Lucca, la situazione è grave ma non è seria
Ci sarebbe da ridere, se non fosse che a Lucca non c’è più molto da ridere.
La città esce da un’estate di forte affluenza turistica, con il Summer Festival che per settimane ha occupato piazza Napoleone e gli spalti. La macchina dei Comics è già partita e nelle prossime settimane porterà un’altra pressione straordinaria di presenze, traffico e servizi.
In questo contesto, a ottobre, l’amministrazione ha pensato bene di ospitare Let’s Play Ball: il reality show in cui i concorrenti spingono grandi palle gialle e rosse per strade e piazze, con traffico chiuso o deviato e tutto ciò che un format del genere comporta.
Al bar e sui social l’ironia è già partita, e sarebbe facile accodarsi. Ma forse è arrivato il momento di smettere di ridere e cominciare a parlare di politica.
Perché il problema non sono le palle gialle e rosse. È la distanza sempre più evidente tra ciò che sta accadendo a Lucca e ciò di cui sembra occuparsi chi la governa.
Il criterio dovrebbe essere uno: la qualità della vita di chi a Lucca vive o la frequenta. Di chi cerca una casa e fa sempre più fatica a permettersela, di chi lavora, studia, cresce figli, tiene aperto un negozio o vive un quartiere. Ma anche di chi arriva a Lucca per conoscerla e dovrebbe trovare una città viva, curata e accogliente, non un luogo organizzato soltanto intorno al consumo turistico.
Trovare una casa in affitto è diventato quasi impossibile. Nel centro storico si chiedono ormai oltre 14 euro al metro quadro: per sessanta metri quadri significa almeno 840 euro al mese, spese escluse. Nel frattempo nel Comune risultano attivi più di duemila alloggi in affitto breve, mentre gli annunci per chi cerca una casa dentro le mura si contano a poche decine. Non è un mercato che si è irrigidito: è una città che sta cambiando destinazione.
E mentre questo accade, noi discutiamo di eventi capaci di produrre, per qualche ora, fotografie sui social. Immagine, visibilità, promozione: saranno probabilmente queste le motivazioni che arriveranno da Palazzo Orsetti. Le stesse sentite per l’infiorata di segatura e per tanti altri format importati da fuori.
Ma una città non si governa mettendo in fila eventi promozionali.
Lucca non è un villaggio turistico, non è un centro commerciale e non è il fondale permanente di un evento. È una città, con una storia e una comunità, che deve riuscire a tenere insieme chi ci vive, chi ci lavora e chi la visita.
Questo significa avere una politica capace di costruire possibilità, tutelare le attività e i negozi di quartiere, dare spazio alle associazioni e alle realtà cittadine, mantenere vivi i quartieri e utilizzare il patrimonio pubblico nell’interesse della comunità.
Soprattutto significa saper porre condizioni. Governare significa decidere come una cosa può essere fatta, dove, quando e con quali conseguenze. Altrimenti le cose accadono e basta.
E a Lucca stanno accadendo molte cose senza una visione chiara: si trasformano immobili, crescono le strutture ricettive, cambiano gli usi degli spazi, si interviene sul patrimonio pubblico. Qualcuno ha fatto una valutazione aggiornata dell’effetto complessivo di tutto questo sulla città?
Intanto Lucca perde pezzi: residenti, attività, spazi pubblici, luoghi di aggregazione. E soprattutto rischia di perdere la capacità di decidere quale città vuole essere.
Invertire la rotta non richiede grandi proclami. Servirebbero scelte precise. Valutare l’impatto dei grandi eventi prima di autorizzarli, perché gli eventi non sono il problema: il disagio nasce quando nessuno li governa. Conoscere il patrimonio degli spazi pubblici, per sapere cosa la città possiede, cosa è inutilizzato e cosa potrebbe essere restituito ad associazioni e quartieri. Affrontare seriamente il problema degli affitti brevi nel centro storico.
Gli strumenti per farlo esistono già. La legge regionale toscana sul turismo consente ai capoluoghi di provincia di introdurre limiti agli affitti brevi, la Corte costituzionale ne ha confermato l’impianto e altre città li stanno già applicando. Lucca dovrebbe discuterne.
È questo che manca: non un’idea per un evento, ma un’idea di città.
La sensazione è che la politica abbia smesso di fare politica: di scegliere, di avere una visione, di porre limiti, di dire anche dei no. Tutto diventa un’occasione: un evento, un investimento immobiliare, un flusso turistico. E la città finisce per organizzarsi intorno alla rendita e al consumo invece che intorno alla propria comunità.
Il rischio è che Lucca diventi la Forte dei Marmi del futuro: progressivamente svuotata dei suoi abitanti, dove il valore degli immobili conta più della vita quotidiana.
La bellezza di Lucca è che dentro quelle mura qualcuno ci vive. E chi ci vive, così come chi la frequenta, ha diritto a una città che non perda il proprio equilibrio né la propria capacità di offrire opportunità.
Lucca merita eleganza, non provincialismo.
Visione, non una sequenza di trovate.
Politica, non marketing.
Perché inseguire quindici minuti di fama mentre la città perde la propria identità non è modernità.
È semplicemente non governare.
Carlo Puddu
da facebook