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  • 21/10/2026 18:18

Saluti romani, a Milano 23 assoluzioni

La Corte d’Appello di Milano ha confermato l’assoluzione di 23 militanti di estrema destra accusati di manifestazione fascista per aver eseguito il saluto romano e risposto alla chiamata del «presente» durante la commemorazione di Sergio Ramelli, svoltasi il 29 aprile 2019. Le motivazioni della sentenza, rese note il 14 ottobre 2026, chiariscono che la presenza di simboli e gesti riconducibili al fascismo non è sufficiente, da sola, a dimostrare la commissione di un reato. Secondo la seconda sezione della Corte d’Appello, presieduta dai giudici Manzi, Fasano e Bernazzani, è necessario valutare le circostanze concrete della manifestazione e verificare se i comportamenti contestati siano effettivamente idonei a favorire adesioni e consensi per la ricostituzione del disciolto partito fascista. Nel caso esaminato, i magistrati hanno considerato i gesti compiuti come espressioni di omaggio ai defunti, senza individuare elementi sufficienti a dimostrare attività di propaganda o proselitismo finalizzate alla riorganizzazione del fascismo. La decisione conferma il verdetto di primo grado, pronunciato nel novembre 2024, contro il quale la Procura aveva presentato ricorso. I fatti risalgono alla commemorazione annuale di Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia. La sua morte è diventata negli anni un punto di riferimento per le commemorazioni organizzate da ambienti della destra radicale. La vicenda giudiziaria, tuttavia, non si è sviluppata in modo uniforme. Per un altro corteo dedicato a Ramelli, quello del 29 aprile 2018, la quarta sezione della Corte d’Appello di Milano aveva confermato nel dicembre 2025 tredici condanne a quattro mesi di reclusione per manifestazione fascista. In quel procedimento, i giudici avevano attribuito alla manifestazione caratteristiche tali da ravvisare un pericolo per l’ordinamento costituzionale. Anche per i fatti del 2019 esiste un precedente distinto: cinque imputati che avevano scelto il rito abbreviato erano stati condannati in via definitiva nel 2023, mentre gli altri 23, giudicati con rito ordinario, sono stati assolti in primo grado e in appello. Il quadro giuridico resta legato ai criteri indicati dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite nell’aprile 2024. La Suprema Corte ha chiarito che il saluto romano e la chiamata del «presente» possono assumere rilevanza penale quando, considerate le modalità e le circostanze della manifestazione, risulti concreto il pericolo di riorganizzazione del partito fascista. Non esiste, quindi, un’automatica equivalenza tra il singolo gesto e la commissione del reato: occorre esaminare il contesto complessivo. Le diverse decisioni milanesi mostrano quanto sia complessa l’applicazione di questi principi. Le assoluzioni relative al corteo del 2019 non significano che il saluto romano sia sempre lecito durante una commemorazione, così come le condanne pronunciate per il corteo del 2018 non stabiliscono che ogni manifestazione con simboli fascisti costituisca necessariamente un reato. La valutazione spetta ai giudici, sulla base degli elementi specifici di ciascun procedimento.

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