Kora dispersa nel Serchio da martedì: si cercano testimoni
Non solo un appello ...

Una storia diversa.
Dice che non c’è stato un solo momento a farlo cedere, ma una serie di piccole crepe. All’inizio era un militare convinto di poter servire il proprio Paese. Poi, giorno dopo giorno, ha iniziato a vedere che la realtà non somigliava affatto alle parole con cui gli avevano presentato la guerra. Le perdite crescevano, gli ordini cambiavano di continuo, i superiori sembravano più preoccupati di coprire gli errori che di proteggere i loro uomini.
Racconta di turni massacranti in zone isolate, dove la linea del fronte era un confine mobile e imprevedibile. Molti dei suoi compagni cercavano di restare lucidi sdrammatizzando, altri si chiudevano nel silenzio. Lui provava a convincersi che fosse solo una fase, che presto sarebbe arrivato un cambio. Ma più passava il tempo, più sentiva di essere diventato parte di un ingranaggio in cui il valore della vita contava sempre meno.
La frustrazione ha ceduto il passo alla paura quando ha perso alcuni amici durante un’operazione che riteneva inutile. Lì ha iniziato a maturare l’idea della fuga. Non poteva dirlo a nessuno: un sospetto, anche solo un cenno, lo avrebbe condannato. Così ha osservato, ascoltato, memorizzato percorsi e orari. Ha atteso il momento giusto con una calma che definisce “di sopravvivenza”, non certo di coraggio.
La notte della fuga è stata un miscuglio di panico e lucidità. Si è mosso nell’oscurità, evitando pattuglie e posti di blocco, contando sulle poche informazioni che era riuscito a raccogliere. A ogni passo sentiva il peso di ciò che lasciava: la sua famiglia, la sua identità, persino il timore di essere visto come un traditore. Ma sapeva che restare significava continuare a partecipare a qualcosa in cui non credeva più.
Ora vive sotto protezione in un Paese che gli ha concesso asilo. Sta imparando una lingua nuova, abita in un luogo dove nessuno lo chiama per numero ma per nome. Dice che la libertà non gli ha tolto la paura, perché i ricordi tornano e le notizie dalla guerra non smettono di arrivare. Eppure, per la prima volta da anni, sente di avere un futuro che non dipende da un ordine impartito all’alba.
Non si definisce un eroe. Si vede come un uomo che ha scelto di non spegnersi. E ammette che convivere con le proprie decisioni è difficile, ma molto meno che restare intrappolato in una guerra che gli aveva tolto ogni senso. Non solo un appello ...
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