Appello al Vescovo - ora non si vede più !!
Una volta quando la catted ...

In Italia curarsi i denti è sempre stato , per molte famiglie, un problema serio e spesso sottovalutato. Basta entrare in uno studio dentistico privato per rendersene conto: una visita, una cura, un apparecchio per un bambino e il conto può arrivare rapidamente a migliaia di euro. Per chi ha uno , due figli o più deve affrontare problemi odontoiatrici complessi, la spesa diventa un macigno che pesa sul bilancio familiare quanto, se non più, di un affitto o di un mutuo.
Il nodo centrale è che la salute orale, pur essendo parte integrante della salute generale, resta in gran parte fuori dalle cure pienamente garantite dal servizio sanitario pubblico. Le prestazioni odontoiatriche incluse tra quelle essenziali sono poche e limitate a specifiche categorie: bambini, persone con disabilità, soggetti con gravi patologie o condizioni di particolare fragilità economica. Per tutti gli altri, la strada passa quasi obbligatoriamente dal privato, con costi che scoraggiano prevenzione e controlli regolari.
Esistono anche forme di copertura parziale, spesso poco conosciute. In alcune regioni sono previsti rimborsi parziali o tariffe agevolate tramite strutture convenzionate, progetti di odontoiatria sociale o fondi integrativi legati al lavoro. Non si tratta di cure gratuite vere e proprie, ma di contributi che possono alleggerire almeno in parte il peso economico. Il problema è che questi strumenti sono frammentati, variano molto da territorio a territorio e, soprattutto, non coprono interventi costosi come l’ortodonzia per i ragazzi o le cure protesiche più complesse.
Il risultato è una sanità a due velocità: chi ha risorse economiche cura e previene, chi non le ha rimanda, convive con il dolore e spesso arriva dal dentista quando la situazione è ormai compromessa. È una spirale perversa, perché un problema trascurato oggi diventa una spesa molto più alta domani, sia per la famiglia sia per il sistema sanitario nel suo complesso.
La situazione è ancora più delicata quando si parla di bambini. Un apparecchio ai denti non è un vezzo estetico, ma spesso una necessità clinica per evitare problemi futuri di masticazione, postura, respirazione e perfino di autostima. Eppure molte famiglie si trovano davanti a una scelta assurda: indebitarsi o rinunciare, sperando che il problema si risolva da solo. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, non succede.
C’è poi un aspetto che raramente entra nel dibattito pubblico: la bocca non è separata dal resto del corpo. Infezioni dentali, infiammazioni croniche e problemi gengivali sono collegati a disturbi cardiovascolari, metabolici e infiammatori. Investire in cure odontoiatriche accessibili significa prevenire malattie più gravi e ridurre, nel tempo, la spesa sanitaria complessiva. È una questione di salute pubblica, non di estetica.
Rendere davvero essenziali le cure odontoiatriche, ampliando le prestazioni gratuite e i rimborsi parziali, non è un privilegio da concedere ma una scelta di buon senso. Significa ridurre le disuguaglianze, sostenere le famiglie, proteggere i bambini e spostare il sistema dalla cura tardiva alla prevenzione.
Perché alla fine non stiamo parlando solo di denti. Stiamo parlando di dignità, di dolore evitabile e di un diritto fondamentale che oggi, troppo spesso, dipende dal conto in banca. E un sistema sanitario che si dice universale non dovrebbe mai chiedere alle persone di scegliere tra la salute e il portafoglio.
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