldo arriva con ritardo. Per questo non è corretto affermare oggi che in Italia siano già morte un determinato numero di persone a causa del caldo nel 2026. Le eventuali stime epidemiologiche devono essere considerate come tali e non trasformate in un bilancio ufficiale già accertato.
Il caldo estremo non colpisce l’organismo soltanto provocando colpi di calore. Quando la temperatura rimane elevata per molte ore, il corpo deve lavorare continuamente per mantenere stabile la propria temperatura. Aumentano la sudorazione e la perdita di liquidi, cambia la circolazione sanguigna e cresce lo stress sull’apparato cardiovascolare. Nelle persone fragili questo può contribuire a scompensi e aggravamenti di malattie già presenti. Il problema diventa ancora maggiore quando le temperature rimangono alte anche durante la notte, perché il corpo ha meno possibilità di recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno.
La vulnerabilità non è distribuita allo stesso modo nella popolazione. Gli anziani, le persone con malattie cardiovascolari e respiratorie, i soggetti fragili e chi vive in condizioni abitative sfavorevoli sono tra coloro che possono subire maggiormente gli effetti delle temperature estreme. Anche alcuni farmaci e condizioni che favoriscono disidratazione o alterazioni della termoregolazione possono aumentare la vulnerabilità. Il caldo, quindi, non va considerato semplicemente come una condizione meteorologica fastidiosa: in determinate circostanze diventa un vero fattore di rischio sanitario.
Un esempio concreto arriva dalla Svizzera. Secondo il National Centre for Climate Services della Confederazione, tra maggio e settembre 2025 sono stati attribuiti al caldo 410 decessi, pari a 4,5 casi ogni 100.000 abitanti. Durante alcuni periodi particolarmente caldi di agosto si sono raggiunti sporadicamente fino a 25 decessi associati al caldo in un singolo giorno. Il tasso più elevato è stato registrato in Ticino, con 12 decessi ogni 100.000 abitanti.
Questi dati mostrano anche un altro aspetto importante: la prevenzione può fare la differenza. La popolazione può adattarsi parzialmente a condizioni climatiche più calde e i sistemi sanitari possono migliorare la sorveglianza, l’informazione e l’assistenza alle persone vulnerabili. Ma l’adattamento ha dei limiti, soprattutto quando le ondate di calore diventano più frequenti, durano più a lungo e raggiungono temperature sempre più elevate.
La ricerca scientifica sta cercando di capire proprio quanto possa cambiare questo equilibrio nei prossimi decenni. Uno studio pubblicato nel 2025 su Nature Medicine ha analizzato 854 aree urbane europee, mettendo insieme scenari climatici, evoluzione demografica e diversi livelli di adattamento al caldo. Il risultato è particolarmente rilevante per l’Europa meridionale: senza un adeguato adattamento, l’aumento della mortalità associata al caldo supererebbe la riduzione della mortalità legata al freddo.
Nello scenario climatico SSP3-7.0, caratterizzato da basse ambizioni di mitigazione e adattamento, gli autori stimano un aumento netto del 49,9% del carico di mortalità legato ai cambiamenti climatici e 2.345.410 decessi cumulativi associati ai cambiamenti climatici tra il 2015 e il 2099 nelle 854 aree urbane considerate. È fondamentale sottolineare che si tratta di una proiezione modellistica, non di una previsione certa del numero di persone che moriranno. Il risultato evidenzia però una tendenza: nel Mediterraneo il rischio appare particolarmente elevato.
C’è poi una precisazione che spesso viene persa nel dibattito pubblico. Attualmente, in Europa, il freddo è stato storicamente associato a un numero complessivo di morti superiore rispetto al caldo. Questo non significa però che l’aumento delle temperature sia innocuo o che il cambiamento climatico possa essere compensato semplicemente da meno giornate fredde. Lo studio di Nature Medicine mostra proprio che, con il riscaldamento futuro, l’incremento dei decessi associati al caldo potrebbe essere superiore alla diminuzione di quelli legati al freddo.
Il dato dei 35.000 morti dell’estate 2026 deve quindi essere inserito in questo quadro più ampio. Non è una cifra definitiva e non può essere utilizzata per sostenere che 35.000 persone siano morte direttamente per un colpo di calore. È invece un segnale epidemiologico della mortalità in eccesso associata a una sequenza eccezionale di ondate di calore, calcolata su dati ancora parziali. Il bilancio reale emergerà soltanto quando saranno disponibili e consolidati i dati di tutti i Paesi interessati.
La questione, però, va oltre il numero finale. Le temperature estreme stanno diventando un problema concreto di salute pubblica e mettono alla prova sistemi sanitari, servizi di emergenza, strutture per anziani e capacità di prevenzione. La risposta non può limitarsi all’intervento quando compaiono i sintomi: identificare in anticipo le persone più vulnerabili, garantire ambienti adeguatamente freschi, riconoscere rapidamente disidratazione e stress da calore e attivare sistemi di allerta sono interventi che possono ridurre il rischio.
L’estate europea del 2026, dunque, non consegna ancora un bilancio definitivo. Consegna però un dato già difficile da ignorare: almeno 35.000 decessi in eccesso sono stati associati alle quattro grandi ondate di calore considerate finora, sulla base delle informazioni disponibili. E poiché agosto non è ancora completamente contabilizzato, il numero potrebbe cambiare sensibilmente nei prossimi mesi.
La cosa più importante, dal punto di vista scientifico, è non trasformare una stima in una certezza. Ma sarebbe altrettanto sbagliato, all’opposto, considerare il caldo estremo soltanto come un problema meteorologico. I dati disponibili mostrano che le temperature elevate possono tradursi in un aumento concreto della mortalità, soprattutto tra le persone più fragili. E le proiezioni scientifiche indicano che, senza adeguate misure di adattamento e mitigazione, il peso sanitario delle ondate di calore è destinato a diventare ancora più rilevante.
Salute Psiche
Fai Informazione NEWS