Kora dispersa nel Serchio da martedì: si cercano testimoni
Non solo un appello ...

C’è una sensazione sempre più diffusa aprendo i quotidiani locali: la sensazione di aver già letto tutto. Cambia la testata, cambia il logo in alto, ma i contenuti restano identici, come fotocopie un po’ sbiadite. Stesse parole, stessi tagli, stessi silenzi. Articoli che sembrano usciti da un unico comunicato stampa, riscritti in fretta e pubblicati senza che nessuno si sia preso la briga di fare una domanda in più, di andare a vedere davvero come stanno le cose.
Un tempo il giornalismo locale era il luogo dell’indagine concreta. Si parlava di lavoro, di cantieri eterni, di strade lasciate a pezzi, di quartieri dimenticati, di problemi sociali che non facevano rumore ma pesavano sulle persone. Il cronista conosceva i luoghi, i volti, le storie. Si sporcava le scarpe, entrava negli uffici, tornava indietro con appunti veri e qualche nemico in più. Era normale. Faceva parte del mestiere.
Oggi troppo spesso quel mestiere sembra ridotto a una catena di montaggio. Non sempre scrive un giornalista nel senso pieno del termine, ma un pubblicista sottopagato, precario, costretto a produrre pezzi in serie. Non c’è tempo per verificare, figurarsi per indagare. L’obiettivo non è capire, ma riempire lo spazio. Così le notizie diventano veline, spesso politiche, altre volte semplicemente innocue. Tutto liscio, tutto neutro, tutto uguale.
Il risultato è un’informazione che non disturba nessuno e quindi non serve a nessuno. Le manutenzioni mancate diventano “disagi”, i problemi strutturali diventano “criticità”, i conflitti sociali si riducono a cronaca minima o spariscono del tutto. Nessun approfondimento, nessuna responsabilità chiamata per nome. Solo comunicati rilanciati, eventi raccontati come brochure, polemiche annacquate fino a non fare più male.
Quando un quotidiano vale l’altro, il problema non è il lettore che si disaffeziona. Il problema è un sistema che ha rinunciato alla sua funzione principale: controllare, raccontare, spiegare. Il giornalismo non nasce per fare compagnia al potere, ma per metterlo a disagio quando serve. Se smette di farlo, resta solo una cronaca stanca, intercambiabile, che informa poco e rassicura troppo.
E forse la domanda più scomoda è proprio questa: se nessuno fa più domande, chi racconterà davvero le città in cui viviamo? Perché una comunità senza un giornalismo vivo non è solo meno informata. È più sola.
Tutto si firmano anonimi meglio un nomignolo Toscanaccio che anonimo
Fido - 26/12/2025 14:11
Lei lo trova ridicolo ma è il mio soprannome e me lo tengo anche se a lei fra milioni e più di persone nel mondo non piace magari a qualcuno può suonare simpatico magari a due o tre persone che mi conosvono forse. E se risulta ridicolo a lei sono felice in quanto esser ridicolo per un nome meglio che esserlo per una esistenza..
La saluto
Toscanaccio
Peccato abbia scelto un nome che trovo veramente ridicolo. Poi, oh, se Le piace se lo tenga!
anonimo - 26/12/2025 04:19
Mi dispiace ma sul nome scelgo. Io, gli articoli vi faranno anche schifo e non commento. Mi va bene, ma il nome rimane é un mio vecchio soprannome.
Buon natale
Da giovane scrivevo per un giornale di Lucca. Venivo pagato poche lire per un pezzo di mezza pagina. A volte pensavo a delle belle inchieste, se mi davano spazio (su carta c'era il problema dello spazio) le facevo anche, ma le facevo per mia soddisfazione. Nessuno avrebbe mai potuto campare con i pochissimi soldi che pagavano. Alla fine, dopo aver scritto centinaia di articoli uno diventava "pubblicista" e comunque lo aspettavano anni di ulteriore gavetta sottopagata. Per cui, quando ebbi a laurearmi, lasciai perdere il giornalismo, anche perché avevo concluso che, per farlo ad alto livello, da Lucca sarei dovuto andarmene e di andarmene non avevo alcuna voglia. Penso che di giornalismo di inchiesta, a Lucca, ne sia sempre esistito poco. Oggi è anche peggio, perché i giornali stampati sopo al tramonto e cercano dunque di ridurre i costi per sopravvivere. Se Lei vuol trovare materiale di inchiesta su Lucca lo deve cercare in rete, anche su blog dove la maggior parte delle persone non si firmano, su blog come questo. Una ex assessora ha scritto, ai tempi in cui è stata in carica: "...la fogna della Voce di Lucca..."... Io posso rispondere che a volte conviene avere il coraggio di mettere la testa dove molti non metterebbero i piedi. Quest'ultima citazione è di un certo Jean Pierre Rives, un signore classe 1952, che la mia immaginazione vede solo come se avesse l'età immodificabile di 25 - 30 anni, in pantaloncini corti, su un prato verde.
anonimo - 25/12/2025 04:48
Toscanaccio, per uno che scrive su Lucca è un nome ridicolo!
anonimo - 25/12/2025 02:23
Qualcuno pur di ricevere una ciotola per mangiare e bere a fine mese si è genuflesso ai fascisti.
anonimo - 24/12/2025 13:31
Concordo .
Il giornalismo locale riporta . Riprende dai social e niente più .
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