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  • 07/05/2026 22:28

PMLI : la scelta del giovane Marx

La scelta del giovane Marx Se abbiamo ponderato tutto ciò, e le nostre condizioni di vita ci consentono di scegliere una professione gradita, allora possiamo abbracciare quella che ci assicura la maggior dignità possibile, che è fondata su idee della cui verità siamo completamente persuasi, che ci offre il campo più ampio per agire a favore dell’umanità e per accostarci a quella meta generale per la quale qualunque professione non è che un mezzo: la perfezione. La dignità è ciò che più di ogni altra cosa eleva l’uomo, che conferisce alla sua attività e a tutti i suoi sforzi una più alta nobiltà, che lo rende inattaccabile, ammirato dalla moltitudine e a essa superiore. Ma dignità può conferircela solo quella professione nella quale non abbiamo funzione di strumenti servili, ma dove, nel nostro ambito, possiamo creare autonomamente; solo quella che non esige imprese riprovevoli, e nemmeno riprovevoli all’apparenza, quella che anche il migliore può abbracciare con nobile orgoglio. La condizione che più di ogni altra ci assicura tutto ciò non è sempre la più elevata, ma è sempre quella da preferirsi. Ma come una condizione senza dignità ci umilia, così dobbiamo certo soccombere sotto il peso di una professione fondata su idee che in seguito riconosciamo false. Non vediamo allora altra salvezza che nell’illuderci, e quanto è disperata una salvezza che ci consente d’ingannare noi stessi! Quelle posizioni che più che incidere sulla vita reale hanno a che fare con verità astratte sono le più pericolose per il giovane i cui principi non sono ancora solidi, e il cui convincimento non è ancora fermo e irremovibile, sebbene esse possano al tempo stesso sembrare le più nobili, ove siano profondamente radicate nel petto; e per le idee che in esse regnano noi si sia in grado di sacrificare la vita e tutti i nostri sforzi. Esse possono render felice colui che vi è chiamato, ma annientano chi le abbraccia in modo avventato e sconsiderato, ubbidendo solo all’attimo. Al contrario, l’alto concetto che abbiamo delle idee su cui si fonda la nostra professione ci conferisce una posizione più elevata nella società, aumenta la nostra dignità e rende inattaccabili le nostre azioni. Chi sceglie una professione di cui ha grande stima si guarderà bene dal rendersi indegno di sé, e anche solo per questo agirà in maniera nobile, poiché nobile è la sua posizione nella società. Ma la guida principale che ci deve soccorrere nella scelta di una professione è il bene dell’umanità, la nostra propria perfezione. Non si creda che i due interessi possano contrapporsi ostilmente l’uno all’altro, che l’uno debba distruggere l’altro: la natura dell’uomo è tale, che egli può raggiungere la sua perfezione solo agendo per il perfezionamento, per il bene del mondo in cui si trova. Se egli crea solo per sé, potrà bensì diventare un dotto celebre, un grande sapiente, un eccellente poeta, giammai però un uomo compiuto e veramente grande. La storia considera come gli uomini più grandi coloro che, mentre operavano per l’universale, nobilitarono se stessi; l’esperienza esalta come il più felice colui che ha reso felice il maggior numero di uomini; la religione stessa ci insegna che l’ideale al quale tutti aspirano si è sacrificato per l’umanità; e chi oserebbe disconoscere il valore di questi giudizi? Quando abbiamo scelto la professione nella quale possiamo maggiormente operare per l’umanità, allora gli oneri non possono più schiacciarci, perché essi sono soltanto un sacrificio per il bene di tutti; allora non gustiamo una gioia povera, limitata ed egoistica, ma la nostra felicità appartiene a milioni, le nostre imprese vivono silenziose, ma eternamente operanti, e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili. Karl Marx, Considerazioni di un giovane in occasione della scelta di una professione, 12 agosto 1835. (Sta in Marx - Engels, Opere complete, vol. 1, pagg.5-7, Ed. Riuniti) 6 maggio 2026 PMLI Sito web

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