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  • 11/09/2026 18:55

C'è una foto dell'11 settembre che il mondo guarda da venticinque anni.

C'è una foto dell'11 settembre che il mondo guarda da venticinque anni. La conoscono tutti. L'hai vista anche tu, chissà quante volte. Si chiama "L'uomo che cade". È una persona che precipita a testa in giù verso il vuoto per sfuggire al fuoco della Torre Nord. 
Indossa una giacca bianca e i pantaloni scuri, tiene una gamba piegata come se stesse camminando. Dietro di lui le righe verticali del grattacielo scorrono come una tenda grigia. Sembra quasi tranquillo. Sembra quasi in posa. 

La foto esce sui giornali americani il 12 settembre. Poi sparisce. I lettori telefonano furiosi alle redazioni, i direttori la tolgono, nessuno la ristampa più. 
L'America vuole i pompieri con la bandiera, vuole gli eroi bianchi di polvere. Lui non lo vuole nessuno. 

Lui è la cosa che nessuno riesce a guardare. 

Nessuno sa con certezza chi sia. 

Forse era un cameriere del ristorante all'ultimo piano. 
Forse era un importante businessman. 
Forse era solo uno che quel giorno si trovava lì, per caso. Tutte le famiglie a cui l'hanno mostrata hanno scosso la testa: non è lui, non può essere lui. 

Nessuno ha mai riconosciuto l'uomo che cade. 
Nessuno ha mai arrestato il suo precipitare. Ed è per questo che quella foto fa così paura: senza un nome, quell'uomo è chiunque. 

È il cameriere, è il businessman, è quello che passava di lì. 

Sei tu. Sono io. Perché a cadere è sempre gente come noi. 

Gente che con la storia, il potere, i grandi conflitti, le bandiere e le ideologie non c'entrava nulla. 

Cadono così i bambini di Gaza. 
Cadono così le madri fucilate in Vietnam. 
Cadono così i ragazzi del rave del 7 ottobre. 
Cadono così i pendolari della stazione di Bologna, il 2 agosto. 

Perché il potere non attacca mai sé stesso: colpisce sempre l'ultimo anello della catena, le persone di tutti i giorni. E poi le conta. Di tutti loro conosci il numero. Di quasi nessuno conosci il nome. 

Un numero non ha la faccia. Un numero lo guardi in basso, tra le macerie. 

Abbiamo guardato in basso per 25 anni. 

Abbiamo cercato martiri e nemici per 25 anni. 

Abbiamo ordito complotti e processi per 25 anni. 

Ci siamo difesi e offesi per 25 anni. Eppure sarebbe tutto così semplice Eppure è tutto dentro le ultime parole che quelle 2977 persone dicevano ai loro familiari prima di morite. 
Nessuno di loro ha detto "maledetti terroristi" Nessuno di loro ha detto "viva l'america". Dicevano "ti amo". Dicevano "prenditi cura di mamma" 

Dicevano "non voglio morire". 

Come a Gaza e Tel Aviv. 
Come a Kiev ed in Nigeria. 
Come in Sudan ed in Iran. 

Come ovunque. Sono io. Sei tu. Siamo tutti uomini che cadono.

Adamo Romano
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