salto della pozza due
non siamo lontano dalle Mu ...

Paolo Berizzi, firma di Repubblica, è stato nuovamente condannato per diffamazione. L'autore di vari articoli contro la maggioranza al governo di Lucca dovrà corrispondere un risarcimento di 15milaeuro all'avvocato Lorenzo Borrè.
Lo scrive Luciano Capone sul Foglio. I fatti risalgono all'esplosione del "caso Soumahoro", quando la moglie dell'allora deputato di Avs, Liliane Murekatete, indica Borrè come legale. "Berizzi, giornalista specializzato sull’estrema destra - ricostruisce il Foglio - scrive un tweet duro contro questa scelta: 'Basta dare un'occhiata alla storia dell’avvocato di Priebke per capire che dalle parti della famiglia Soumahoro non ne azzeccano una. Uno cha difeso, ospitato e protetto il boia nazista delle Fosse Ardeatine. Fermatevi, per decenza'". Il riferimento era a Erich Priebke, l’ex capitano delle SS responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.
A quel punto Borrè cita il giornalista per il risarcimento danni. E oggi la sentenza è chiara: per il tribunale di Roma il tweet di Berizzi “ha determinato inequivocabilmente una lesione della dignità personale dell’avv. Borrè, in quanto lo ha indicato quale un soggetto che avrebbe ‘ospitato e protetto’ Priebke, un criminale nazista, condannato all’ergastolo, laddove il ricorrente aveva avuto col predetto ordinari rapporti professionali”. Capone, infine, ha ricordato: "L’avvocato è un pilastro fondamentale del giusto processo, come ricorda l’art. 111 Cost., e non un complice o un favoreggiatore degli imputati che difende
fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/45859766/paolo-berizzi-condannato-diffamazione-ai-danni-avvocato-priebke/
condanna precedente di Berizzi: https://noiradiomobile.org/la-cassazione-conferma-la-condanna-del-giornalista-paolo-berizzi-per-diffamazione-aggravata-corte-di-cassazione-sezione-v-penale-sentenza-15-novembre-2018-n-51709/
Berizzi: “Non ho paura dei fascisti, ho paura dell’assenza di antifascisti in politica”
Il giornalista di Repubblica, sotto scorta per minacce neofasciste e neonaziste, si racconta a MicroMega e analizza la situazione politica in Italia.
2021
Berizzi: “Non ho paura dei fascisti, ho paura dell’assenza di antifascisti in politica”
“Oltre ad avere colpevolmente frenato sull’antifascismo, la sinistra ha lasciato alla destra sovranista e post-fascista il campo della difesa dei più deboli, dei lavoratori, del popolo. E questa destra che cosa fa? Usa queste categorie di cittadini in modo subdolo, illudendoli di avere una soluzione ai loro problemi ma in realtà trasformandoli in un’arma per combattere il nemico di turno: l’immigrato invasore”. Paolo Berizzi, unico giornalista europeo sotto scorta per minacce ricevute da gruppi neofascisti e neonazisti, è diretto. L’intervista sul 25 aprile, un 25 aprile “inevitabilmente diverso”, si trasforma ben presto, e non poteva essere altrimenti, in un’analisi sulla situazione politica italiana.
Prima domanda: che 25 aprile è quello del 2021?
Un 25 aprile come quello di un anno fa, senza piazze. Ma in una democrazia matura c’è anche questo, il rispetto delle norme. Libertà è anche questo.
Politicamente?
Non voglio arrivare a dire che, per fortuna, è un 25 aprile senza piazze, ma la pandemia ci permette – sto ovviamente esasperando il concetto – di non assistere a uno spettacolo divisivo. Non ci mostrerà, se non sui social, un centrosinistra “antifascista per un giorno”. Non si può essere antifascisti solo un giorno all’anno e per di più governando insieme alla Lega di Matteo Salvini.
Cosa racconta, allora, questo governo?
Che l’antifascismo non è un tema nell’agenda del Paese. Non è più nell’agenda del centrosinistra. Non è nell’agenda del legislatore e della magistratura. Non solo: non è nemmeno in quella dell’informazione che ormai da anni, salvo poche eccezioni, si è unita al coro di chi ha fatto finta di niente, sottovalutato, minimizzato, banalizzato il problema del ritorno delle forze fasciste e del messaggio fascista in Italia.
Stessa domanda, guardando però a destra.
In nessun Paese europeo esiste una destra così lontana dai valori fondanti della propria democrazia. È un elemento che fa riflettere. ma si può capire. Se Fratelli d’Italia, per fare un esempio, prendesse le distanze dai movimenti chiaramente neofascisti perderebbe un bacino elettorale importante. E lo stesso vale per Salvini. Le due forze politiche che oggi rappresentano la destra italiana non potranno mai condannare senza se e senza ma un’aggressione, una minaccia, attacchi di matrice neofascista. È un problema, questo, che sento sulla mia pelle ogni giorno. ma non mi interessa fare del mio caso, appunto, “un caso”. È solo un esempio utile al ragionamento. e forse un piccolo indicatore del tempo che stiamo vivendo.
Torno alla politica in generale e chiamo in causa anche l’informazione. Qual è, a tuo avviso, il problema più grande?
il primo problema è l’indifferenza, che a volte è distrazione, a volte superficialità, a volte complicità. all’informazione interessa poco approfondire questi temi: lo si fa solo quando c’è lo storione, l’emergenza, il Luca Traini di Macerata. l’altro problema è rappresentato da tutti coloro che definiscono l’antifascismo una pratica superata, di retroguardia, stantia. Oggi, con i sovranisti al governo, l’estrema destra nelle piazze, movimenti razzisti che aprono sedi in varie parti d’Italia, l’antifascismo deve essere una battaglia centrale, moderna, attuale. Io sono sotto scorta per il lavoro che faccio, il giornalista, e perché lo Stato non è in grado di eliminare la minaccia. Ma la mia minaccia non si chiama mafia, si chiama neofascismo. Per dichiarare illegali certi partiti, certi movimenti, silenziarli e chiudere le loro sedi, ci vogliono due giorni o due ore. In Grecia, Alba Dorata è fuorilegge. In Germania, Alternative für Deutschland è sotto stretta osservazione da parte delle autorità in quanto ritenuta un pericolo per la democrazia. In Italia, ex ministri dell’Interno vanno a braccetto con forze extraparlamentari di estrema destra. E queste forze, questi movimenti, sono ormai da anni sovraesposti mediaticamente. A una loro manifestazione ci sono più telecamere che manifestanti, più taccuini che bandiere.
Da giornalista, perché l’estrema destra, a tuo avviso, è così sovraesposta mediaticamente?
Perché fa audience. Perché partecipare a certi convegni, come hanno purtroppo fatto molti colleghi anche autorevoli, ti mette al centro dell’attenzione. Ti fa sentire figo perché’ giochi a metterti contro il mainstream. I media hanno avuto e hanno una responsabilità enorme nello sdoganamento di questi gruppi. Alla tv servono i “toni alti”, serve un dibattito polarizzato, serve rabbia, serve violenza, servono scontri di piazza, serve il linguaggio “Italia agli italiani”.
Cosa significa vivere sotto scorta?
Perdere pezzi e spazi di libertà. Ti adatti, riorganizzi la tua vita perché’ ne va della tua sicurezza e della tua incolumità. La scorta è un dramma sia per lo scortato sia per chi ti scorta, ottimi servitori dello stato pronti a sacrificare la loro vita per proteggere la tua. Ai cialtroni che parlano di status symbol dico: volete provare? e a chi gioca con le scorte aggiungo: i dispositivi di protezione non sono assegnati per simpatia o revocate per antipatia. Soprattutto: non è lo scortato a chiedere di esserlo, ma il Viminale che decide a chi assegnare la protezione in base a criteri rigidissimi. La scorta non è nemmeno una nota di merito. È semplicemente la conseguenza di quando lo Stato ritiene che la tua sicurezza sia a rischio. In questa condizione cerco di combattere il neofascismo con le uniche armi che ho a disposizione, la mia penna e la mia parola.
Dov’è la possibile soluzione, secondo te?
Nell’inflessibilità che hanno altri Paesi europei. In Italia viviamo in una situazione paradossale, di degrado culturale: c’è chi tollera queste forze politiche e chi, purtroppo larghe fette di opinione pubblica e popolazione, addirittura rimpiange il regime. È passata la narrazione dell’esistenza di un “fascismo buono”. Certi messaggi, a forza di essere ripetuti dai media e dai politici, sono entrati nella testa delle persone. Il problema è che, anche a sinistra, abbiamo smesso di indignarci. In più, la crisi economica e sociale che viviamo ormai da anni, unita alla scomparsa di una vera sinistra in Italia al fianco dei lavoratori, è un volano formidabile fornito a questi soggetti. La soluzione, però, ci sarebbe: applicare le leggi. Mancino e Scelba. Purtroppo, però, questi dispositivi sono tra i più disapplicati del nostro ordinamento. Ed è un problema nel problema.
Per lavoro, scrivi di neofascismo tenendo anche una rubrica quotidiana su Repubblica. Domanda su questo, anche se già so la risposta: possibile che ogni giorno ci sia una notizia da scrivere?
Purtroppo, devo addirittura selezionare le notizie da pubblicare in una sola giornata che, letteralmente, mi piovono addosso. Il fronte è ampio: dai messaggi di odio alle discriminazioni che abbracciano il razzismo, l’omo-lesbo-transfobia. E ancora: minacce scritte sui muri e aggressioni, aperture di sedi nere e raduni di neonazisti. Fino ad arrivare al bullismo nelle scuole: neanche immaginate quanti casi siano legati in maniera diretta o indiretta a gruppi studenteschi di estrema destra. Senza dimenticare quello che chiamo “bullismo politico”, esponenti di vari partiti di destra che promuovono odio con le loro parole usate nel dibattito di tutti i giorni. Io racconto cose sotto gli occhi di tutti che però in pochi raccontano o vogliono raccontare. Forse non vogliono vederle. Poi, ovviamente, ci sono le inchieste che richiedono un lavoro di scavo, di approfondimento, di indagine. Ma per la mia rubrica quotidiana mi basta veramente leggere un giornale, guardare un programma tv, aprire la mail o i messaggi che mi arrivano sui social.
Ti sei mai chiesto perché sei sotto scorta? Perché sei, tra i diversi giornalisti che si occupano di questi temi, quello maggiormente nel mirino?
Perché’ gli sto col fiato sul collo ogni giorno. I gruppi neofascisti e neonazisti – che siano formazioni politiche o curve ultrà – non sopportano quello che scrivo e racconto da anni. Vent’anni fa di questi temi non ne parlava quasi nessuno. Non mi perdonano la costanza e la serialità con cui quotidianamente illumino i loro covi, le loro strutture, le protezioni, che sollevi il velo sulla loro propaganda e le loro iniziative violente. I fascisti sono come la mafia: hanno bisogno dell’ombra per costruire consenso. Se li denunci facendo il tuo lavoro, partono le intimidazioni. Nella mia carriera mi sono occupato di tanti temi, di criminalità, di terrorismo, di stragi, di caporalato, di narcotraffico, di devianza. Eppure, sono stato messo sotto scorta per le minacce nazifasciste. Fosse accaduto negli anni Settanta sarebbe stato fisiologico, ma nel 2021 è preoccupante. Ed è un paradosso: chi denuncia i fascisti finisce sotto scorta, mentre loro sono liberi.
Ci sono stolti che mettono insieme un post sul Duce, le condanne per diffamazione di Berizzi e Askatasuna che prende a martellate i poliziotti. Così, a caso.
Anonimo - 01/02/2026 18:30
Poi c'è pure chi chiude i centri sociali ma non chiude occupazione stabile CASAPOUND anche lei occupazione..
Pinin - 01/02/2026 13:41
Ci sono stolti che chiedono repressione per un post sul Duce e fanno spallucce sulle condanne per diffamazione di Berizzi e su Askatasuna che prende a martellate i poliziotti.
Quando la realtà supera le filastrocche della sinistra.
Ci sono stolti che fanno confusione tra una condanna per diffamazione e una per violenza. Oppure per chiari ed espliciti complimenti al duce!
Anonimo - 31/01/2026 09:16
Non parla di Lucca ma parla di Casapound, a Lucca poi per chissà quale motivo si son cambiati sigla mah...una volta pulivano piscine, organizzavano ronde banchetto etcetc poi andati al governo locale lucchese spariti di giro, cambiato nome... più soldi in tasca (democraticamente eletto questo voglio specificare perché tutti lo sono come loro)..
Di Lucca a suo tempo come di altri casi han parlato le cronache, si fatti o dichiarazioni di ammirazione per il fascismo di militanti o milipochi di questo movimento pacifista
Ma quando si va al governo locale o nazionale, spesso si deve rinnegare qualcosa inventarsi scuse per non partecipare a determinate manifestazioni, tipo Ricordo Shoa etcetc poi se uno non è al potere allora lo dice davvero il motivo di tali defezioni, sinceramente più ammirevole dichiarare il vero e non nascondersi per scuse...
Processo al leader di Do.Ra. per la diffamazione di Berizzi, il
Nel processo in corso davanti al Tribunale di Varese per diffamazione aggravata contro il giornalista Paolo Berizzi e nel quale è imputato Alessandro Limido, leader della Comunità Militante dei Dodici Raggi, ci sarà un supplemento di dibattimento poiché nell’udienza di lunedì pomeriggio (17 novembre) il pubblico ministero ha chiesto un’integrazione del capo di imputazione con l’aggiunta di altre frasi di dileggio della qualità professionale di Berizzi e pronunciate sempre dall’imputato, il cui avvocato ha chiesto i termini a difesa. Si tornerà in aula il 18 dicembre e in quella sede Limido potrà chiedere l’ammissione al rito abbreviato o proseguire con l’istruttoria in corso integrando la difesa sulla nuova contestazione. L’imputato si è presentato in udienza con una maglietta nera recante la scritta “Spiriti Armati”, nello spazio del pubblico molti militanti di Do.Ra. E’ stato ascoltato Paolo Berizzi, che si è costituito parte civile: “Faccio il mio mestiere di cronista, racconto da tempo le attività e la matrice del gruppo Do.Ra, che peraltro si professa apertamente neonaziste e neofascista. Ho anche raccontato l’inchiesta del 2017 che aveva comportato la chiusura della sede di Sumirago”. I reati contestati a Limido si riferiscono a quanto avvenuto ad Azzate nel marzo 2022 quando il giornalista, che era lì per la presentazione del suo libro, venne raffigurato come un clown dagli estremisti neonazisti. «Prima sono stato contattato dal responsabile Anpi di Azzate che mi comunicava che la sala inizialmente prevista per la presentazione del libro non sarebbe stata più disponibile, poi via via salì in paese un clima di tensione evidente. Anche a fronte della prevista manifestazione dei Do.Ra. E quando sono stato raffigurato come un clown, in un video, nel corso di un finto tribunale di piazza mi sono sentito diffamato, visto anche il materiale umano di cui era composta la platea”. Nell’udienza di lunedì è stato sentito come testimone il dirigente della squadra Volante di Varese che coordinò il servizio d’ordine per evitare tra gli attivisti di Do.Ra. e il giornalista. Al processo era presente anche Vittorio Di Trapani, presidente della Fnsi, anch’essa ammessa come parte civile per il tramite dell’avvocato Giulio Vasaturo.
Giornalismo sotto attacco in Italia
L’ultima minaccia a Paolo Berizzi in un video di Davide Di Stefano. Per Giulietti “è ora di alzare un muro”
L’ultima minaccia a Paolo Berizzi in un video di Davide Di Stefano. Per Giulietti “è ora di alzare un muro”
Appena pubblicato il libro di Paolo Berizzi sui finanziatori di Casapound già si è scatenata la caccia alla “spia” interna insieme alla nuova scia di minacce contro l’autore. Di questo si è parlato nel corso dell’incontro a Milano tra Berizzi e il coordinatore di Articolo 21, Giuseppe Giulietti. “Il libro segreto di Casapound” ricostruisce la vasta e per molti versi persino inusitata rete dei finanziatori dell’associazione di estrema destra. Giulietti ha ricordato come l’autore sia l0unico caso di giornalista sotto scorta per minacce di morte dei nazifascisti.
“E’ un libro che contiene notizie, non opinioni. – ha detto Giulietti – Mette a nudo la più importante associazione fascista presente in Italia e mette in fila tutti quelli che la finanziano e questa cosa non è stata apprezzata da più di qualcuno, anche dalla destra ufficiale che formalmente prende le distanze da Casapound ma in realtà non lo fa per davvero”.
In queste ore sta circolando in rete un video di un esponente storico di Casapound, Davide Di Stefano, contenente minacce esplicite e insulti nei confronti di Berizzi che, peraltro, punta ad allontanare i sospetti da se stesso poiché dentro l’associazione si è aperta la caccia alla fonte interna, visto che il libro elenca nomi e cognomi precisi dei finanziatori.
“Tutto questo indica che abbiamo colto nel segno – ha detto Paolo Berizzi – e che il libro ha rivelato una verità assai scomoda”.
“E’ arrivato davvero il momento di costruire un muro di solidarietà per i cronisti minacciati come Paolo Berizzi. Lo segnalo a tutti, anche alle istituzioni dei giornalisti. Ciò che è accaduto a Sigfrido Ranucci ci ricorda che in Italia ogni giorno decine di cronisti subiscono attacchi, intimidazioni fisiche e giuridiche. Bisogna agire subito. Senza aspettare il giorno dopo…”.
Art 21
24 Ott 2025 Bergamo, altre due condanne per minacce al giornalista Paolo Berizzi I fatti risalgono al 2019, quando gli imputati avevano attaccato via social l'inviato di Repubblica con pesanti insulti e intimidazioni. «Odiare deve costare», il commento del cronista, presente in aula alla lettura della sentenza.
Ancora una vittoria in tribunale per Paolo Berizzi, inviato di Repubblica, unico cronista in Europa costretto da anni a vivere sotto scorta per le minacce neofasciste e neonaziste ricevute per via del suo lavoro.
Bergamo, venerdì 24 ottobre 2025: per gli attacchi in rete nei confronti del giornalista, il giudice Davide Pozzi ha condannato Paolo Aimo, di Viareggio, e Samuele Mazzoleni, di Varese, rispettivamente a 10 mesi e 8 mesi (pena sospesa nel caso di Mazzoleni previo pagamento del danno) oltre al risarcimento dei danni alla parte civile e al pagamento delle spese legali.
Nel 2019 i due avevano attaccato via social Berizzi insultandolo e minacciandolo pesantemente. Le perquisizioni effettuate durante le indagini condotte dai carabinieri di Bergamo e dalla polizia postale, fra l'altro, avevano portato al sequestro di coltelli, mazze, bandiere con svastiche e croci celtiche.
Anche in occasione della lettura della sentenza del Tribunale di Bergamo i due imputati non erano in aula. Come ad ogni udienza, era presente invece Paolo Berizzi. «Odiare deve costare», il commento del giornalista riportato da Repubblica, che nel dare notizia della condanna ricorda come finora tutti i processi che vedono Berizzi parte offesa e parte civile si siano conclusi con la condanna degli imputati. (mf)
Ordine Dei Giornalisti
Diffamazione ai danni di Paolo Berizzi, confermata in appello condanna per l’autore
Dic 2, 2025 |
Diffamazione ai danni di Paolo Berizzi, confermata in appello condanna per l’autore
Sentenza della Corte di Appello di Brescia, l’Ordine parte civile
La Corte di Appello di Brescia, all’esito dell’udienza del 25 novembre scorso, ha confermato la condanna a 400 euro di multa a carico dell’imputato per la diffamazione perpetrata a danno di Paolo Berizzi, collega di Repubblica, confermando anche la condanna al risarcimento del danno arrecato al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti quale parte civile costituita al fianco del giornalista. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. L’avvocato Giulio Vasaturo ha seguito il provvedimento per conto dell’Ordine. La sentenza di appello, come noto, non è definitiva in quanto potrebbe essere presentato ricorso in Cassazione.
L’autore del fatto aveva diffamato Berizzi con invettive tramite social media nel 2019. Sono numerosi i casi di minacce e insulti contro il giornalista che da anni è costretto a vivere sotto scorta per via del suo lavoro di inchiesta sui gruppi nazifascisti italiani.
L’Ordine dei giornalisti invita le colleghe e i colleghi oggetto di minacce, invettive e atti di intimidazione, a reagire e denunciare sempre per non lasciare impuniti coloro che provano a ostacolare la libertà di informazione.
Bene, iniziativa lodevole che a giudicare dai commenti intimorisce e preoccupa numerosi neo fascisti e personaggi di casapound, che riconoscono pure che la cosa potrebbe mettere in difficoltà l’amministrazione lucchese visti i suoi stretti contatti con la destra più estrema, che ha enormi difficoltà a riconoscersi nella costituzione repubblicana eppure non esita a occupare posti di potere (ben retribuiti).
15.000 euro: la stessa cifra elargita ogni anno dal comune per sostenere il festival dell’Augusta (il cui vanto un tempo era di non ricevere finanziamenti pubblici). Che coincidenze buffe! Su, state calmi e andate a farvi quattro risate con Osho e le sue banali scemenze.
Da notare che Berizzi nel suo libro di Lucca non parla, a riprova che nulla c'è da dire. Ma Patrizio Andreuccetti, che ha preso il testimone della Mercanti per i rapporti tra Pd e sinistra terminale, non può sottrarsi a questa carnevalata che rappresenta anche uno sgarbo istituzionale nei confronti del Comune di Lucca.
anonimo - 30/01/2026 10:03
Uno pseudo scrittore che più volte è stato condannato per diffamazione invitato a Lucca per parlare dell’unica cosa che gli permette di guadagnare due spicci. Credibilità zero, professionalità ancora meno
Anonimo - 28/01/2026 17:49
Mi ero perso il fatto che il condannato per diffamazione Berizzi verrà fatto parlare in provincia con Anpi e sindaco di Borgo a Mozzano, che sta più a Lucca che al Borgo.
anonimo - 27/01/2026 09:16
La credibilità del personaggio risente delle condanne per diffamazione subite. La notizia per Lucca quindi c'è tutta, vista la sua attenzione alla nostra città (facendo da quinta colonna alla sinistra).
anonimo - 19/01/2026 21:06
Lo hanno condannato per articoli che non riguardano Lucca e non rischia alcuna condanna per quel che ha scritto su Lucca. Che notizie sono?!?!
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