Totò e l’affare del secolo: Groenlandia
C’è un filo sottile c ...

La vicenda del rigassificatore di Piombino torna al centro del dibattito politico e istituzionale. La nave, arrivata come soluzione d’emergenza nel pieno della crisi energetica, rischia ora di restare più a lungo del previsto, e questa ipotesi non piace affatto alla Regione Toscana. Il presidente Eugenio Giani ha ribadito con fermezza il suo no a qualsiasi proroga oltre la scadenza fissata, ricordando che l’accordo iniziale parlava chiaro: tre anni e poi via dal porto.
La richiesta di estendere la permanenza è partita da Snam, che si trova in difficoltà nel trasferire l’impianto in un’altra sede. L’ipotesi di Vado Ligure è tramontata e, senza un’alternativa pronta, la nave rischia di restare dov’è. Da qui l’idea di chiedere più tempo. Un’idea che però riapre ferite mai del tutto rimarginate in una città che ha vissuto l’arrivo del rigassificatore come un sacrificio imposto dall’alto.
Giani è stato chiaro: la Toscana ha già fatto la sua parte per la sicurezza energetica nazionale. Piombino non può diventare una soluzione permanente per problemi che spettano allo Stato risolvere altrove. Il governatore ha anche fatto sapere che, se il Governo decidesse di andare avanti comunque con la proroga, lui è pronto a farsi da parte dal ruolo di commissario, lasciando la responsabilità politica e amministrativa a chi quella scelta la vuole davvero.
Sul tavolo non c’è solo una questione tecnica, ma anche economica e sociale. Il porto di Piombino è considerato strategico per la reindustrializzazione dell’area, a partire dal rilancio del comparto siderurgico. Tenere occupata la banchina con la nave significherebbe rallentare o bloccare altri progetti, quelli che dovrebbero garantire lavoro stabile e prospettive a lungo termine.
Intanto, da Roma si prende tempo. Il rigassificatore resta un tassello importante del sistema energetico italiano, ma la partita politica è tutt’altro che chiusa. Da una parte c’è l’esigenza nazionale di sicurezza, dall’altra il rispetto degli impegni presi con un territorio che chiede di non essere trattato come una soluzione di comodo. E come spesso accade, il rischio è che l’emergenza diventi normalità senza che nessuno abbia il coraggio di dirlo apertamente. C’è un filo sottile c ...
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